Magda e la resilienza.

Se cercate sul web la definizione della parola “resilienza”, ne troverete a decine. Ce n’è una per ogni esigenza o necessità. In psicologia,viene definita resilienza la capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà. Nello sport viene definito resiliente quell’atleta che, semplicemente, si rifiuta di arrendersi, colui che “è in grado di risalire sulla barca rovesciata”.

Vi giuro, e chi mi conosce sa che non mento, che io Luca lo avrei ammazzato quando mi spingeva a correre anche quando le gambe mi bruciavano, il fiato mi moriva in gola, avevo il battito cardiaco di un colibrì,  tutto il mio corpo urlava la sua disperazione, e lui con quella sua dannata (adorabile) “erre” nobile e senza palesare il minimo sforzo, mi diceva che dovevo essere resiliente, avere un atteggiamento zen, “devi essere come i monaci tibetani, che riescono a rimanere impassibili e sereni, anche davanti al nemico che li picchia duro”. Due considerazioni a caldo: a)ti sembro forse un monaco tibetano? b) ringrazia che nella taschina dei pantaloncini da running non ci stia una rivoltella, altrimenti te lo facevo vedere io il monaco… Continua a leggere “Magda e la resilienza.”

Annunci

Avere vent’anni: istruzioni per l’uso.

È da qualche giorno che gira su Facebook un link: “i consigli dei trentenni ai ventenni”, l’ho letto un paio di volte con attenzione e ho deciso di rilanciare, di dare ai ventenni di oggi, ma soprattutto alle ventenni, qualche dritta su come passare indenni o perlomeno, limitando i danni, questo decennio.
I trentenni consigliano nell’ordine di: a) darla, b)tenere sempre a disposizione dei preservativi, c)comprare dei preservativi, 4)usare dei preservativi. Un vero chiodo fisso, verrebbe da dire….oppure il padre dell’autore del post è proprietario di una farmacia. Ma non perdiamoci in chiacchiere e arriviamo al nocciolo della questione.
Parliamo un po’ di questo: darla. Dall’alto dei miei 40 mi permetto di ricordarvi che solo una ne avete e dovete farvela durare. Pure di reputazione ne avete solo una, e siccome non siamo più negli anni 70, anni in cui il sesso libero era un modo di rivendicare il diritto alla propria libertà individuale, non verrete ricordate come “quella ragazza così ribelle che attraverso il proprio corpo manifestava il suo libero pensiero”, macché, verrete ricordate semplicemente come quella che ai tempi dell’università se la sono fatta tutti perché non diceva di no a nessuno e “se vuoi fare un centro sicuro provaci con lei”. Ho un fratello maschio e di questi discorsi ne ho sentiti a centinaia, diciamo che parlo con assoluta certezza di causa.
Una dispensa piena di preservativi pronti all’uso. Parliamone un secondo. Fare sesso è bello e divertente e piace più o meno a tutti, ma se rimorchiate qualcuno, è proprio indispensabile darci dentro la sera stessa come due assatanati? e il giorno dopo che fate? e quello dopo ancora? non sapete niente l’uno dell’altro e già siete vittime della noia più assoluta. Ragazze fatevi un pochino desiderare, senza essere della principesse sul pisello,il che volendo è attinente all’argomento trattato, anche perché non vi state perdendo la trombata della vita gioie mie; lo farete più o meno nello stesso modo per il resto della vita. E quindi non scappa niente. Se a scappare è lui, l’altra metà di cielo, non disperatevi, avete vinto alla lotteria: era uno che da voi voleva una cosa sola…si brucerà qualche diottria in solitudine con buona pace dei suoi sensi, e voi siete salve.
comprate dei preservativi. Ma comprali tu, carino. Vuoi fare un giro al Luna Park? e allora compra almeno i biglietti. E ho detto tutto. In caso fosse sprovvisto vi rimando al punto 2.
Usate i preservativi. Ve lo hanno già detto che i bimbi non li portano le cicogne e che tantomeno nascono sotto ai cavoli, e che baciandosi non si resta incinte (Cioè, rivista adolescenziale dei miei tempi, rubrica “posta del cuore”), vero? Bhè ci sono altre cose che possono arrivare a sorpresa: le malattie a trasmissione sessuale. Quindi proteggetevi, se siete sprovvisti di condom rifiutate e siate irremovibili. Anche se a ventanni vi sentite invincibili, di vita ne avete una sola.
Prendi una donna e trattala male NON è un comandamento. Era solo il testo di una canzone degli anni 80 passata alla storia che si intitolava “Teorema”. Quindi se uno vi fa soffrire, aria, sciò sciò, via il più lontano possibile da voi, dalla vostra vita e dai vostri pensieri. Imparate a memoria quest’altra frase tratta dal testo di una canzone anni 80, molto più bella, tra l’altro: “Gli uomini non cambiano”, se uno è stronzo a vent’anni lo sarà con ogni probabilità anche a trenta e a quaranta. Lasciatelo perdere, con il senno del poi, capirete che non vi siete perse niente.
Rendetevi indipendenti, sotto tutti i punti di vista, i soldi non crescono spontaneamente nelle tasche dei vostri genitori e, a meno che non abbiate la fortuna spacciata di avere un seguito di servitù vita natural durante (cosa che vi auguro di cuore), dovrete sfamarvi e garantire un minimo di igiene a voi e alla vostra casa. Imparate quante più cose possibili dalle vostre mamme, vi tornerà utile più di quanto immaginate.
Investite su di voi. Viaggiate, studiate, leggete, imparate bene una lingua, formatevi un’idea vostra, un punto di vista che non deve essere per forza quello giusto, ma è il vostro e quindi va più che bene è non vale meno di quello degli altri.
Per fidanzarvi, accasarvi, mettervi una palla al piede avete tanto di quel tempo che non lo immaginate nemmeno. Godetevi il vostro tempo e usatelo: per voi.
Prendetevi cura del vostro corpo, della vostra pelle, dei vostri capelli ma non diventate schiave di trucchi e belletti. Avete dalla vostra parte la bellezza dell’età e se vi vedete un po’ bruttine, non preoccupatevi: ho visto brutti anatroccoli diventare maestosi cigni.
Il turpiloquio e, ancora peggio, le bestemmie sono fastidiose e imperdonabili già sulla bocca dei ragazzi. Sulla bocca di una ragazza sono avvilenti e squallide; voi pensate di essere fichissime a parlare come uno scaricatore di porto, ma se guardate un pochino intorno a voi: noterete solo sguardi di totale disappunto, siete delle sfigate fatte e finite. Complimenti, bel risultato.
Fidatevi di me: meglio avere molti amici e qualche corteggiatore, piuttosto che il contrario, meglio ancora non pensare di avere dei corteggiatori: vi renderà simpatiche e spontanee e tutti vorranno godere della vostra compagnia. Tanto credete a me, ci sono pochissime probabilità che il fidanzatino dei vent’anni diventi il vostro compagno di vita, mentre gli amici, beh, quelli si che cresceranno con voi. Quindi coltivate le vostre amicizie. Per l’amore c’è tempo.
Se siete proprio zuccone e avete ignorato il mio consiglio n. 11 sappiate che arriveranno presto le pene d’amore. Sì, lo so, son dolori, ma fidatevi di chi c’è passata: fa un male cane ma si sopravvive; a giro ci siamo passate tutte, fiumi di lacrime, intenti suicidi e pagine su pagine di diari. Poi come per magia il cuore ricomincerà a pulsare e la vita tornerà a sorridervi. Siccome avete scoperto sulla vostra pelle che fa un male cane, non fate le stronze con i cuori altrui. Mi raccomando.
Ricordatevi che siete uniche e se qualcuno vuole farvi dubitare mandatelo a quel paese.
Il consiglio n.13 è il più prezioso e utile. Fatene tesoro anche perché è valido a 20, a 30, a 40 e oltre.
Un abbraccio a tutte, Magda.

Tanti auguri Magda!

“Din Doooon” suona il campanello – chi sarà?- mi domando fra me e me, la risposta arriva rapida “siamo i tuoi 41 anni, aprici spontaneamente, altrimenti sfondiamo la porta e non avrai scampo”.
Non mi piace avere 41 anni, primo perché non mi piace l’aspetto estetico del numero in sé, avendo io da sempre una naturale propensione per i numeri pari, a parte il 7 che è il mio numero fortunato, che è dispari, ma è un numero primo, e quindi ha una sua unicità, e quindi va bene.
Arrivano, meschini, dopo i 40, soglia catartica dove tutti si aspettano la svolta, consapevolezze nuove e il raggiungimento di chissà quali obiettivi, destinati a rimanere per sempre soffocati nel cono d’ombra di questo gigante anagrafico che sarebbero poi gli “anta”, gli “antuno” non se li fila nessuno.
E poi, il vero guaio, è che io non me li sento per niente.
Io mi percepisco come se ne avessi trenta-qualcosa, ma roba di poco conto, tutto il tempo a mia disposizione, energie al top, pagine e pagine di vita ancora da scrivere, praticamente una pischelletta. E invece….
E invece, dopo il terribile colpo nell’ala infertomi dai 40, i 41 sono la conferma dell’inarrestabile processo di declino ormai innescato.
A 39 anni e 364 giorni 23 ore e 59 secondi, ci vedevo benissimo, allo scoccare della mezzanotte fra il 15 e il 16 agosto 2012, mi si sono annullate di colpo una manciata di diottrie, e credo di poter affermare che un’altra manciata si è polverizzata ieri sera, sempre a mezzanotte, mentre facevo il primo di una lunga serie di brindisi.
Morale: il libro, il giornale, l’i-pad, tutto insomma, per essere messo bene a fuoco dalla sottoscritta deve essere costantemente allontanato dal mio naso, la distanza è variabile, dipende dalla grandezza del catattere.
Vogliamo spendere due parole sui tempi di recupero “post-bagordi”?
Fino ai 30 potevo anche tirare dritto senza toccare il letto, potevo tirare l’alba e poi andare diretta la lavoro, giusto una doccia e via: fresca come una rosa. Poi però, il tempo di recupero diventa direttamente proporzionale agli anni che passano, fino ad arrivare al punto tragico che basta slittare di un paio di ore l’orario della nanna, e il giorno dopo ti presenti al mondo come la vittima di un’aggressione a mano armata: occhi rossi, occhiaie nere, colorito livido-quasi-verde, umore nero, mal di testa, mal di schiena, mal di gambe, mal di tutto. Se poi oltre ad andare a letto tardi, ti corichi con un paio di bicchieri in corpo, addio….la gente penserà che sei arrivata alle ultime battute della tua esistenza minata nelle fondamenta da chissà quale malattia dal nome impronunciabile.
Un disastro.
Il metabolismo (bastardo! bastardo! bastardo!) fino a ieri grande alleato, lentamente rallenta, e così mentre prima potevi mangiare qualsiasi cosa e non succedeva niente di niente, ora basta ingurgitare un’oliva e inevitabilmente ti ritrovi con un chilo in più che non se ne andrà mai e poi mai, anzi chiamerà le forze alleate e si moltiplicheranno a dismisura senza che tu te ne accorga fino al giorno in cui, guardandoti allo specchio, l’immagine riflessa non sarà quella del giunco sottile a cui eri assuefatta da anni, ma quella di un carrarmato sovietico.
Avevo due braccia affusolate e sottili, ora mi ritrovo con due braccia che se allungo un manrovescio a qualcuno, lo tramortisco, non ho mai avuto un grammo di pancia: ora ho pancetta, fianchetti, cicce morbide dappertutto, che d’accordo, fanno femmina, ma a me un po’ meno femmina non mi dispiaceva affatto.
Qualche lato positivo c’è, datemi giusto il tempo di farmeli venire in mente e ve li dico. Scherzi a parte, mi piaccio molto di più, sono più sicura di me stessa e alcuni lati del mio caratteraccio, ora che sono stati un po’ limati dal passare degli anni, mi piacciono da morire: sono sincera, paziente e disponibile all’ascolto, e mi piace pure l’ironia con cui affronto situazioni e persone difficili: prima avrei imbarcato acqua da tutte le parti, ora cavalco le onde con più tranquillità.
All’opposto, ho meno filtri, parto diretta come un missile terra-aria quando mi arrabbio e dico quello che penso anche quando magari, uno furbo terrebbe la bocca chiusa. Ma pazienza, nessuno è perfetto.
Ce ne faremo una ragione tutti.
Sono un’ingorda della vita: vorrei averne tanta tanta tanta a disposizione, non rivorrei indietro i miei 20(troppe insicurezze) e nemmeno i 30(troppe aspettative), vorrei piuttosto che il tempo si fermasse qui, in questo tempo, con questo stato d’animo, con questi progetti, con questo presente.
Sarebbe perfetto se per ogni granello di sabbia che cade nella clessidra, un dio magnanimo e simpatico ce ne ributtasse dentro un badile, perché quarant’anni è una bella età, si raccolgono i primi frutti di quanto seminato, senza però perdere l’entusiasmo per scoprire e seminare nuovi terreni. È la consapevolezza del tempo che passa a fare paura, è vedere i nostri genitori diventare vecchi, e i nostri figli diventare grandi, tutto cambia, mentre noi ci sentiamo sempre gli stessi ragazzi di qualche anno fa.
Oggi compio 41 anni: ho il corpo di una femmina, lo sguardo di una donna e lo stato d’animo di una ragazzetta. Non è poi così male.
Ieri al supermercato per passare con il carrello in un corridoio stretto ho detto a un ragazzo forse ventenne “fai attenzione, sposta il piede perché altrimenti rischi che con la ruota del carrello io ti amputi tutte le dita”, il suo amico se ne è uscito con questa frase “io da una donna come lei me le farei amputare”, mi è uscito un gran sorriso mentre gli dicevo “potrei essere vostra madre”. E me ne sono andata, me li sono ritrovati dietro in coda alla cassa:
“Ma perché quanti hanni ha?”
“41 domani”
“Auguri signora, è proprio una bella donna, fortunato suo marito”
E mi ha fatto il baciamano.
Avere 41 anni non è poi così male.
Ecco.

Cose per cui vale la pena vivere (secondo me)

Anni addietro mi sono trovata ad affrontare un periodo piuttosto duro, roba da maledire il sole quando sorgeva e sperare che la notte non finisse mai. Ancora adesso quando ci ripenso sento quel nodo nello stomaco che rendeva faticoso respirare e la sensazione di essere in trappola, caduta in un pozzo. Fu allora che il mio di allora cognato, che di professione fa lo psicologo, un bel giorno mi ha preso di petto e mi ha detto “così non puoi più andare avanti” e mi ha suggerito di intraprendere un percorso di psicoanalisi.
Non avendo niente da perdere, ho seguito il suo consiglio e devo dire che è stata una delle decisioni migliori che ho preso in tutta la mia vita.
Durante una delle sedute, me ne sono uscita con questa frase “perché vede dottoressa, io non ho nessuna ragione per cui vivere”, lei allora decise di darmi un compito, ossia scrivere un elenco di ciò che avevo e ciò che invece mi mancava. Ai tempi ricordo che feci un elenchino striminzito e intriso di tristezza cosmica, roba che Leopardi al mio confronto era il re della festa.
Voglio provare a farlo ora quell’elenco, a distanza di anni, ora che l’analisi è conclusa, ora che godo dei risultati di quelle sedute così faticose, ora che, dopo essermi smontata pezzo per pezzo, mi sono ricostruita e sono una persona nuova e migliore.
Proviamo. Allora…

“Cose per cui vale la pena vivere”
– il sorriso di mia mamma, che da quando è rimasta vedova ha messo il turbo ed è un esempio per tutti, nemmeno la malattia è riuscita a piegarla. Una donna incredibile.
– mio marito, che al mattino mi guarda con lo sguardo esageratamente trasognato e mi dice che mi adora, e io lo so che mi prende in giro perché al mattino sono peggio del Grinch.
– Tabata, il cane più buono della Terra, la cui dolcezza mi sorprende sempre e mi insegna che alle volte basta una carezza a raddrizzare una giornata storta.
– quella bella sensazione che provo la sera, quando chiudo porte e finestre e so che tutte le persone a me care sono al sicuro e stanno bene.
– fare finta di dormire così che Luca e Tabata vengano a svegliarmi con baci, solletico, zampate, leccate e si comincia la giornata ridendo.
– il panorama mozzafiato che mi fa compagnia mentre vado al lavoro.
– i miei nipoti e mio fratello perché siamo parti dello stesso albero, le mie radici sono anche le loro, io sono loro, loro sono me.
– le mie amiche, che anche se ci vediamo poco, ogni volta è come avere di nuovo vent’anni
– il mare, perché mi fa sentire libera.
– tutto il buono e il bello che scopro ogni giorno in persone sostanzialmente sconosciute. Ascoltarle, parlare con loro anche se spesso parliamo due lingue diverse, ma il suono di una risata è universalmente lo stesso.
– un temporale notturno, che diventa la scusa perfetta per dormire abbracciati.
– un tramonto mozzafiato che mi fa capire che per tanto che l’uomo possa darsi da fare, davanti a Madre Natura resta comunque poca cosa.
– tornare a casa dal lavoro e trovare Luca tutto intento a preparare il mio piatto preferito: spaghetti con le vongole.
– stappare una bottiglia di buon vino e poi fare discorsi senza senso.
– avere il tempo per poter realizzare buona parte dei miei molti sogni.
– nel caso in cui qualcuno Lassù decidesse di buttare uno sguardo verso il basso per vedere che combino, sapere che è orgoglioso di me.
– vivere perché sono fortunata, ho occhi per vedere, orecchie per sentire, bocca per parlare, mani per fare e gambe per andare.
Non mi serve altro.
(A parte un paio di scarpe da favola)
Un sorriso, Magda.