Ghiacciaio Aguila

Devo essere onesta e confessarvi una cosa: raccontarvi la straordinaria esperienza di visitare un ghiacciaio perenne indescrivibile nella sua bellezza, stando comodamente spaparanzata su un lettino a bordo piscina con vista su palme, mare incontaminato e sabbia corallina, ha veramente dell’incredibie e mi rimanda alla straordinarietà del viaggio che stiamo facendo.
Del ghiacciaio si diceva…
Dunque, esattamente una settimana fa ci stavamo bardando di tutto punto per affrontare l’ennesima discesa in gommone per raggiungere il ghiacciaio Aguila. In ordine di vestizione: calzamaglia in microfibra, fuseau termico, doppio calzìno, pantalone impermeabile, canottiera, t-shirt manica lunga, pile, giacca imbottita, sciarpa, guanti, berretto, scarpe, da trekking, giubbotto di salvataggio, zaino. Adunata sul ponte quattro per, come ormai siamo abituati a sentire, “…concordare le operazioni di sbarco”.
Il ghiacciaio si svela poco per volta, via via che la nave procede lenta sullo specchio d’acqua, a nascondere parzialmente la vista un piccolo promontorio che chiude la piccola laguna formata dallo sciogliersi del ghiacciaio, la guida ci ha spiegato che ci sono tracce fossili che dimostrano che chissà quanti anni fa, il ghiacciaio arrivava al mare (si parla di circa un chilometro, tanto per farsi un’idea). E poi senza alcun preavviso, (tipico delle cose più belle non avvisare) eccolo: gli aggettivi che saltano subito in testa sono: bellissimo, imponente, magnifico, ipnotico. Una montagna di ghiaccio, di un bianco abbagliante, con incredibili riflessi blu impossibili da catturare con la macchina fotografica, ci si può solo riempire lo sguardo e poi rinchiuderlo nello scrigno dei ricordi più preziosi. Alla sua destra una grotta che chissà cosa nasconde al suo interno, a sinistra una piccola ma vigorosa cascata che sfocia nella laguna antistante. A noi ci chiedono di restare a una distanza di sicurezza che cerchiamo in tutti i modi di eludere (con qualche inaspettato successo), perché non è raro che pezzi di ghiaccio si stacchino e cadendo in acqua potrebbero generare un’onda anomala, insomma non un bello scenario, anche se….Come bambini al Luna Park Luca e Marcello (la parte maschile della coppia che abbiamo conosciuto) cominciano a saltare nell’inutile speranza che le vibrazioni prodotte dai loro salti possano provocare il temuto e agognato distacco. Vedere due adulti, grandi grossi e vaccinati comportarsi come due ragazzini, mi fa riflettere sul fatto che la facilità di stupirsi e meravigliarsi, tipica dei bambini, in realtà non ci abbandona mai, mi aspetto che da un momento all’altro quei due, comincino anche a saltare in fantomatiche pozzanghere, mentre io mi siedo per terra in silenzio a guardare e Chiara (la parte femminile, vedi sopra) vaga come ipnotizzata.
Scattiamo foto su foto, raccogliamo sassi e conchiglie e il percorso a ritroso sul ciglio della piccola baia per risalire a bordo, avviene in silenzio, tenendosi per mano, sono troppo piena di quella vista meravigliosa e ho paura che se apro bocca, qualche piccolissima sensazione possa evaporare al contatto di quell’atmosfera incantata. Mi volterò spesso a guardare il ghiacciaio e ogni volta vi vedrò qualcosa di diverso: osservando due tagli verticali e paralleli a sinistra del corpo principale vedo i segni degli artigli di un’aquila gigantesca e fantomatica, in alto, dove il bianco del ghiaccio sfiora l’azzurro del cielo, vedo, nelle cime frastagliate e aguzze, le guglie delle torri di un castello incantato, più in basso, degli spuntoni più corti, sembrano formare una mano che intima l’altolà. Mi viene in mente una frase che diceva mio padre: le cose belle bisogna guardarle da lontano. Aveva ragione, come sempre.
Risaliamo a bordo appagati, e domani ci attende un’altra fantastica avventura: Isla Magdalena, e i suoi quarantasettemila pinguini.

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