Fusilli o farfalle? Magda e il “caso Barilla”

Terremoto in dispensa…..i fusilli Barilla non sono gay-friendly. Allarme! Allarme! E tutta la la rete si infervora.
Il povero Guido Barilla, ospite della trasmissione radiofonica “la zanzara”, trasmissione che io seguo e di cui mi fa impazzire il tono ultra polemico del presentatore, dichiara che, negli spot televisivi della sua azienda, lui preferisce usare l’immagine di una famiglia tradizionale. 3 2 1 …pronti via, esplode la bomba.
Nel giro di un minuto Guido Barilla cessa di essere un buon imprenditore, brava persona, bell’esempio di ciò che l’Italia sa e può fare, per diventare: un OMOFOBO.
E giù pagine e pagine, sia cartacee che sul web, sulla questione in modo che tutti, ma proprio tutti, potessero dire la loro. Potevo forse tirarmi indietro io? Giammai.
Infatti, anche se un po’ in ritardo, eccomi qua.
Fermo restando che la verità e la ragione non stanno mai tutte da una parte sola, io la penso come lui. Non mi sembra affatto una dichiarazione omofobia e terrificante, ammettere che lui per pubblicizzare i suoi prodotti preferisce la rassicurante immagine della famiglia tradizionale: madre, padre, figli, cane tutti bellissimi e felicissimi già di prima mattina.
Già perché “preferire” una determinata cosa non vuol dire per forza detestarne un’altra, voglio dire, io preferisco i cani, ma se vedo un gatto per strada mica gli tiro una pietra….sono forse una GATTOFOBA? No.
E allora, dove sta il problema?
Che poi a ben guardarle le pubblicità della Barilla sono lontane anni luce dalla realtà, esaminiamole un secondo. Case da sogno, ambientazione glamour, tutti belli, vestiti sui toni dell’avorio e del beige, con i loro bei pigiami freschi e perfetti di stiro, spettinati ad arte, che corrono a tavola felici dove ad attenderli ci sono tazze di latte appena munto, brioches fragranti, biscotti appena sfornati, spremute fresche e un irritante buon umore. Sì irritante….perché appena vi cala l’effetto della droga che avete assunto vi apparirà davanti agli occhi la vera realtà dei fatti.
Appartamento con mutuo centennale arredato Ikea, pigiami deformi con il cavallo alle ginocchia e l’orlo che di lavaggio in lavaggio sale e dalla caviglia si assesta alla deprimente altezza di metà polpaccio, coda per il bagno, facce tristi e mugugni, gente che trascina le ciabatte fino alla cucina dove si scalda il latte a lunga conservazione che verrà servito nelle tazze spaiate, le brioches perdono il loro aristocratico titolo e diventano merendine consumate con il fondino ancora avvolto nel cellophane del multipack, cinque minuti e poi tutti fuori, senza neanche salutarsi. Così vanno le cose.
Stendiamo un velo pietoso sul mugnaio iberico super fascinoso che a tempo perso parla con galline acciambellate su cuscini di velluto rosso….lui, ormai, ce lo siamo giocato….
Negli anni novanta, un papà che nella vita è un businessman di successo e probabilmente senza scrupoli, si commuoveva fino alle lacrime quando, frugando nelle tasche del suo completo grigio, trovava il fusillo che la sua figlioletta aveva messo per non fargli sentire nostalgia di casa. La stessa figlioletta che sotto il diluvio con indosso un’adorabile impermeabile giallo, raccoglieva per strada un gattino fradicio e lo portava a casa con se, dove ovviamente veniva accolto a braccia aperte. E da quel momento per tutti è stato “dove c’è Barilla c’è casa”.
Luoghi comuni e immagini stereotipate montate ad arte per far leva sui buoni sentimenti degli ignari consumatori tanto desiderosi di entrate in quel mondo felice e vincente con uno slogan facile facile.
Sono certa che mentre parlava Guido Barilla nemmeno ci pensava al rischio che stava correndo, e tantomeno al danno di immagine a cui la sua azienda stava andando incontro, altrimenti avrebbe taciuto, o detto qualcosa di facile facile e politicamente corretto. È per questo che sono convinta della sua totale buona fede, altrimenti sarebbe un matto. E matto è appurato che non è.
Trovo molto più leccaculo e fastidiosa la pubblicità di Ikea che mostra una felice coppia gay che va a fare shopping con la celeberrima busta gialla, tenendosi per mano: mi sembra ipocrita in quanto mette l’accento sulla questione gay con la mano esageratamente pesante. E così come mi infastidisce sentire frasi del tipo “no no, io non sono CONTRO i gay”, allo stesso modo trovo fastidioso chi puntualizza “vedi io sono a FAVORE dei gay”. E la pubblicità di Ikea mi sembra orientata in questo senso. Una ruffianata bella e buona. Poco importa se il “signor Ikea” sia una delle più brutte persone al mondo, lui è bravo perché è gay friendly.
Ecco, torniamo con i piedi per terra: è marketing bellezza. Sono bravi i suoi responsabili marketing, che lui si limita a pagare lautamente (forse).
Gay, lesbiche, etero, trans: a prescindere dall’orientamento sessuale che possono avere, sono comunque tutte persone e tutte sullo stesso livello. Chissenefrega del loro orientamento sessuale. Quando mi presentano qualcuno io mica mi arrovello su dove gli piaccia metterlo o prenderlo, sono fatti suoi, così come sono fatti miei se mi piacciono gli uomini o le donne o entrambi i generi.
Mi fa paura pensare che dopo le quote rosa in Parlamento, ora ci si debba porre anche la questione delle quote gay nel mondo della pubblicità, perché laddove ci deve essere qualcosa di garantito in favore di una qualsiasi categoria, vuol dire che la categoria in oggetto è più debole delle altre.
Io personalmente detesto le quote rosa: un individuo alle Camere ci deve andare perché ha i titoli per farlo, perché è in gamba e può fare qualcosa di buono, uomo o donna che sia; se una donna è un’incapace (e di esempi ne abbiamo a bizzeffe) se ne sta a casa, idem per un uomo che si dimostra essere un imbecille, non che ogni (dico a caso) dieci parlamentari uno deve essere per forza una donna perché è giusto e democratico così…le agevolazioni non sono democratiche, le agevolazioni mettono l’accento su una debolezza intrinseca nel soggetto che viene agevolato. Debolezza che spesso viene determinata e quantificata da terze persone, diverse dalla persona in oggetto.
Finché la diversità comunque la si intenda, verrà considerata elemento discriminante a favore o contro una determinata categoria, non ci potrà mai essere integrazione. Penso che la vera integrazione passi attraverso il disinteresse, mi spiego meglio. A me non interessa se una persona è gay o è etero, così come non mi interessa se ha la pelle verde, nera o gialla, mi interessa il suo pensiero, la sua vita, il suo essere persona esattamente come lo sono io.
Quando non ci interesserà più sapere gli orientamenti sessuali, religiosi o politici di qualcuno, ma vedremo questo qualcuno come soggetto avente voce, diritti e doveri esattamente come noi, e non dovremo più nè proteggerlo, nè difenderci da lui, ecco solo allora ci sarà la vera integrazione.
E non ci sarà più bisogno di mettere una persona alla gogna solo perché ha espresso un’opinione personale. Perché di questo si tratta: solo un’opinione. Bisogna accettarla, magari non condividerla. Ma accettarla.

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2 pensieri riguardo “Fusilli o farfalle? Magda e il “caso Barilla”

  1. Assolutamente d’accordo con te. Questa storia della “Barilla omofoba” è una follia…
    Al massimo la si può criticare per le pubblicità a dir poco agghiaccianti (alla famigliola felice e strappalacrime – che se l’avessi avuta io mi sarei fatta adottare o sarei scappata di casa a tre anni – preferisco di gran lunga il più realistico mutuo centennale e il pigiama sgualcito con cavallo alle ginocchia), ma tacciarla di essere omofoba mi sembra solo una provocazione senza senso… Boh!
    Buona serata,
    Ila.

    1. Secondo me stiamo perdendo il contatto la realtà…l’importante è essere contro, non si contro cosa, ma comunque contro. Insostenibile, la gente infatti vive male.
      Grazie e alla prossima.
      Baci, Manu

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