Tutti sul Monte Penna – seconda parte –

La strada si snoda liscia, e a me sembra di sfogliare un album di fotografie e in tutte le fotografie ci sei tu, davanti o dietro l’obiettivo, ma ci sei.
Su questo rettilineo ci avevi fatto vedere le pernici, che delusione fu per me apprendere che altro non erano che uccelli come tanti, io, nella mia mente di bambina, avevo deciso che le pernici per una strana assonanza, altro non erano che parenti lontane dei simpatici procioni…fu una delusione terribile scoprire che invece di una morbida pelliccia, avevano delle piumacce, e di un brutto colore pure.
Seguendo sulla strada siamo passati davanti a quell’albero di ciliegie, per raccoglierle ti eri sporto talmente tanto dalla ringhiera che hai perso il portafoglio e ci siamo dovuti ingegnare per recuperarlo, per me e Angelo una goduria infinita: doppia avventura, da soli noi tre. Già, perché le cose che facevamo con te senza mamma avevano il gusto del proibito: con te potevamo arrampicarci sulle rocce più alte, saltare nei fiumi, io in particolare saltavo anche nei formicai (con le ovvie conseguenze), quando c’eri tu potevamo fare tutte quelle cose che, quando eravamo soli con mamma, non ci era consentito fare. Tanto alla peggio si arrabbiava con te, ma lo sapevi benissimo anche tu: mamma non si arrabbia mai. Non è capace e noi tutti ci abbiamo sempre marciato sopra alla grande.
Siamo passati davanti anche a quello strapiombo da cui si gode di un panorama mozzafiato, peccato solo che tu per farne stare il più possibile nella foto a momenti, a furia di “fate un passo indietro, ancora uno, ancora uno… e uno” ci fai precipitare tutti nella scarpata, tirava un vento che me lo ricordo ancora adesso, così come mi ricordo la stretta mortale con cui mamma ci teneva stretti a me e a Angelo per paura che chissà cosa ci potesse portare via. Devo ricordarmi di cercarla quella foto.
Finalmente dopo vari bivi imboccati a caso, siamo arrivati alla partenza del sentiero, devo riconoscere che i miei ricordi non mi sono stati di nessun aiuto, perché quando i contorni della realtà si accavallano a quelli dei ricordi, tutti i posti diventano uguali, seppur diversissimi. E anche se avessi dei ricordi vivissimi, sai quante cose possono essere cambiate in trent’anni, solo una cosa è rimasta uguale: la foresta del Penna.
Luca mi ha preso in giro tutto il giorno, perché , mentre gli raccontavo delle nostre avventure, l’unico aggettivo che mi è venuto in mente è stato “maestosa”. Potranno aver ristrutturato, spostato, modificato strade, rifugi, campi da bocce e posteggi, ma di certo non possono aver spostato gli alberi, loro sono gli stessi di allora, solo un pochino più alti e questa consapevolezza mi ha emozionato, gli alberi di oggi sono i nostri alberi di allora.
Sono a mio agio nei boschi, merito tuo anche questo, che ci hai insegnato a non averne paura, ma a osservarlo, da buon alpino ci hai insegnato a leggere sia i segnali messi dall’uomo, ma anche quelli messi lì dalla natura: una pietra particolare, un ruscello, un ramo spezzato, tutto può essere utile per ritrovare la via della discesa, se dovesse capitare di perderla.
Ho anche trovato dei funghi, velenosissimi credo, e come mi hai insegnato tu quando mi ripetevi “guarda bene, apri bene gli occhi, vedrai che ce ne sono altri” così ho fatto, e usando il bastone “con delicatezza, Manuela” ho spostato le foglie e ce n’erano altri , ma siccome “dal bosco non si prende ciò che non serve”, li ho lasciati tutti dove erano, anche perché se con quei funghi ci facevo un sugo sono praticamente certa che ora io e Luca saremmo dalle tue parti…
Avessi visto papà lo stupore di Luca quando ho rimediato due bastoni da due rami spezzati per aiutarci nella salita, un colpo secco usando il ginocchio come leva, e il gioco è fatto. Siamo saliti, saliti, saliti, poi a dirtela tutta, quando ho visto segnato sugli alberi “A5”, ho intuito che avevamo sbagliato sentiero, il nostro doveva essere un “A1”, ossia un sentierino da dilettanti facile facile, mentre un “A5” è un sentiero con parti rocciose e parti ferrate che necessitano di esperienza e attrezzatura specifica (mi sono documentata sui codici del CAI al ritorno, così la prossima volta non sbagliamo più), e quindi non era proprio possibile proseguire; se poi ci aggiungi che Luca soffre di vertigini e avevamo con noi Tabata, ci siamo dovuti arrendere.
Però ho notato questo: mentre Luca era innervosito dalla situazione, io ero tranquillissima, anche perché eravamo sul Penna e non sull’Himalaya, avevamo ancora molte ore di luce a disposizione, pochi viveri, è vero, ma prima di arrivare al grado di denutriti, parecchi chili di ciccia da smaltire, e asso nella manica: Tabata!
Voglio dire, Tabata TECNICAMENTE è un cane, e i cani hanno un portentoso senso dell’orientamento, certo, ragionando per immagini se pensi a un cane nel bosco che ti viene a salvare, ti viene in mente:
a) un San Bernando che mite e paziente ti “dice” seguimi e ti porta al sicuro.
b) un pastore tedesco che con germanica sicurezza ti “dice” si va di là, e in tre secondi sei al rifugio.
Noi avevamo a disposizione un buffo labrador che con “quello” sguardo ci avrebbe detto “proviamo di quà….no di là….no scendiamo….no ora saliamo” e zigzagando per il bosco, ci avrebbe tratto forse in salvo….basta non avere fretta.
Tutto ma proprio tutto, quel pomeriggio mi ha parlato di te, dalla mia mania, tale e quale alla tua, di scattare fotografie nei momenti meno adatti: Luca che aveva fame e voleva arrivare alla macchina e io che invece gli chiedevo “fermati, voltati, sorridi, guardami”, credo mi abbia detestato, ma io le foto le ho scattate lo stesso.
Quando poi mi sono resa conto di essere vicinissima alla vetta, mi sono allontanata, o meglio, lui e Tabata si sono seduti ad aspettarmi, mentre io mi sono incaponita a cercare possibili punti per salire ma era veramente impossibile, ma per quei quindici minuti siamo stati soli io e te…Ho mangiato le more selvatiche, ho guardato i fiori che sbocciano negli anfratti rocciosi, ho sorriso molto e mi sono commossa altrettanto, perché so che se ci fossi stato tu sulla vetta del Penna ci saremmo arrivati per la strada giusta al primo colpo, avrei potuto tentare una arrampicata spericolata perché tu avresti saputo tranquillizzare Luca e Tabata ti avrebbe seguito adorante con quello sguardo che aveva solo per te.
Poi come consuetudine, una bella sosta al Miravalle in paese per rifocillarsi, deviando per il Pastificio Chiesa dove, una sempre uguale signora Delia (ma quanti anni avrà?) mi ha incartato una torta meringata che di meringa non ha proprio niente, ma è mortalmente buona, e poi giù al caseificio a fare incetta di formaggi e yogurt della Val d’Aveto.Ti saresti divertito come un matto e so che saresti stato entusiasta all’idea di unirti a noi. Ma come ti ho già detto:c’eri.
C’eri quando il sole filtrava attraverso i rami e illuminava macchie di sottobosco. C’eri quando Tabata si è messa a saltellare in quel rigagnolo e io e Luca non riuscivamo a dirle di smettere, tanto era bello guardarla. C’eri nel silenzio interrotto dalle nostre risate. C’eri nella pace e serenità che i boschi e un paesaggio montano, hanno il potere di infondermi fino alla radice dell’anima. C’eri in quella smania che avevo di trovare cose che i miei occhi avevano già visto, ma trent’anni prima e che mi emozionava riconoscere.
Una giornata indimenticabile, passato e presente si sono intrecciati e ingarbugliati nel mio cuore e nei miei pensieri, un sacco di emozioni. Tutte belle.
Santo Stefano è questo, è il tempio dei ricordi, forse è per questo che ci appare bellissimo e irrinunciabile, è il custode fedele dei ricordi più cari.
È uno scrigno che magicamente si apre ogni volta che lo raggiungo, e la donna di quarant’anni di oggi, cammina per le viuzze del paese tenendo per mano una bambina con il fazzoletto in testa e le ginocchia sempre sbucciate.

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2 pensieri riguardo “Tutti sul Monte Penna – seconda parte –

  1. Emozionante ed efficace!La realta’ che si narra diventa altro….brava Manu!A quando la pubblicazione del libro?Nel frattempo continuero’ a leggere il tuo blog!

    1. Ussignur, mi son venuti i brividi dall’emozione! Il libro a essere onesti procede a rilento, ma arriverà anche quello. 😊Grazie per i complimenti, una deliziosa carezza all’ anima.
      Un abbraccio e grazie.
      P.s: ma sei l’Ombretta che penso io?

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