Educational Cruise Channel

Stranezze e stramberie del variegato popolo dei croceristi.
-I distributori di acqua. E loro utilizzo e funzionamento.
C’è una cosa a bordo che è la cartina tornasole del crocerista avvezzo rispetto al neofita: la macchinetta che distribuisce l’acqua e il ghiaccio. Questa macchina non reca istruzioni particolari, l’utilizzo è intuitivo, appoggi il bicchiere e un sensore fa partire acqua e ghiaccio come se piovesse. Alla prima crociera ci si incastrano tutti, sembra di assistere a un remake di “2001 Odissea nello spazio” quando le scimmie incuriosite si mettono in cerchio a studiare un monolite nero, senza capire di cosa si tratti. Tanto è vero che un’ arzilla signora non più giovanissima, è arrivata a dedurre che si trattasse di un comodo e pratico lavamani messo inspiegabilmente nel reparto bibite del buffet, e così, mentre tutti noi eravamo in coda per riempire il nostro bicchiere, lei si è data una bella rinfrescatina alle manine.
– Gli ascensori, questi sconosciuti.
Altro banco di prova sono gli ascensori della nave. In poche parole: quando chiami l’ascensore ( e ce ne sono quindici per piano, non uno) bisogna prestare attenzione se sta salendo o scendendo, cosa che si evince dalla freccia posta sopra e sotto alla pulsantiera: se sale si accende quella in alto, se scende, quella in basso. È chiaro? E soprattutto per chiamarlo è sufficiente schiacciare una volta sola il pulsante, senza accanirsi con pigiate ripetute sempre più violente, perché l’ascensore non ce l’ha con voi, e quindi: perché lo odiate così tanto?
Chiarito l’uso, non resta che andare a trarre in salvo quel gruppo di persone che stanno spendendo tutte le loro vacanze rinchiuse dentro, vagando errabonde da un piano all’altro senza sapere dove vanno e perché ci vanno. Vedono arrivare un ascensore e ci saltano dentro, ma, magari, dovevano solo scendere di un piano, e l’ascensore sta salendo all’undicesimo, facendo tappa a tutti  i piani intermedi caricando e scaricando carovane di persone. Morale: tempo stimato per scendere di un piano circa 15 secondi, tempo effettivo un paio d’ore….
– Le escursioni: quando una toilette può diventare l’incubo ricorrente di una guida.
Tutti pronti per sbarcare, numerino adesivo con indicato il proprio pullman, biglietto dell’escursione alla mano. Si parte. Quando si arriva davanti al sito archeologico oggetto della visita, la guida ci spiega per bene tutto quanto. Finita la spiegazione, chiede speranzosa “Ci sono domande?” risposta, all’unisono: “dove sono i bagni?” È incredibile, ma il ritmo di ogni escursione è scandito dalle urgenze minzionali di qualcuno. Siamo sbarcati da poco più di un’ora da una nave che nasconde toilette in ogni angolo, ma è possibile che tutti hanno la spia per il troppo pieno già accesa? Deboli di vescica questi croceristi…
– I furbetti del quartierino, ossia il peggio del peggio della “malaitalianità”.
In ordine sparso:
– la signora capitolina che non vuole indossare il giubbino di salvataggio per l’esercitazione a bordo per le prove di abbandono nave (Concordia docet), perché tanto “Se tratta solo d’un esercizio, e io nun me lo metto, ecco” e tu vaglielo a spiegare che è obbligatoria. Il marito, tutto bardato di arancione, in un angolo, silenziosamente spera….
– quelli che “intanto noi ci intrufoliamo”.
Il loro scopo nella vita è passare avanti, tagliare la fila, buggerare qualcuno. Clamorose e degne di nota le due signore anzianotte che, al momento dello sbarco a Savona, con relativo ritiro bagagli, il tutto organizzato alla perfezione da Costa con un sistema di etichette colorate, cioè: la sera prima ti fanno trovare in cabina delle etichette colorate da attaccare ai bagagli (rosso, verde, arancione, blu ecc ecc); a ogni colore è abbinato orario di discesa. E’ sufficiente farsi trovare all’orario corrispondente al proprio colore in  un determinato punto della nave e stop. Finito, semplicissimo.
Cosa hanno pensato le due signore? Di imbucarsi in un gruppo diverso dal loro “perché tanto, quando se ne accorgono, mica ce rimandano indietro…”. Delle signore si sono perse le tracce, nulla di grave, ma è l’atteggiamento che da fastidio…perchè se tutti ragionassimo come loro, ogni sbarco avverrebbe nel caos più totale. Ci sono due regole da seguire. Seguile e basta, si chiama “comportarsi civilmente”.
-quelli che “in guerra e al buffet tutto è lecito”.
Abbiamo visto gente litigare per un anello di totano fritto, padri di famiglia organizzare vere e proprie imboscate al vicino di tavolo, piazzando i figli, la moglie e la suocera in posti da lui ritenuti strategici al fine di arrivare primi davanti alle lasagne. Abbiamo visto (e riso fino alle lacrime) incauti commensali spalmare gaudenti la pasta wasabi (PICCANTISSIMA, ne basta la punta di un coltello) su fette di pane come fosse burro, e abbiamo condiviso il momento di ilarità con i cuochi e i camerieri, che votati per dovere al silenzio, si sono ben guardati dal fermare quei golosi disinformati, ma si vedeva dai loro occhi che dentro di loro stavano esplodendo risate incontenibili.
Per non parlare poi della composizione dei piatti al buffet: alla base antipasti e insalate varie, sopra la pasta o il riso o entrambi. Sopra sopra, i secondi di pesce, di carne, di quello che passa il convento. Sopra sopra sopra gli affettati e i formaggi. sopra sopra sopra sopra a mo’ di ciliegina sulla torta o il pane o un frutto. Schiacciato a lato il dolce o i dolci. Disgustose e ipercaloriche torri di Babele, di cui verrà mangiata solo una minima parte perché “Tutto ha lo stesso sapore” – ma che strano, pensa, se tu fai stare un pranzo di cinque portate su un piatto di venti centimetri di diametro, poi non capirai nemmeno più cosa stai mangiando – Che stranezza! Bisognerebbe che ci costringessero a mangiare tutto quello che mettiamo sul piatto (come faceva mia mamma), vedi poi se non ci stai più attento a quello che ci metti sopra… Uno spreco di cibo veramente fastidioso, immorale, direi.
-Gli ammutinati del pullman. Altrimenti noti come bastian contrari, mai contenti, rompipalle.
Sono quelli che se il programma della gita prevede di andare a destra, si lamentano perché loro volevano andare a sinistra; sono quelli che se la guida non li porta subito a bere un caffè minacciano la crisi isterica, quelli che se a bordo l’aria condizionata è accesa hanno troppo freddo e lo fanno notare, l’autista, gentilmente, spegne l’aria e loro, tempo cinque minuti (cronometrati) hanno caldo. Quelli che “…parlo a nome di tutti” – “machittelhachiesto”-, i supersimpatici sempre con la battuta pronta e spesso fuoriluogo, che, a metà escursione hanno fatto il vuoto intorno a loro; quelli che mentre la guida spiega, e in questa crociera non erano stupidate, considerato che siamo stati ad Atene, Olimpia, Efeso e Gerusalemme, sghignazzano, scherzano e fanno un baccano infernale o telefonano a casa (ignorando il fatto non trascurabile, che una telefonata di cinque minuti costa come il trapianto di un rene) per far sapere a tutti, a casa e sul pullman, che stanno bene, che si stanno divertendo un sacco, che è tutto molto bello,che il tempo è buono e di salutare tanto i nonni, gli zii, i nipoti, tutti i parenti fino al terzo grado e per buona misura, pure i vicini di casa.
Per ora mi fermo…Ma non finisce qui! Mitico Corrado.
(fine prima parte – segue)

 

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Serate di gala sulla Costa Pacifica

Chi l’ha già provata lo sa: la crociera è una vacanza deliziosamente pigra scandita da rituali giornalieri. Capita così che quando si affrontano lunghe tratte di navigazione che durano giornate intere, per movimentare un pochino l’atmosfera, scatta la serata di gala. La serata di gala può essere giustificata dalle più variegate argomentazioni tipo: il gran ballo degli Ufficiali o una festività nazionale o internazionale tipo Ognissanti, ma non è questa la cosa importante, bensì il dress code consigliato che è, appunto: gala.
Potrei chiudere questo post rubando la mitica battuta di Blade Runner “ho visto cose che voi umani non potete nemmeno immaginare”, salutare e andarmene, ma no, non lo farò, e vi renderò partecipi delle mirabilie che come cunei si sono conficcate nelle mie pupille, facendole urlare di dolore….o di raccapriccio.
E allora via, che serata di gala sia.
E così, appena mettiamo fuori il piede dalla nostra cabina, veniamo catapultati sul set di una soap opera anni ’80: vi devo anche spiegare il perché?
È un trionfo di poliestere, ricami cinesi e abbinamenti impossibili.
Il super premio “becero style” va a una ragazza che indossava un abito asimmetrico, più corto davanti e lungo dietro, color salmone, a più strati di voile, con corpetto ricamato, spalline sottili e bolerino coordinato, calze opache pesanti nere e stivali neri. Un autentico pugno nell’occhio. Imperdonabile.
C’era poi quella signora che, stella mia, se la Natura ti ha voluto alta poco più di un metro e mezzo, perché devi mortificare la tua figura indossando un abito con tanto di strascico verde smeraldo? Il risultato (tragico) che otterrai è che sembrerà che la lavanderia ha sbagliato a consegnarti l’abito, e tu indossi quello di una signora molto più alta di te.
Ma non pensiate che sono solo le signore a regaleci queste perle di stile; vi vorrei infatti parlare di quei ragazzi freschi di matrimonio, magari in viaggio di nozze in crociera,  per loro l’abito elegante diventa in automatico l’abito delle nozze, e fin qui niente di male, però se ti sei sposato in perfetto look Pignatelli (giacca lunga, gilet in broccato o damascato, camicia da smoking e cravatta arricciata con lo spillone di traverso sul nodo) forse è un po’ troppo, e il rischio che corri è quello di sembrare un paggio alla Reggia di Versailles.
Sempre a proposito di bizzarrie al maschile, ieri sera c’era un tale che indossava quello che sembrava essere un completo da cameriere, ossia pantalone con pince e giacchetta nera corta in vita con abbottonatura a doppiopetto. Giuro, i camerieri della nave sono vestiti allo stesso modo, ma con giacca avorio. L’altra ipotesi è che la giacca altro non sia che un frac mutilato delle code; sia come sia, la situazione non migliora. Se lo mettevi di fianco al paggio di Versailles, mancava solo Mengacci che chiedeva alla madre piangente(forse, la signora con lo strascico verde?): “Cosa prova il cuore di una madre quando si sposa il proprio figliolo?” et voilà, circa tremila persone catapultate sul set di “Scene da un matrimonio”.
Matte matte risate…
Ci sono poi quelle coppie in cui la percezione della serata di gala è nettamente diversa fra l’uomo e la donna: lui in bermuda e polo a mezza manica, lei con abito lungo, capelli raccolti con fermaglio di cristalli e manciate di gioielli sparse qua è la. Equilibri rodati dal tempo su cui è saggio non mettere becco.
E quando pensi di aver visto tutto il possibile, all’improvviso senti avvicinarsi un fruscio di sete, shantung e taffeta, e un drappello di fanciulle (le amiche della sposa?) con abiti molto scenografici (pure troppo) con tacchi altissimi….così alti che per salire e scendere le scale devono aggrapparsi al corrimano, e quando provano a camminare traballano così tanto che temi sul serio per la sorte delle loro caviglie. Sono belle e lo sanno, ma nessuno ha mai detto loro che con abiti così importanti la postura è tutto, anche da sedute, perché se ti sdrai sul tavolo, appoggi i gomiti e stai tutta stravaccata, puoi avere anche un abito da principessa, ma sembrerai comunque sempre una coatta. Però loro si piacciono un casino, e passano la serata a scattarsi milioni di miliardi di fotografie.
Le più tenere sono quelle signore un po’ in là con gli anni che non vogliono rinunciare all’abito lungo. Loro mi piacciono perché hanno l’eleganza vera di chi non nasconde gli anni, e sopra ad un abito da sera scuro mettono uno scialle per coprire braccia non più tonicissime (cosa che, a breve, dovrò fare anche io, se non mi decido a rimettermi in riga) e ai piedi, vedi far capolino dall’orlo scarpe più basse e comode. Le più civettuole stringono in mano un ventaglio e tutte, ma proprio tutte, hanno quel profumo buono di cipria, quello che aveva anche mia nonna. Al loro fianco eleganti signori avvezzi alla galanteria che cedono loro il passo, le tengono sottobraccio e dopo cena le faranno ballare fino a tardi. Coppie da prendere a modello, da ricalcare con la carta a carbone.
Candele accese sui tavoli, tintinnio di forchette e bicchieri, camerieri in livrea, il brindisi con il Comandante e poi la sorpresa dello chef su, al ponte 9: torte gigantesche e sculture di ghiaccio: really, really, really anni ’80. Mi aspetto di trovare una signora con l’acconciatura fissata con la lacca glitterata e poi siamo a posto.
A me cominciano a far male i piedi, Luca nel suo perfetto completo Armani comincia ad avere un principio di evaporazione, è ora di tagliare la corda.
Dalla Costa Pacifica per ora è tutto.
Buonanotte.