Portofino e i “carontisti”

I primi arrivano quasi in sordina, con il traghetto delle 10.00, sono quasi tutti anziani, per la maggior parte stranieri, lo si intuisce dal pantalone a pinocchietto che sfoggiano con baldanzosa nonchalance e dal sandalo da frate.
Scendono dal traghetto e armati di cartina geografica di Portofino, si incamminano e spariscono, risucchiati dalle vie del paese. Loro, questo sparuto manipolo di turisti, sono l’avviso, la minaccia di quello che sta per accadere, come quando poco prima del diluvio vengono giù quei goccioloni grossi che se ti cadono in testa fanno quasi male.
Infatti alle 10.30 entra in porto il traghetto di linea che parte da Rapallo un’oretta prima, è talmente pieno che sembra un barcone di profughi pronti ad tutto pur di raggiungere la famigerata Piazzetta.
Sono le anime perse di Dante “..Caron dimonio con gli occhi di bragia, loro accennando tutti li raccoglie…” solo che al posto del fiume Acheronte, noi abbiamo il Golfo del Tigullio, e invece di essere traghettati all’Inferno, vengono mollati tutti sulla banchina del porticciolo di Portofino. È grazie a questo illuminante paragone se i turisti che raggiungono Portofino in traghetto, vengono chiamati “carontisti”.
Un misto di varie umanità amato e odiato da chi vive la realtà del borgo tutti i giorni. Amato perché che piaccia o no, foraggiano alimentano e sostengono la fortuna di chi qui ha bar, gelaterie e negozi di souvenir. Odiati perché riportano bruscamente alla realtà chi è ancora convinto fra i vari commercianti che Portofino sia una piazza esclusiva degna solo di accogliere fra le sue lussuose braccia, sceicchi, imprenditori e star del jet-set. Niente di più falso.
Addio tempi gloriosi in cui uno sceicco entrava in una boutique qualsiasi e letteralmente la svuotava, lasciando mance lautissime; sì certo, ogni tanto arriva la notizia di qualche collega che ha fatto una super vendita, ma ormai sono urla nel deserto.
A far la voce grossa qui ora sono i russi che con le loro carte di credito sfavillanti e una totale assenza di educazione e savoir vivre dettano le regole, che si possono sostanzialmente riassumere in un lapidario “io pago, io comando” e bisogna pure dir loro grazie, altro che mugugni.
Son finiti i tempi bellezza mia delle bottiglie di champagne a mille euro a boccia usate per lavarsi i piedi, ora se il fornaio mette un pezzo di focaccia 3 euro anziché 2, arriva pesante la mannaia di Tripadvisor che ti mette virtualmente sui ceci con una recensione da paura. Nell’angolo con le orecchie d’asino in testa fino a nuovi ordini. E silenzio.
I ristoratori mugugnano perché i carontisti non fanno pranzi pantagruelici , prendono una pasta in quattro, niente pane e acqua del rubinetto, però se poi arriva Afef e pilucca solo una mozzarella con un foglia di lattuga, beh lei può, lei è vip. Che tradotto in soldoni vuol dire che la sua mozzarella e lattuga gliela faranno pagare come una bufala intera (l’animale, sia chiaro) e la lattuga più o meno come il rifacimento del prato di San Siro, e lei non batterà ciglio. Tanto ci pensa il Tronchetti, e lui non fa sicuramente le pulci allo scontrino fiscale come ho visto fare a illustri sconosciuti. Intere tavolate di stranieri riunirsi in simposio per cercare di capire quella strana voce “coperto” a loro sconosciuta, della serie “mica te l’ho chiesta io la doppia tovaglia, io avrei mangiato direttamente sul tavolo”.
Si fanno le foto davanti alle vetrine di Dior, Louis Vuitton e Pucci, ma poi vagano alla ricerca della maglietta con la scritta Portofino a 15 euro, perché se “Sanremo è Sanremo” anche Portofino non scherza.
Traghetto che arriva, turista che trovi. Ma le domande sono sempre le stesse.
Dove si trova il castello di Berlusconi? A seguire “ma Lui è qui? Lo ha mai visto? Come è?”
Dove si trova la villa della Contessa Vacca Agusta?
Dove si trova la villa di Dolce e Gabbana? A seguire le stesse altre domande relative al Cavaliere.
Di chi sono le barche in porto?
Chi c’è oggi in giro di vip?
Queste sopra elencate sono le domande che fanno tipicamente gli italiani, gli stranieri sono più fantasiosi. Ad esempio:
Dove è la stazione di Portofino?
Dove sono i centri commerciali?
A quanti minuti di cammino si trovano Le cinque terre/Portovenere/Forte dei Marmi? E quando gli rispondi che ci vogliono qualche centinaia per non dire migliaia di minuti, e che quindi sarebbe meglio che prendessero un treno, ci rimangono male, perché nel loro immaginario la Liguria è piccola piccola piccola, e non hanno torto se la paragoni all’Australia o agli Stati Uniti, ma per tanto piccola che sia, non puoi pensare di attraversarla tutta a piedi e in giornata.
Portofino è anche e soprattutto questo: turismo mordi e fuggi totalmente low cost, accessibile a tutti, come è giusto che sia. Perché “i found my love in Portofino” la conosciamo tutti e a tutti piace sentirsi un pochino vip camminando sui ciottoli che a suo tempo furono calpestati da Elisabeth Taylor e Frank Sinatra.
E per uno che entra in una gioielleria e compra quella favolosa collana da 30.000 euro senza battere ciglio, ci sono almeno cento signore che davanti a quella collana in vetrina hanno sognato di indossarla, altre cento si sono fatte la foto e poi c’è un drappello di signore napoletane che dopo aver visto il prezzo hanno così commentato “ma che è di Svarokki (Swarovski)?” E si sono allontanate ridendo, dando una vigorosa leccata al cono gelato che si stava sciogliendo e camminando svelte svelte nei loro sandali ortopedici perchè Caronte non aspetta.

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