Hong Kong:il formicaio “grandi firme”

Un mondo completamente diverso dal nostro, non dico né migliore, né peggiore, dico solo diverso.
Tutto parla della magnifica ingegnosità degli uomini, ovunque ti giri hai la dimostrazione che l’uomo sa fare grandi cose, cosa c’è di diverso rispetto a noi? Che loro le cose se le cominciano, poi le finiscono anche; che se c’è da apportare una miglioria al tessuto urbano e se per farlo devono tirare giù un palazzo, loro lo fanno (agli abitanti sfollati danno un’altra casa, mica li buttano nelle fondamenta della nuova costruzione). Hanno un rispetto del bene comune imbarazzante e un rispetto delle regole totale. Il cartello dice che devi camminare a destra? Come tante formichine ci si mette in fila sulla destra e si lascia la sinistra libera per chi va di corsa.
Un punto a favore per gli italiani: molte delle grandi opere realizzate, un tunnel sotterraneo lungo due chilometri costruito nel 1972 che collega l’isola di Hong Kong a Kowloon Penisula, la funivia infinita di Ngon Ping (per arrivare in cima ci si mette 25 minuti e si passa sopra a fiumi, laghi, montagne, colline e crepacci) che vi conduce al monastero Po Lin dove si può ammainare il Tian Tan Buddha, una statua di bronzo, raffigurante appunto un Buddha alta 26 metri, un ponte infinito che collega la città al nuovo aeroporto, bhe, cari miei, sono tutte opere fatte da ditte italiane. A voi la scelta: rappresenteranno l’eccellenza ingegneristica italiana? O semplicemente sono quelle che hanno pagato di più per aggiudicarsi l’appalto? Io voglio credere nella prima.
Cosa raccontarvi di Hong Kong? La città di per se è piccola quindi in virtù dei suoi sette milioni di abitanti, si è dovuta sviluppare verso l’alto, e gli altissimi grattacieli altro non sono che enormi condomini che ospitano migliaia di appartamenti (considerate che un appartamento medio è di circa 35 metri quadrati).
È tutto un trionfo di centri commerciali, grandi marchi (ma grandi grandi) che hanno boutiques seriali che sono prese d’assalto dal mattino alla sera e comprano come matti. Poi le cose che comprano non si sa dove e quando le mettano, considerato che non sono proprio campioni di eleganza e stile…
Non sono un popolo gentile, non chiedono permesso, non dicono grazie, non cedono il passo, niente di niente, parlano un inglese tutto loro e se non capisci: arrangiati, mica ti abbiamo chiesto noi di venire. Questo in sostanza. E qui si spiega la necessità di imporre così tante regole: hai idea di cosa succederebbe se sette milioni di maleducati venissero abbandonati a loro stessi?
Alcuni scorci sono veramente affascinanti: Aberdeen e Tao I sono due villaggi di pescatori che riportano la memoria e tempi passati, il primo a dire il vero ormai è fortemente commercializzato e a misura di turista, il secondo invece conserva ancora tutto il suo fascino. Repulse bay: ospita il Santuario di Kwun Yam, una galleria piuttosto eccentrica di divinità a cui chiedere ogni tipo di grazie e favore. Il mercato notturno di Temple Street merita sicuramente la visita che noi per motivi di tempo non siamo riusciti a fare.
Da non perdere la Simphony of Lights: uno spettacolo di luci e suoni che si ripete tutte le sere alle venti. Protagonisti di questo spettacolo sono appunto i grattaceli di Hong Kong che con le loro luci mettono in piedi una vera e propria scenografia in pieno stile “guerre stellari”. Il posto ideale per goderselo è l’Avenue of Stars, un omaggio di Hong Kong alle sue star del cinema, bellissima passeggiata che costeggia tutto il fiume, da farsi preferibilmente dal tramonto in poi.
Se devo muovere una critica a questa città è che essendo un cantiere in perenne evoluzione, manca la memoria, il fascino del tempo passato, perché come vi ho detto, loro buttano giù il vecchio e ricostruiscono, quindi è inevitabile che alcune cose vadano perdute, ed è un peccato, ma questo è lo scotto da pagare per avere a disposizione una delle città più efficienti al mondo, dove tutti sembrano avere uno scopo ben preciso, una meta prefissata che bisogna raggiungere prima che il sole tramonti.
Proprio come in un formicaio. Appunto.

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3 pensieri riguardo “Hong Kong:il formicaio “grandi firme”

    1. Ma no, sono solo pazzi! Conosco italiani che si sono trasferiti per lavoro e, superato lo scoglio della lingua, si sono ambientati benissimo. Però è vero, vivono di corsa, invasati di shopping spendono fortune, e poi vivono in queste microcase all’interno di grattacieli enormi, dei formicai….
      Se ti stai per trasferire vuol dire che stai per cominciare una nuova esperienza, sarà entusiasmante: in bocca al lupo! 😊
      Manu

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