Fino a che punto…

Fino a che punto?
Fino a che punto è giusto schiacciare nell’angolo l’avversario più debole?
Finché non vediamo nel suo sguardo la paura più cieca?
Finché non implora pietà?
Fino a che punto è ammissibile infliggere una tortura ad un altro essere vivente?
Quel punto sarà forse quando privato della sua dignità,
obbedirà al nostro volere,
dirà ciò che vogliamo sentirci dire,
farà ciò che vogliamo che faccia?
Oppure quando annegherà in quel lento stillicidio di dolore che noi abbiamo deciso essere per lui la giusta punizione..
Qual’è il limite oltre al quale l’insulto non è più la deflagrazione della propria rabbia,
ma libero esercizio di violenza verbale?
e chi è che traccia la linea di quel limite?
E durante un litigio chi è il più forte?
Colui che alza la voce fino a sovrastare quella dell’interlocutore o chi a bassa voce porta avanti il proprio punto di vista?
È avversario più rispettabile chi serba rancore o chi, una volta fatte le proprie ragioni, torna a sorridere come se niente fosse successo?
Ed è più forte chi consapevole della propria forza umilia, picchia, tortura, insulta un altro essere vivente, o chi accetta silenziosamente un castigo senza colpe?
È più forte il martire o il carnefice?

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