Metti un sabato di trekking fra i boschi e la nebbia…

Io non capisco una cosa: perché quando a Luca vengono le idee più bizzarre trova sempre un folto gruppetto di amici che invece di ignorarlo e passare oltre, gli danno retta? Pazienza io che sono legata a lui nella buona e cattiva sorte, e quindi non ho scelta, ma loro che possono mettersi in salvo, perché non lo fanno?
Questa è la premessa. Ora i fatti.
Prendete un tranquillo sabato di metà giugno, che si fa per renderlo degno di nota? Si decide di andare al Santuario di Montallegro, sulle alture dietro a Rapallo. Wow, che bello, grande idea!
Sì, ma a piedi.
Un minuto di silenzio.
Perché io in teoria avrei avuto la giustificazione, lavoravo quel giorno, ma quando ho visto il messaggio mandato ai nostri amici su Messanger, invece di starmene zitta, muta e ferma, ho scritto di getto “veniamo anche io e la Tabata, mi cambio il turno e siamo a posto”. Luca mi ha così risposto “guarda che non ce la fate”, a quel punto è diventata una questione di orgoglio: io DOVEVO andare a Montallegro a piedi, fosse anche stata l’ultima cosa che facevo da viva, e la Tabata doveva venire con me, conscia del fatto che lei dall’alto dei suoi 10 anni ce l’avrebbe fatta benissimo, io, boh, speriamo, vedremo, chissà…
Un problema si è posto subito, vogliamo forse chiamarlo segno del destino?: io non ho zainetti da scampagnata; borse, borsine, borsette quante ne volete, ma zaini no, ero carente. Ero perché il mio amore ha provveduto subito comprandomi il mio primo Eastpak (a quarant’anni suonati, un record di cui vado anche un po’ fiera, perché sarà comodo, funzionale e indistruttibile, ma bello no, il bello è un’altra cosa). Lo ha scelto in un bel fucsia segnaletico, così butta caso che finisco in una scarpata, trovare il corpo sarà più facile, sicuramente si vedrà anche dall’alto, casomai servisse l’elicottero vista l’impervietà del sentiero. Quando si dice “pensiero positivo”…
Sveglia alle 7 in punto, zainetti preparati la sera prima, colazione e abbigliamento da esperti camminatori. Un unico dubbio mi tormenta ancora adesso: perché, avendo a disposizione due paia di scarpe da trekking super professional comprate per il viaggio di nozze, quindi praticamente nuove, abbiamo optato per indossare delle scivolosissime scarpe da ginnastica? O meglio, perché quando mi son venute in mente le scarpe da trekking, ho chiesto un parere a Luca? Potevo ignorarlo? E invece niente da fare, mi sono fidata ciecamente di lui, e le mie scarpe The North Face le rimpiangerò in più di un’occasione.
Tabata felice e fremente, io speranzosa di farcela, Luca in piena metamorfosi, sta diventando Furio a tutti gli effetti. La nostra combriccola è così composta: noi tre, La Faraona, La Laurina, Enrico, e La Maestra Barbara.
E via, si parte all’avventura, accompagnati da un clima a dir poco ostile, infatti più saliamo più aumenta la foschia, il sentiero che doveva per larghi tratti essere panoramico, ce lo dobbiamo immaginare, infatti aldilà degli alberi regna il nulla più totale.
Arrivo previsto a destinazione per le ore 12:00. Tabata dà subito prova del suo vigore nominandosi capo squadra, infatti è sempre saldamente in testa al gruppo, noi umani la seguiamo annaspando per alcuni tratti in evidente debito di ossigeno, ma con l’umore bello alto, umore che non cede nemmeno quando mi concedo qualche bel scivolone per terra, seguita poi a giro dalle altre fanciulle, ma niente di che, siamo ancora tra voi.
Arrivati al Passo dell’Anchetta il sorriso si spegne un attimo sui nostri bei faccini dalle guance rosse per la fatica: giusto il tempo di prendere coscienza del fatto che ci aspetta una salita molto ripida e dissestata, non a caso detta “il tagliere”, a seguire un sentiero in discesa costellato di pietre scivolose (la Manu cadde qui la prima volta), per finire con un sentierino largo dieci centimetri, forse quindici, ai lati costellato di rovi e ragnatele.
Siamo sporchi, bagnati, pieni di graffi e un po’ affaticati, questo per quel che riguarda noi umani; Tabata è scodinzolante, allegra e baldanzosa, quando, quasi all’improvviso, spunta dalla nebbia, lui, il Santuario, la nostra meta. Missione compiuta.
In un momento di estasi religiosa decido di entrare in chiesa, mi metto giusto la giacca per essere un poco più decente vista la sacralità del luogo…Ma come mai sento questo rumore di chiavistelli e lucchetti? Mi giro verso l’ingresso e noto che è inequivocabilmente chiuso. Grazie signora custode che ci hai visto arrivare, sette anime spuntate dal nulla nella nebbia, e che hai sentito quello che avevo intenzione di fare, e in pieno stile “torta di riso finita” mi hai chiuso la porta sul naso, grazie grazie grazie!
Quando si dice la carità cristiana, lo spirito di fratellanza, “aprite le porte a Cristo e al suo gregge”….Ma non è finita quì.
Decidiamo di tornare in funivia, andiamo a fare i biglietti e il personale addetto praticamente ci ride in faccia: “la funivia non va a causa delle condizioni metereologiche precarie”, ma è solo un pochino di foschia…Gentilmente -si fa per dire- ci indicano il sentiero a scendere, gambe in spalla e andare.
Un’ora di cammino su dei ciottoli che fanno un male alle piante dei piedi quasi inimmaginabile (avessi le mie scarpe tecniche, sai che goduria, e invece a ogni passo è un santo che cade dal calendario), se poi ci aggiungiamo che a causa della pendenza le punte delle dita prendono a testate la punta delle scarpe, i dolorini sparsi a causa della caduta di prima, due cani arrabbiatissimi che sembrava ci volessero mangiare vivi a tutti e la Tabata che rispondeva colpo su colpo, La Faraona che a momenti ci finisce veramente giù dal sentiero rischiando un volo di qualche metro e di massacrare delle piante di zucchine novelle, seguita a ruota dalla Maestra Scaroni, però i giudici hanno decretato che la sua caduta per quanto meno rocambolesca fosse, era decisamente più elegante; quindi è lei la vincitrice del trofeo “caduta del giorno”.
Mi è toccato anche fare pipì “en plein air” perché me la sono inutilmente tenuta per non perdere la funivia, e non avevo altra scelta, se non quella di un potenziale blocco renale, quindi o così o così, mentre mio marito che dovrebbe farmi da scudo umano, mi guarda e sghignazza, l’infame…
Per non farsi mancare niente, abbiamo scoperto nostro malgrado che davanti a ben tre bivi, nonostante avessimo seguito pedissequamente le indicazioni dei passanti, siamo riusciti a sbagliare strada e a farci ridere dietro dagli abitanti della zona, oltre ad allungare la via del ritorno.
Ma alla fine l’abbiamo spuntata noi, certo, sul treno che ci riportava a Chiavari la gente ci guardava con il ribrezzo dipinto in volto da tanto eravamo sporchi, certo, cominciavamo a sentire ogni tipo di dolore fisico, certo, puzzavamo come cimici pestate, anche se Luca spruzzava del deodorante a destra e a manca, peggiorando per quanto impossibile potesse sembrare, la situazione.
Però è stato bello, abbiamo chiacchierato e riso molto, abbiamo condiviso cibo e bevande nel pieno rispetto dello “stile del pellegrino”, al nostro passaggio la gente ci salutava, anche perché con ogni probabilità non avranno visto nessun altro oltre a noi. Abbiamo immaginato bellissimi paesaggi perché non si vedeva niente oltre al nostro naso, insomma una bella dieci chilometri in mezzo al bosco che se fosse un po’ più curato sarebbe sicuramente ancora più bella, fra salite discese e pezzi in piano che erano un vero toccasana per le gambe.
Il giorno dopo quando mi sono svegliata mi sarei sparata, ci ho messo tre giorni a riprendermi, anche lavarmi i denti era dolorosissimo, sedermi una tortura e le braccia erano costellate da graffi e morsicature di insetti, mi sono spuntati lividi un po’ ovunque, camminavo come Robocop perché avevo le gambe dure, mi facevano male entrambe le caviglie e ogni singolo movimento mi è costato uno sforzo sovrumano: ma lo rifarei subito.
Quasi subito…
Vabbè no dai, subito subito no…
Settimana prossima…
Dieci giorni…
E ma poi fa troppo caldo….
Ok, poi ci mettiamo d’accordo…
“Tim, informazione gratuita: l’utente da voi selezionato non è al momento raggiungibile, o potrebbe avere il terminale spento”
TUTUTUTUTUTUTUTUTUT….

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4 pensieri riguardo “Metti un sabato di trekking fra i boschi e la nebbia…

  1. Amica mia
    Io l’ho fatto la prima volta a tredici anni e va da se …era una passeggiata..oggi non so😜l’età è differente!
    Comunque pensa che durante la novena i pellegrini la fanno tutte le notti per assistere alla messa delle 5 del mattino😴
    Dal 23 giugno al 1 luglio…sono devoti alla Madonna e in odore di santità aggiungerei!!!!😇😇comunque se volete riprovare ne vale davvero la pena.. In quei giorni😁😁baciiii

    1. Tesoro bello, ci devo pensare. Pensato: anche no. 😁😁😁ma grazie per il suggerimento. Inizia a fare troppo caldo e se mi lancio all’avventura, non vorrei andare a salutarla di persona la Madonnina 😵😵, ne riparliamo più avanti, con il favore climatico. Lo so che i devoti la fanno di notte che fa fresco, ma io la notte preferisco dormire.. 😴😴😴😴😴
      Baci baci 😚😚😚

  2. brava! sì è stato proprio così 🙂 e gli scivolaus..lo abbiamo fatto per far sentire gli ometti dei very trekkers che pensavate che siamo scivolate per davvero???

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