Magda’s Daddy

Ho avuto una grande fortuna nella vita.
Ho avuto il privilegio di avere un padre capace di raggiungere le profondità del mare per poi spiegarmi con parole semplici, le mille sfumature di quegli abissi.
Un uomo lapidario che come uno chef esperto, sapeva dosare ogni singola parola per spiegare cose che ad altri ci sarebbero volute intere pagine.
Mi ha voluto un bene immenso, fatto di poche smancerie, molti silenzi e un’intesa invidiabile, ci si capiva con uno sguardo, un mezzo sorriso, un cenno del capo.
Mi ha insegnato il coraggio dettato dalla sicurezza nei propri mezzi, già, perché quando cresci con un padre che costantemente ti fa sentire, con parole e fatti, che lui ha totale fiducia in te e in ciò che fai, poi è inevitabile che questa sicurezza ti rimarrà dentro accompagnando ogni tuo gesto, anche quelli sbagliati perché “anche le esperienze negative portano sempre qualche insegnamento”.
Mi ha fatto capire l’importanza della parola “responsabilità”: “bisogna sempre pagare di tasca propria il prezzo delle proprie azioni”, e il valore inestimabile dell’onestà e della correttezza: “mettiti in condizione di non dover mai abbassare la testa davanti a nessuno”.
Così come dava per scontato che le cose andavano fatte bene, (ai tempi della scuola per lui era assolutamente ovvio e normale che io andassi bene e prendessi dei bei voti), all’opposto era capace di estemporanei gesti di riconoscimento per il raggiungimento di un obiettivo. Conservo ancora gelosamente il biglietto che mi aveva scritto in occasione dell’esame di maturità “al di là di qualunque risultato, con lo stesso impegno con cui hai affrontato questo esame, fallo anche con il proseguo della tua vita. Tuo papà Pino”. Un piccolo biglietto bianco, con una bustina rosa messo sotto il piatto a pranzo il giorno in cui ho sostenuto l’esame orale, nessuno sapeva che voto avrei preso, ma io per prepararmi adeguatamente ci avevo messo l’anima e a lui bastava questo.
Non è stato sempre un idillio il nostro rapporto, ci sono stati anni duri fatti di astio e chiusura totale, anni in cui i nostri codici di comunicazione sono saltati tutti, non ci capivamo più e non parlavamo più, ma sono stati anni importanti comunque, perché il rapporto si è evoluto passando da essere “padre-figlia” a “adulto-adulta” e così, quando la guerra è finita, eravamo ancora più vicini di prima, anche se io ero non abitavo più a casa loro, ma a casa mia.
È stato in questi anni che ho capito quanto fossi importante per mio padre, ogni scusa era buona per passare a farmi un saluto, giusto il tempo di un caffè e una sigaretta fumata insieme a parlare di tutto, a darmi la carica quando ero a terra “io sulla qualità delle tue scelte non ho mai avuto dubbi” e a ricordarmi che ci sono momenti duri ma non bisogna mollare perché “tu sei una destinata a vincere”. A chi non lo conosceva bene poteva sembrare un uomo burbero e pure un po’ duro, io so che è vero il contrario, mio padre era dolce e romantico, solo che concedeva a pochi di vederlo in un momento di tenerezza perché si emozionava, lo so per certo perché io sono uguale a lui. Da lui ho imparato a leggere prima il biglietto e poi ad aprire il regalo, perché il significato del gesto vale più del gesto in sè; sempre come lui mi commuovo fino alle lacrime davanti a una bella emozione, e come lui mi commuovo davanti a un abbraccio inaspettato o una parola gentile.
Cos’altro vi posso dire su di lui che non suoni sdolcinato e melenso?
Questo vi dico, soprattutto a chi di voi ha una figlia femmina: vogliatele bene, ma ancor più importante, insegnatele a volersi bene lei per prima, statele vicino ma insegnatele a cavarsela da sola perché lei ha tutti i mezzi per farlo, e se non ci crede ripeteteglielo mille volte finché non se ne convince.
E poi il più importante di tutti gli insegnamenti di mio padre: il rispetto prima di esigerlo, bisogna darlo. Non si può esigere rispetto se non ci si comporta in maniera corretta e non si da rispetto noi per primi.
Il dolore per la perdita di un genitore è un dolore strano che disorienta, è un rito di passaggio, da figlio diventi adulto e questo dolore ti accompagnerà sempre, ma il dolore per la perdita si trasforma giorno dopo giorno nella dolcezza del ricordo, diventa rifugio.
E smette di fare male.

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