Il passaporto scomparso

Eppure ce l’avevano detto: Buenos Aires è una città bellissima, cosmopolita, ricca di storia e interessi, MA i turisti sono spesso bersaglio di scippi e furti.
Detto fatto. Stamattina dopo una dormita secolare e una pantagruelica colazione, ci prepariamo per fare il tour della città quando un piccolo dubbio accompagnato da relativo senso di angoscia, si impossessa della sottoscritta: ma dove è il mio passaporto?
A seguire il panico. In rapida successione:
Rovescia la stanza: niente.
Disfa le valige ( tutte): niente.
Corri in reception dove il giorno prima il passaporto è stato registrato, e chiedi aiuto prima in italiano, poi in spagnolo, poi in inglese: niente.
Il passaporto che ieri è entrato in hotel, oggi è sparito…
Cosa si fa? Dopo la crisi isterica intendo….
Luca mi consola: beh, dai, ci rimpatriano e fine dei giochi…
Io al solo pensiero, mi viene da buttarmi nel Rio della Plata e sperare che ci sia in giro qualche coccodrillo affamato e che faccia di me il suo pranzo.
Chiamo in Italia, mi dicono di chiamare subito in ambasciata, chiamo e mi finisce il credito, scendiamo in reception: di quattro non ne fanno uno, aiuto inutile e svogliato. Sequestro un telefono, compongo numeri a caso…mi viene da piangere, sono disperata… E qui arriva in soccorso il primo angelo della giornata ( ce ne saranno tanti, per chi ci crede). Una centralinista del call center dell’ambasciata mi spiega che lei fa partire solo messaggi di aiuto generici e che non c’è nessun operatore che può aiutarmi…messa al corrente della mia situazione ( la parola magica è “viaggio di nozze”) però mi dice di chiamare un certo numero e di non rivelare mai la fonte, qualora qualcuno me l’avesse mai chiesta.
Chiamo…scopro così di aver chiamato la segreteria del Console Italiano dell’Ambasciata italiana. L’angelo numero due mi spiega cosa fare e dove andare, e prova a tranquillizzarmi…su quest’ultima prova fallisce…solo Dio in persona forse poteva riuscirci.
Alle 9, appuntamento in reception con l’angelo numero 3: Aleyandro, la nostra guida per il tour privato della città. Gli raccontiamo i fatti, lui non fa una piega e ci prende per mano.
Primo passo denuncia di furto al commissariato di polizia più vicino all’ambasciata, mette in atto alcuni escamotage per velocizzare il tutto, mi fa da interprete, firma con me, per lui un’illustre sconosciuta, il verbale di denuncia, ci accompagna in Ambasciata con la promessa di,aspettarci fuori ( e lo farà veramente!)
In Ambasciata pare che gli angeli si siano dati appuntamento ( a parte quelli italiani contattati da Buenos Aires, loro avevano finito il turno). Il primo, si attiva in tutti i modi possibili, ma c’è da aspettare un’ora per un nullaosta dall’Italia…e aspettiamo…
Annunciata da una musica celestiale arriva lei, la creatura più meravigliosa del firmamento che dice “facciamole un passaporto nuovo con procedura d’urgenza, l’autorizzo io” e tutti si danno da fare per il mio passaporto nuovo di zecca. Un intero Consolato sta lavorando per me, mi viene da piangere dal sollievo, dalla gioia, dalla gratitudine: ce l’abbiamo fatta.
Mentre stringo tra le mani il mio passaporto ci viene incontro una signora gentile, dice che ci vuole salutare perché ha saputo siamo di Chiavari e lei tanti anni fa ha vissuto a Chiavari in Via Nino Bixio, dietro le lenti degli occhiali si vede che ha gli occhi lucidi.
Usciamo dall’Ambasciata con una strana sensazione addosso: se il nostro viaggio può continuare lo dobbiamo solo a queste persone straordinarie, che uscendo un pochino dal loro ruolo ordinario, hanno messo insieme una squadra fantastica che ha raddrizzato una situazione drammatica nel giro di due ore…da soli non ce l’avremmo mai fatta.
Mi sono rimaste appiccicate addosso le parole del funzionario “per un connazionale in difficoltà, facciamo questo e altro”… Questo ci hanno detto a Buenos Aires, mi domando se in Italia ci avrebbero detto la stessa frase.
Ora andiamo a berci una cerveza e a buttarmi in piscina. Hasta luego.

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