Moda mare a Portofino

Allora i caso sono due: o io sto diventando veramente intollerante, oppure è vero: il mondo si sta imbruttendo. C’è anche una terza ipotesi, ossia, sono corrette entrambe le due affermazioni, della serie “perché scegliere se puoi averle entrambe”.
Ma non usciamo dal seminato….della bruttezza si stava parlando.
Sarà forse colpa del caldo esploso all’improvviso, o della crisi economica, o dello scazzo generale, questo non saprei dirlo, sta di fatto che intorno a me vedo brutture, cadute di stile, cattivo gusto e la cosa più grave di tutte: poca pulizia, poca igiene, pochissima cura personale.
La gente puzza e non solo la sera quando uno può essere giustificato da una giornata di lavoro sulle spalle, anche se a essere onesti, mio padre che era un rude camionista (fichissimo ai miei occhi di figlia innamorata) e ai tempi non c’era l’aria condizionata, non puzzava, quindi si evince che non è questione di lavoro, fatica, sudore, ma piuttosto di acqua, sapone e deodorante.
Nella lista delle brutterie c’è poi da segnare un ritorno nefasto, quasi tragico: le espadrillas. Le scarpe più orrende della storia mondiale della calzatura: una suola in corda destinata a impregnarsi di sudore, e una vaschetta in diversi materiali destinata a perdere la forma al secondo utilizzo, fino a degradare a ciabatte, avete presente quando la parte dietro al tallone si ripiega all’interno così il piede è libero di stare mezzo dentro e mezzo fuori? Possibile obiezione: ma si possono lavare. Sì certo, ma hai idea dell’odore di cui si impregna la corda che compone la suola della espadrilla lavata? No? Te lo dico io. Cane bagnato. Praticamente è come se viaggiassi con due pastori tedeschi reduci dal diluvio universale, saldamente ancorati ai tuoi piedi.
Wow, veramente irrinunciabile, che se poi le abbini a una canotta e ad un jeans chiaro tagliato al ginocchio, ti trasformi all’istante in un venditore di cocco da spiaggia. Per la cronaca (nera, visti gli argomenti trattati) sono stati riesumati anche questi due capi: canotta e jeans tagliato al ginocchio. Sembravano spariti e invece li vedo fare capolino qua e là, la canotta a dire il vero si è un pochino evoluta ed è diventata una t-shirt senza maniche (ugualmente trucida, comunque) il bermuda di jeans che spesso viene a lei abbinato è quasi sempre troppo chiaro e troppo stretto con cintura in evidenza e ventrazza dell’indossatore che sovrasta sul tutto, già perché pare che la canotta piaccia aderente.
Manca giusto il marsupio, che per fortuna è ancora immerso nell’oblio, quindi non corriamo rischi inutili, non nominiamolo e lasciamolo lì dove è, anche se in negozio qualche nostalgico continua a chiederlo, nostalgico che indossa un caposaldo dell’abbigliamento estivo da uomo tanto di moda a fine anni Novanta, siete pronti? Squilli di trombe: il pinocchietto.
Che se c’è un capo in grado di trasformare all’istante in un idiota colui che lo indossa, è proprio il pinocchietto, quel pantalone che arriva a metà polpaccio, largo sul fondo che non dona a nessuno, perché quando vedi quelle due tibie secche secche mozzate a metà fare capolino dall’orlo del pantalone, non sai se metterti a ridere o a piangere (normalmente si ride se sono clienti, mentre si piange se sono parenti). Abbinati alla camicia a mezza manica e il sandalo compongono il look del neo pensionato in vacanza, togli la camicia, metti una maglietta, togli il sandalo e metti un mocassino, ed ecco a voi il look vacanziero del perfetto nerd. Togli maglietta e mocassino, metti canotta e ciabatta ed ecco a voi il tamarro perfetto. E il cerchio è chiuso.
Passiamo ora al rispetto della pubblica decenza.
Dal mio punto privilegiato di osservazione noto sempre più spesso signori che deambulano solo con il costume a slip una maglietta sdrucita e un paio di infradito: allora, niente da dire se sei in spiaggia e decidi di andare a prenderti una granita al bar, lo stesso look diventa imperdonabile se lo hai scelto come mise per farti una passeggiatina per le viuzze della località di vacanza di turno, per tanto belle che possano essere le chiappette messe in mostra, nonsi fa e basta. Domenica me ne è entrato uno così in negozio che per buona misura era pure scalzo, io non lo faccio apposta, ma mi parte il sopracciglio del disappunto e non posso fare niente per trattenerlo, e il fatto che il tizio in questione mi faccia pure notare che “sono in barca e in barca non uso scarpe” mi fa partire in automatico la risposta “ti pare forse che adesso siamo su una piattaforma galleggiante in mezzo al mare e devi fare ritorno a nuoto, ti sembro forse io la sirena di Ulisse?” -pensata e non detta per ovvie ragioni professionali- ma santo cielo, che motivazioni sono? Mettiti un paio di scarpe e basta, non solo per ragioni di stile, ma per ben più importanti ragioni igieniche….Che schifo!
Tolleranza zero: basta poco per essere curati, una polo e un bermuda per esempio; se poi ci aggiungi una bella doccia e una spruzzata di deodorante, con pochissima fatica raggiungiamo la perfezione. Lo stesso discorso vale per quelle signore e signorine che vanno in giro mezze nude mentre il buon senso e la decenza suggerirebbero loro di coprirsi un pochino.
In ultimo un piccolissimo appunto: anche se indossate delle comodissime infradito, evitate di strascicare i piedi come zombies, non si può nè vedere nè sentire, alzate i piedi e camminate come vi hanno insegnato.
Mi verrebbe da darvi uno quegli scappellotti che mi dava mia mamma quando mi trascinavo i piedi in giro per casa. Bam, qui secco dietro alla nuca, eccome se adesso cammino bella dritta alzando i talloni!
Ma li hanno dati solo a me? Boh, pare di sì…

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Le bacchettate di Magda.

Una sola domanda: perché?
Spiegatemi che cosa può spingere una ragazza carina a indossare di sabato sera, per uscire con il fidanzato:
– felpa con cappuccio bianca
– pantaloncini da volley femminile (quelli che sembrano delle coulotte e hai mezzo sedere di fuori , il che spiega cotanto interesse dell’universo maschile per la pallavolo femminile)
– collant setificato in tinta pelle (quelli che usiamo un po’ tutte ma non lo ammettiamo nemmeno sotto tortura, e soprattutto: li copriamo con i pantaloni)
– scarpe da ginnastica o meglio, sneakers che fa più moderno, Adidas con strisce laterali blu
– maxi borsa tinta crema in simil pelle con appesi charms luccicanti
Allora cara mia, prima le notizie positive.
La prima è che il tuo fidanzato ti ama tantissimo, già perché un altro un pochino più stronzo (ma neanche tanto stronzo) ti avrebbe abbandonata sulla porta di casa per andare a spassarsela con gli amici. Così la prossima volta ti guardi allo specchio prima di uscire.
La seconda è che la tua autostima viaggia a velocità doppia rispetto alla media nazionale, e quindi stai che è una favola. Già perché nel tempo che la mia e la tua vita si sono incrociate, circa tre minuti mentre aspettavo che fossero pronte le mie pizze da asporto, tu hai raccolto gli sguardi di tutti i presenti (che non è necessariamente un bel segnale)senza dare il minimo cenno di cedimento o imbarazzo e per questo ti meriti un dieci e lode. E allora: perché non glorificare il tuo equilibrio emotivo invidiabile con un abbigliamento che sia se non proprio all’ultima moda (espressione antica, lo riconosco, ma efficace), almeno pensato? Andrebbe bene anche solo a grandi linee, senza entrare troppo in dettaglio. Una cosa basica, per intendersi.
Adesso passiamo alle brutte.
Ho provato a darti delle attenuanti:
Sarà appena uscita dalla palestra dove si è allenata massacrandosi che nemmeno Mimì Ayuara con le catene legate ai polsi arrivava a tanto. Ma questo non mi spiega il perché delle calze setificate, quindi non regge.
E poi dopo gli allenamenti ci si fa una bella doccia e ci si mette una tuta, e ci si cambia le scarpe, e si usano i calzini di cotone che altrimenti, con calza sintetica, scarpa da ginnastica e seduta di allenamento crei un mix esplosivo che tempo cinque minuti ti ritrovi i NAS sotto casa…e i piedi piagati. E guarda, spero non regga perché se così fosse, oltre a gravi problemi di gusto, avremmo anche dei gravissimi problemi di igiene personale, che è peggio (la sento la voce di Puffo Quattrocchi che ti ronza in testa? Solo che lui diceva “che è meglio” ma qui di meglio non c’è un bel niente).
Che se avessi due gambe pazzesche, al limite, sarebbe una spiegazione, non accettabile ma comunque una spiegazione, e invece niente, erano pure un paio di gambotte belle tornite, a cui un bel paio di jeans avrebbero reso giustizia, e invece niente.
Ho pensato: vista la giovane età magari si deve ancora formare il senso estetico e il gusto personale, magari è nella fase in cui si è convinte che basta mostrare gambe e sedere per essere strafighe, e su questo pensiero ho provato infinita tenerezza; magari non hai una sorella maggiore che vedendoti uscire così conciata, ti avrebbe inchiodata alla porta di casa obbligandoti a cambiarti d’abito, pena un sabato sera di reclusione.
Quindi vedi di non farlo mai più, neanche se stesse per andare in fiamme casa e i pompieri ti facessero evacuare, già perché se sei conciata così ti ci ributtano dentro al fuoco invece che salvarti…e sarebbe brutto, molto brutto da parte loro, quindi non corriamo rischi inutili.
Sai che ti dico, nel dubbio buttali quegli shorts che non li rimpiangerai mai e magari già che ci sei butta anche le scarpe…e la borsa: ooohh senti, butta via tutto e non pensiamoci più.

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Davanti allo specchio

Il primo sospetto ti viene quando cominciano a darti del “lei” e ti domandi incredula come sia mai possibile che dei tuoi quasi coetanei, si rivolgano a te con così tanto rispetto. Ma il pensiero scivola via veloce e non ci pensi più.
Poi arriva il momento tragico: ti svegli una mattina e lui è lì, come se niente fosse, silenzioso sbeffeggiatore della tua verde età ormai sfiorita: il primo capello bianco.
In preda al panico cominci a spiluccare i capelli alla ricerca di altre prove del tuo incanutimento…tranquilla, le troverai e senza fatica. È ufficiale, sei diventata grande (eufemismo). Che quello dei capelli bianchi è il minore dei mali, fissi un appuntamento dalla parrucchiera ed è bello che risolto, anzi il nuovo colore ti sta meglio dell’originale e sembri pure più giovane.
Olè, 1 a 1 e palla al centro.
In preda al panico davanti all’idea di invecchiare, scattano i controlli alla carrozzeria: si comincia prendendo a pizzicotti la parte posteriore del braccio (non mi dilungo in ulteriori spiegazioni, tanto siete tutte li che pizzicottate nel punto esatto) per vedere se tiene, se potete ancora usare il salino in pubblico se per caso indossate una maglia con le maniche corte – e comunque le maniche a 3/4 sono raffinatissime-o se siete condannate ad una vita di mangiare sciapo. Si prosegue analizzando il vostro profilo allo specchio: il mento? Che dice il mento? Vi garantisce ancora un profilo degno del più spietato dei dolcevita a collo alto, oppure, onde evitare di sembrare una tartaruga che esce dal suo guscio, sarà il caso di optare per scolli un po’ più morbidi che daranno al vostro collo un bella rincorsa?
E poi giù giù giù, verso gli inferi.
Il décolleté…un tempo si faceva la prova della matita. Si metteva una matita sotto la piega del seno, se cadeva eravate salve, se rimaneva bella ferma li voleva semplicemente dire che gli ormeggi avevano ceduto, e bisognava organizzarsi in termini di paranchi e sostegni.
Ora, senza arrivare a tanto, nel dubbio regalatevi un bel push up e buonanotte ai sognatori, alcuni sono veramente miracolosi: alzano, riempiono, regalano una taglia, peccato che rischiate una denuncia per millantato credito, da vestite siamo tutte maggiorate, e poi….
Senza pietà, continuate a scendere: avete anche voi il piercing all’ombelico? Segno tangibile che un tempo il nostro addome era tonico, teso e piatto come la pelle di un tamburo, nulla osava intromettersi fra la pelle e gli addominali, erano un tutt’uno, i jeans a vita bassa non facevano paura e non erano scomodi, erano semplicemente una partita vinta.
Pazienza dai, con circa un miliardo di addominali al giorno la situazione può tornare agli antichi splendori, e se come dieta giornaliera ci facciamo bastare un’oliva (snocciolata) e circa 10 litri di “acqua che elimina l’acqua” (ma vaffanculo va! Te e io che ci credo) possiamo comodamente ritrovare quell’armoniosa e scattante silhouette di un tempo, sì ma sdraiate, fra quattro tavole, al buio e con intorno i nostri cari che piangono.
E adesso giratevi di 180 gradi e toglietevi quei leggings “shape” che strizzano e sollevano così in alto che più in alto non si può. Al buio questa prova non vale, quindi: riaccendete la luce, furbone!
A quale categoria appartenete? A quella che il tempo ha appiattito e livellato tutto al punto che sembra che vi abbiano dato una padellata rovente sul sedere, o a quelle che il rimpolpamento gluteale è proporzionale al tempo che passa? Il cibo entra nella bocca, poi, giusto il tempo di trasformarsi in ciccia e poi attraverso scivoli posizionati in maniera strategica da chissà chi, si va a mettere proprio li al suo posto su chiappe e fianchi: maledetto!!
Delle cosce non voglio parlare, ognuna mediti sulle proprie disgrazie, e amen.
Anche i piedi non sono più gli stessi: prima qualsiasi scarpa calzavate andava a pennello, ora una fa male dietro, l’altra fa male in punta, l’altra ancora vi fa venire il mal di schiena e vi batte sulla nocetta. Cheppalle!!!
Devo ancora capire come mai noi donne man mano che gli anni passano invecchiamo, e gli uomini invece acquistano fascino. Su di loro i capelli grigi sono fichissimi mentre su di noi fanno pena. Le loro manigliette dell’amore sono adorabili, su di noi sono patetiche. La pancetta maschile è indice di benessere su di noi è antiestetica. Un uomo che indossa scarpe brutte ma comode è un furbone, una donna invece diventa subito una vecchia belarda. Un uomo che si abbandona ai piaceri della tavola è uno che si gode la vita, mentre a noi donne viene chiesto di passare la vita mangiando insalata (ma non siamo conigli)….NON È EQUO!
Rivoglio indietro il mio metabolismo super veloce, quello che mi faceva dimagrire mangiando come un bue, quello che bruciava ogni singola caloria che io introducevo impunemente nel mio corpo, senza rinunciare però allo sguardo che ho adesso, al suono della mia risata e alla mia voce matura.
Ho quarant’anni, porto la 44, ho la cellulite, mi tingo i capelli e dovrei perdere qualche chilo…. Sono una donna. Quindi?
Va bene così.

Perché lo fai….

Ehilà ragazze, Magda è tornata e vuole dirvi due o tre cosette in fatto di stile. Per l’amore del cielo, lungi da me l’idea di dettare regole assolute, però vedo in giro cose che a me personalmente hanno stufato e, sempre personalmente, trovo che abbiano fatto il loro tempo. Ve le racconto, facendo un elenco facile e pratico, a vostro uso e consumo.
Jeans seconda-pelle infilato a forza dentro a stivali neri con tacco: semplicemente basta. È da troppi anni che sfruttiamo questa mise, che all’inizio era sexy e intrigante, poi come spesso accade, dopo anni e anni di sovraesposizione ha rotto le scatole. È molto semplice spezzare questo binomio: i jeans con le scarpe (poi definiamo quali e come), stivali con gonne o abiti ( ma anche in questo caso ne riparliamo).
Unica occasione concessa: la Regina Elisabetta vi ha invitato a una battuta di caccia alla volpe. Andate pure vestite da neo-amazzoni, e mi raccomando: accalappiate un principe e non fate male alla volpe.
Se proprio non potete farne a meno: i tacchi bassi per favore, e magari optate per un modello cuissard appena (APPENA ho detto) sopra il ginocchio e senza troppi ammennicoli tipo lacci, stringhe, borchie e di buona fattura.

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Le unghie ricostruite con il gel ultralunghe, ultradecorate, ultrabrutte. Chiedete a un uomo che cosa ne pensa: se le avete correrete a casa e ve le strapperete con le pinze, se non le avete ma l’idea vi stuzzica, abbandonerete per sempre questo progetto. A Natale gli alberelli, a Pasqua i coniglietti e tutto l’anno glitter, ma fatemi il piacere, dateci un taglio e riprendetevi cura delle vostre unghie vere.
Unica occasione concessa: a Carnevale…si ma se vi mascherate da tamarra.
Se proprio non potete farne a meno: usate il buonsenso, niente esagerazioni, devono sembrare le vostre. Non transigo.

Gli scaldamuscoli: a volte ritornano, purtroppo. Negli anni Ottanta, soggiogate dal fascino di un film come Flashdance, li abbiamo indossati con il cuore gonfio di orgoglio, le più invasate hanno spedito i loro curriculum in fabbriche testosteroniche nella speranza di venire assunte proprio come Alex nel film. Ma avevamo diciotto anni e in gioventù si commettono errori. Il dramma è che sono tornati prepotentemente alla ribalta e ringalluzziti come mai avrei pensato, se ne vedono in giro di tutti i colori: lisci o lavorati ai ferri, con piccoli decori traforati, con bizzarri pon pon, in lana mohair, buclè, felpa e chi più ne ha più ne metta. La tragedia è che a indossarli sono le stesse teen ager dei tempi del film… Sì ma con più del doppio degli anni, e avventatamente abbinati a gonne e décolleté. Un dramma.
Unica occasione concessa: in palestra. Non intendo aggiungere altro.
Se proprio non potete farne a meno: Iscrivetevi a un corso di aerobica e diventate fan del gruppo “Jane Fonda lives inside me”.

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Le minigonne: sarò lapidaria, vale una e una sola regola. La lunghezza della gonna è direttamente proporzionale agli anni che avete, quindi non barate e carta d’identità alla mano fate da sole i conti con voi stesse. A vent’anni tutto è concesso, a trenta usate il buonsenso, cortezza massima concessa una spanna sopra il ginocchio, dai quaranta in su usate il buongusto, orli al ginocchio e minigonne nel sacco della Caritas, intanto, quando torneranno di moda voi sarete in pensione, loro pure. Per l’amor del cielo non fate stupidate: più corta è la gonna più basso deve essere il tacco. Il massimo dello chic: gonna a matita, orlo al ginocchio, calza coprente opaca scarpa tacco 8.
Unica occasione concessa: avete vent’anni. O siete colleghe di Giulia Roberts in Pretty Woman.
Se proprio non potete farne a meno: fate appello al vostro amor proprio, e fatene a meno. Salvaguarderete il vostro stile e rafforzerete il carattere, meglio di così si muore.

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E ora una chicca: quando siete in dubbio su qualcosa che riguarda il vostro stile, chiedete a un uomo, sì bhè certo, un uomo con un minimo di buongusto, che sappia almeno abbinare due colori in maniera plausibile, e state a sentire cosa vi dice. Sarà illuminante scoprire che gran parte delle cose che noi consideriamo super sexy, ai loro occhi lo sono pochissimo, per non dire per niente.
Meditate ragazze mie, meditate…
E mettete giù quella bizzarra maglia maculata, per fare le gatte non è necessario anche sembrarlo.

Tempo di saldi, tempo di follia

Periodo di saldi, periodo di shopping frenetico; una vera e propria invasione di sconti, promozioni, affaroni e occasioni irrinunciabili e noi donne completamente in trance, vaghiamo di negozio in negozio alla ricerca dell’affare della stagione.
E fin qui tutto bene. Ognuno della propria follia è libero di farne ciò che vuole. Voglio dire: se a noi piace vagare in cerca di “non so cosa ma quando lo troverò lo riconoscerò al primo sguardo e una volta infilato nell’armadio porterà una nuova ventata di freschezza, rinnovandolo completamente” e se per trovarlo dobbiamo farci venire le piaghe ai piedi, e una volta trovato lo prendiamo comunque anche se noi portiamo una taglia 44 e il capo in questione è una 42, ” ma intanto ora dimagrisco”… Voglio dire: possiamo farlo, se non arrechiamo danno a nessuno, giusto?
Se ci fa stare bene costringere i nostri piedi a entrare in un 37, numero che non portiamo più dai tempi della Comunione, pur di possedere QUEL paio di scarpe e per di più scontato del 50%, tanto poi ” le porto un po’ in casa e cedono, diventando comodissime” (detto fra noi: MAI MAI MAI accaduto, se una scarpa fa male da nuova, farà male per sempre, anzi: peggiorerà)… Dicevo, se tutto questo ci rende euforiche e nessuno soffrirà per questo (escludendo la carta di credito – periodaccio per lei, poveretta), non ci dobbiamo preoccupare più di tanto, è corretto come ragionamento, o no?
È allora, perché PERCHÉ dobbiamo costringere il nostro fidanzato/compagno/marito ad accompagnarci? Perché lo obblighiamo a seguirci, in giro per negozi e poi abbiamo il coraggio di dire che lo amiamo? Perché pretendiamo da lui che sappia consigliarci se quella maglia ci sta meglio al viso in color pesca, piuttosto che color malva, perché a ben pensarci il pesca starebbe benissimo con quei pantaloni color carta da zucchero che giacciono da anni ormai in fondo all’armadio, e forse anche con la gonna pervinca. Siamo oneste: lui non ha la benché minima idea su come sono questi colori, per un uomo pesca è un frutto, malva una pianta officinale con fiori sul violetto (lo sa perché si è documentato su google stremato dalle vostre continue richieste di consulenze moda), la carta da zucchero non esiste (e ha ragione lui) e il pervinca è un colore fra il rosa e il viola e lui lo sa solo se si è appena laureato in botanica.
Minerete il vostro bellissimo rapporto se lo costringerete a dire la sua quando sarete davanti alla drammatica scelta fra due paia di scarpe A e B: lui dirà A, voi inconsciamente preferite le B, anche se a essere oneste voi avreste preferito che lui vi avesse detto “amore prendiamole entrambe, te le regalo io è già che ci sei prendi pure le borse abbinate”. Davanti a questa vostra fantasia inevasa vi monterà un insensato nervosismo, penserete che il vostro fidanzato è in realtà un taccagno che non si preoccupa minimamente di voi, litigherete, e lui giustamente penserà che siete pazze e il suo obiettivo primario sarà quello di mettersi in salvo lontano da voi.
Vedo uomini declassati al ruolo di porta-sacchetti, da non confondersi con portaborse, in quanto questo ruolo presuppone diritto di parola, diritto non concesso ai porta-sacchetti. Vedo donne sull’orlo dell’isteria inseguire l’occasione della stagione e uomini rassegnati che le seguono a ruota con la disperazione negli occhi…deve essere dura, molto dura, simulare interesse e partecipazione in qualcosa di cui non solo non ci importa un fico secco, ma anzi ci sta pure un sacco sulle palle.
Quindi, come cantava il caro Sting: if you love somebody set them free e se avete in mente una folle maratona in giro per saldi, chiamate la vostra amica e lanciatevi in centro insieme: farete felici quattro persone in un colpo solo, voi, la vostra amica, il suo partner e il vostro.
Sul dove e come occultare i vari acquisti fatti, farli entrare furtivamente in casa, farli passare come cose vecchissime “anzi vedi, nemmeno ti accorgi delle cose che indosso, non mi guardi più come prima, sei proprio uno stronzo” e ripiombare nella litigata di cui sopra, ecco, di tutti questi succosi argomenti ne parleremo la prossima volta, nel frattempo finiranno i saldi e bisognerà cominciare a rifare il guardaroba in previsione della nuova stagione.