Tous à Paris

Una delle rare occasioni in cui provo un po’ di sincero imbarazzo circa il nostro essere italiani è a bordo di un aereo. È più forte di noi, nel bozzolo sicuro e protetto dell’aereo, consapevoli di non essere più individui singoli, ma di fare parte di un branco, e che quindi il nostro comportamento non è più giudicabile, ci abbandoniamo agli atteggiamenti più assurdi.
Ho sviluppato una teoria e più a lungo sono a bordo di questo aereo e più mi convinco che è veritiera: i voli delle compagnie low cost straniere che si appoggiano ad aereoporti italiani, altro non sono che provvedimenti disciplinari per il personale di volo che è a bordo. Una punizione, severa per giunta.
Glielo leggo negli occhi mentre lo steward spiega in inglese a un branco di vacanzieri che di inglese non capiscono nemmeno una parola, come salvarsi la vita in caso di necessità. Credo che a un certo punto ci abbia pure rinunciato, si è sfilato il giubbotto di salvataggio di cui stava spiegando funzionamento e uso, e lo ha lanciato in un angolo, tanto nessuno lo seguiva…c’era la signora tracagnotta che vagava per il corridoio tentando, inutilmente, di schiacciare il giaccone che lo Yeti le ha prestato in una cappelliera, peccato che la signora sfiorava forse il metro e cinquanta e le cappelliere sono ben più in alto….povera tutta rossa in viso e nessuno che l’aiutava, le braccia allungate a dismisura nel tentativo di fare un canestro impossibile.
C’era il bambino piccino al suo primo volo che piangeva come un dannato e non c’era verso di calmarlo, urlava talmente tanto da coprire la voce della hostess, e lei che lo guardava con la disperazione negli occhi.
C’era pure una valigia abbandonata da chissà chi, e hai voglia a chiamarlo al microfono il signor Cappellini, presunto proprietario della stessa. E se fosse una valigia piena di tritolo? Senti me: teniamo a bordo la valigia rischiando di saltare in aria e lasciamo giù il bambino indemoniato, dai mettiamolo ai voti!! Arzilli vecchietti colti da improvvisa frenesia che si alzano con un sincronismo impressionante, proprio mentre passano le povere hostess con il carrello delle bibite, creando ingorghi degni dell’ora di punta, in centro, a Roma.
Gente che pensando di sfidare il sistema occulta all’occhio delle hostess il cellulare acceso: tanati subito. Altri invece più educati che chiedono se lo si può tenere acceso, peccato che lo steward è inglese e ne viene fuori un dialogo surreale…mah..
Si avvicina il momento dell’atterraggio, il bambino indemoniato continua a urlare, ormai se lo palleggiano i nonni, le zie e la mamma, ma lui di smettere di piangere non ne vuole sapere. Atterriamo: dalla coda dell’aereo parte un timido tentativo di applauso, il personale di bordo si guarda negli occhi e ride, si vede che stanno pensando ” sfigati, siete gli unici al mondo ad applaudire uno che fa solo il suo lavoro.” Ci odiano, non ho dubbi.
Quando l’aereo si ferma, la voce registrata non riesce a finire la frase “…vi preghiamo di rimanere seduti fino a quando il segnale luminoso non si spegne” che a bordo regna il caos: tutti in piedi, cappelliere che si aprono, trolley che passano di mano in mano, gente che urla, gente che si spinge, gente che litiga, le hostess ci guardano come se stessero guardando le scimmie allo zoo e ridacchiano fra di loro. Abbiamo una sola possibilità: rinnegare per qualche minuto i nostri italici natali e aspettare seduti che la folla si plachi e poi dileguarci il più in fretta possibile e “Vive l’Italie et vive Les Italiens”.

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