Magda e un sogno nel cassetto

Oggi è una giornata importante, almeno per me.
Dopo le reiterate insistenze di Furio, dopo che lui mi ha regalato il supporto tecnologico per farlo, dopo aver vinto pigrizia e timore, dopo aver scavalcato tutti questi “dopo” e alcuni insidiosi “ma” “se” “poi” sparpagliati da me stessa qua e là, ho finalmente trovato il coraggio per farlo.
Cosa? Direte voi…
Oggi apro il cassetto dei sogni e ne tiro fuori uno, il più cullato, accarezzato e ambizioso di tutti: da oggi comincio a scrivere il mio libro.
Scrivere un libro è un po’ come mettere al mondo un figlio: lo concepisci, lo tieni dentro di te e lo fai crescere, lo nutri e lo alimenti con pensieri, frasi e immagini che ti si formano in testa, ma non sai quando vedrà la luce.
Stamattina andando al lavoro in scooter, tutta presa a guidare canticchiando, la mente correva libera, quando improvvisamente nella testa si è materializzata la frase di inizio, il bandolo della matassa.
Già, perché puoi anche avere tutte le idee in mente, ma se non trovi l’incipit giusto, quelle se ne restano ferme lì: un liquido troppo denso che deve passare attraverso ad un imbuto troppo piccolo e più spingi e forzi le cose e meno ne vieni a capo; te ne stai fermo con la tua barchetta in mezzo ad un mare di parole, ma bisogna saper aspettare l’onda buona per cominciare a navigare, solo allora si può partire e prendere il largo, e stamattina è arrivata.
Non ho idea di quanto tempo ci vorrà, e forse lo leggeranno solo i parenti e gli amici più stretti, con ogni probabilità non passerà alla storia della letteratura e non vincerà nessun premio Strega o Bancarella, ma cavolo, è il mio sogno nel cassetto, l’ho tirato fuori e gli ho dato vita. Il solo pensiero è di per se inebriante.
Non ho idea di come si intitolerà, come per un figlio che prima di dargli un nome lo vuoi guardare negli occhi, io prima devo accarezzarne le pagine, e poi si vedrà, ma già da oggi so con certezza a chi dedicarlo. Sarà una cosa del genere: “a mio papà Pino e a mio marito Luca: se sono come sono la colpa (o il merito) è in gran parte vostra”
Ora mi scuserete, ma devo proprio andare, ho un sacco pieno di parole sulle spalle e delle pagine bianche da riempire.

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