Fuori piove.

“Manuuuu, puoi salire in mansarda?”

Salgo in mansarda fra uno sbuffo e l’altro e davanti a me vedo Luca sdraiato sul pavimento a naso in su, con gli occhi spalancati, tipici di chi sta per proporre qualcosa di unico e irrinunciabile.

“sdraiati qui di fianco a me, che ascoltiamo la pioggia”

E così, fra lo stendino per i panni e le scarpe da trekking sempre in disordine , ce ne stiamo lì,  sul pavimento della nostra mansarda a sentire le gocce di pioggia battere sul vetro della finestra sul tetto, ridiamo senza motivo, che se ci pensi sono le risate migliori.

Sono certa che l’amore sia questo. La semplicità di starsene lì, senza fare niente e senza aspettarsi niente, come un gatto sul calorifero, o un cane nella sua cuccia.

E a chi poi si immagina un crescendo di amplessi consumati nudi e crudi nell’intervallo di spazio fa il pavimento e il tetto, dico ancor prima di iniziare: fermatevi subito, che rischiate di rimanere delusi.  E poi in mansarda ci sono i caloriferi chiusi, fa un freddo assassino, io non ci penso nemmeno per un minuto a togliermi anche un solo strato di felpa/pile/flanella.

Ma c’è forse nudità più audace e coraggiosa dell’abbassare completamente le proprie difese? Disarmarsi completamente, buttare tutte le armi sul tavolo, come due duellanti stanchi di combattere, mostrarsi in tutta la nostra vulnerabilità di esseri totalmente imperfetti. L’amore non giudica. L’amore accoglie.

In un mondo dove tutti parlano, l’amore ascolta, con gli occhi spalancati, come un bambino quando gli racconti una storia pazzesca.

L’amore sa essere saggio e lungimirante come un veterano della vita, ma è anche impulsivo e testardo come quegli adolescenti che pensano di conoscere la vita e di poterla insegnare a tutti.

In lontananza si sentono i primi tuoni.

“Avvicinati un po’, dai”

“Ma hai paura?”

“No che non ho paura, ma da più vicini è più bello”

Sopra di noi sta venendo giù il mondo, si direbbe il temporale perfetto, ma qui, protetta dal tetto e da noi due, regna la tranquillità. Vorrei dirti tante cose in momenti come questo, ma poi taccio: perché aggiungere le parole quando non servono? E allora ti guardo, e spero che tu non te ne accorga subito, perché poi sbuffi e mi prendi in giro, mentre io vorrei proprio che nessuno interrompesse questo momento, nemmeno tu.

“Lo senti Manu come è perfetto il ritmo delle gocce che battono sul vetro?”

“Sì, lo sento” affondo il viso nell’incavo del tuo braccio e sto lì, a un passo dal pianto, con il cuore pieno di emozioni e  vorrei trattenerle tutte, per donartele quando saremo stanchi e quando tutto ci sembrerà un po’ piatto e banale.

Poi alzo lo sguardo e incrocio il tuo, e mi rendo conto che la perfezione esiste. La perfezione è questo momento: due sguardi che si incrociano in un preciso istante, come se fossero guidati da una entità misteriosa. Ti abbraccio e ti do un piccolo bacio nel triangolo di pelle fra gli occhi, proprio all’attaccatura del naso, e so che tu lo detesti, ma tant’è è più forte di me.

Fuori ha smesso di piovere. In casa nostra splende il sole.

 

 

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