Magda vive.

Magda se ne è andata. Si è chiusa in bagno, ha tirato giù il coperchio del water, si è seduta e ha pronunciato la sua frase mito “non ce la faccio piùùùù” e poi ha preso la sua strada. In barba a Furio, ad Antonluca e Antongiulio, al vibrione e alle votazioni che, se non fosse stato per il diritto di voto, lei e la sua bizzarra famiglia non avrebbero mai intrapreso quel viaggio verso Roma che ce l’ha fatta conoscere e amare.

Magda è entrata ufficialmente nella mia vita nel 2011: io e Luca stavamo caricando le valigie in macchina per partire per uno dei nostri viaggi e, mentre  io le butto a caso nel portabagagli,  lui senza proferire verbo, le scarica tutte e le rimette dentro in maniera che tutto sia in perfetto ordine e la macchina  perfettamente assettata. Poi si gira, mi guarda e sorridendo mi apostrofa così :”Magda, per l’amor di Dio fermati! No, non si dispongono i bagagli dentro una macchina così. Eh, tesoro… quando compi questa operazione devi sempre tenere presente di comporre un mosaico, ogni cosa deve combaciare con l’altra, deve essere come un puzzle né più né meno”. Una folgorazione: ma lui è veramente Furio e allora io sono Magda, la SUA Magda. Un brivido mi corre lungo la schiena, rileggo in un lampo tutti i suoi comportamenti bizzarri, metodici e ordinati, e poi di fianco a lui ci sono io: la cazzara innamorata di lui e mi scappa da ridere. Tutto è partito da lì, l’idea di questo blog, della pagina Facebook, dell’ I-pad che mi ha regalato lui con incisa dietro la scritta “Magda tu mi adori?”

E ora Magda non c’è più. Che poi ad essere del tutto onesti, Irina Sanpiter, ha fatto pace con Magda solo di recente. In una sua intervista nel 2011, ha confessato che questo personaggio l’aveva come intrappolata, e nemmeno lei stessa aveva capito subito la potenza che Magda aveva dentro. E in effetti così è. Ogni donna è stata, è, o sarà almeno una volta nella vita Magda, apparentemente debole e sottomessa agli umori del marito, ma in realtà un vero carro armato di femminile pazienza. Volendone fare un aforisma diremmo che “ci vuole una grande forza per apparire deboli”.

Siamo oneste, quante volte messe davanti all’ennesimo bizzarro quanto fastidioso atteggiamento del nostro partner, avremmo voluto che si materializzasse davanti a noi un bagno dentro il quale rinchiuderci e urlare “non ce la faccio piùùù!!”, ma poi, manco a dirlo, il bagno non è comparso, e dopo un paio di minuti necessari per smaltire l’istinto omicida, siamo tornate le dolci fanciulle che hanno fatto innamorare a suo tempo la nostra croce e delizia: Furio. Magda è campionessa mondiale di fedeltà, sogna di scappare con un affascinante musicista sconosciuto incrociato all’autogrill, salvo poi pentirsi di quel fulmineo pensiero, esattamente come noi quando, durante un litigio con il marito millantiamo di andarcene per non tornare mai più, e mentre lui animato da nuove speranze, immagina il suo imminente futuro da scapolo, noi cerchiamo rifugio nell’incavo della sua ascella, e anche se fino a poco fa lo avremmo preso a badilate nella schiena, ora siamo lì al sicuro, nell’unico posto dove vogliamo stare. Anche se la sua ascella è crollata da un pezzo.

Furio che la mette alla prova e Magda che, come un partigiano nascosto nei cespugli, combatte la sua battaglia a colpi  termos latte, termos acqua e limone, succhi di frutta, sandwich al burro, sandwich al prosciutto, sandwich allo stracchino, binocoli, documenti e manopole del gas in posizione orizzontale, ma non molla il colpo, femminile baluardo di una famiglia che la mette alle strette, figli compresi ma lei non cade, al limite alza gli occhi al cielo e sospira, perfettamente padrona di sé. Prova ad abbozzare una fuga, millantando malesseri e stress a vario titolo, ma quando Furio le fa notare che sarebbe un pessimo esempio per i loro figli, rinuncia. Donna, moglie e mamma così rassicurante nel suo completo beige, non sarebbe stato lo stesso se il suo tailleur anni ’70 fosse stato rosso, se i suoi capelli fossero stati lisci. Pensi ad una ipotetica Magda e la immagini così come è: non troppo bella ma  neanche brutta, non magra ma nemmeno rotonda, non appariscente, ma nemmeno una donna che passa inosservata: Magda è esattamente come ci immaginiamo noi stesse nella maggior parte dei  casi.

E’ per questo che Magda siamo noi nella nostra parte più intima e nascosta: la calma apparente in superficie mentre sotto il magma  bollente circola a fiumi, e il colpo di coda è in agguato, così come ci lascia intendere il finale del film: Furio fuori del seggio elettorale con Antongiulio e Antonluca tenuti per mano, ad aspettare invano che Magda esca dalla cabina elettorale. Ma Magda ha tagliato la corda, alla fine ha vinto lei, anche se la stessa Irina alla domanda “Provi ad immaginare un finale per Magda” ha così risposto “Guardi, Magda sarebbe stata con Raoul al massimo una notte e senza fare sesso. Poi sarebbe tornata da Furio e dai figli”. E in fin dei conti è così che ci piace immaginare che siano andate le cose, perché a noi discepole di Magda piace l’equilibrio e l’ordine; davanti al moto di ribellione di sua moglie, Furio si sarebbe ravveduto, e vissero tutti felici e contenti.

Ma Magda questa volta non tornerà. Ci ha lasciato in dote la sua dolcezza, il suo sguardo languido, e tutto il suo bagaglio di emozioni occultato allo sguardo distratto del marito da un sipario di calma apparente. Magda non pretende, Magda non si ribella, Magda non urla, non si arrabbia e non sbatte le porte dietro cui si nasconde per sfogare la sua rabbia. Magda è la brava ragazza che vive dentro di noi, ed è per questo che ci mancherà, anche se per ritrovarla basterà schiacciare “play” e rivedere per la milionesima volta il film che ce l’ha fatta conoscere e amare subito e tantissimo: “Bianco, rosso e verdone”.

R.I.P Irina, alla fine Magda ce l’ha fatta.

 

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