Magda e Furio e la gita fuori porta

Una domenica indimenticabile….
Ora si tratta di decidere da dove cominciare a raccontarla, e come.
Testa o croce.
Testa: resoconto semiserio di una domenica italiana
Croce: il Vittoriale minuto per minuto con riferimenti alla vita e alle opere del D’Annunzio
Va be’ dai, prima vi faccio ridere…

Sveglia alle ore 6:00 e mentre in altre circostanze avrei brontolato e sarei stata simpatica e socievole come un lupo mannaro, salto giù dal letto che neanche a Natale quando c’erano da aprire tutti i regali ero così pimpante. Ci prepariamo e via, si parte alla volta di Gardone Riviera: andiamo a visitare il Vittoriale. Siamo allegri e ridanciani, promette di essere una domenica perfetta.
C’è poco traffico e il viaggio è piacevole e rilassante, Furio guida la sua crucca bianca in totale sicurezza, quando a un certo punto lo spiazzo con un’uscita delle mie “ma su che lago si trova con precisione il Vittoriale?”. Ne convengo, se un posto si chiama GARDONE RIVIERA, un minimo di sospetto avrebbe dovuto venirmi, ma il mio cervello alle sei del mattino è pigro, e anche alle sette, e un pochino anche alle otto….fossero state le nove ci sarei arrivata.
In risposta alla mia domanda Furio alza il volume dell’autoradio…che sia un messaggio subliminale? In autostrada noi siamo sintonizzati sempre su Isoradio, musica improbabile ma informazioni sul traffico sempre aggiornate, però c’è una cosa che non mi spiego: pazienza noi che siamo in autostrada e quindi essere informati sul traffico, per noi, può avere la sua importanza, ma perché alla redazione della radio arrivano messaggi tipo “mi sono appena svegliato, sono ancora a letto e vi ascolto”?
Trovare una possibile spiegazione plausibile ci fa venire fame, è ora di una sosta all’autogrill e meno male che sono passate le nove e il mio cervello si ricorda che oggi c’è il raduno degli alpini a Piacenza, il che spiega anche gli innumerevoli pullman che incrociamo per strada, sarà il caso di rinviare la sosta a dopo Piacenza, al fine di evitare di rimanere imprigionati per sempre in autogrill schiacciati fra cori alpini, caffè corretti grappa, penne, pennine e pennacchi.
Mi piacciono gli alpini, mio padre era un alpino, però non sono ancora riuscita a elaborare il trauma di quando avevo circa otto anni, c’era il raduno degli alpini a Genova, famiglia al completo e cappello con penna nera in primo piano. Diluvio, niente ombrelli, solo un impermeabile giallo fatto dello stesso materiale dei sacchetti della spesa, taglia XXXL: dunque, io a otto anni pesavo forse venti chili, sembravo in accappatoio con quell’affare orrendo sopra al mio vestito preferito in velluto viola con una balza a fiorellini e un fiore fatto con la stessa stoffa della balza applicato sul petto e maniche a sbuffo. Bellissimo. Gira ancora una foto di quel raduno: bimba con adorabile vestito viola con sopra accappatoio di plastica giallo in testa cappello da alpino, sguardo triste perché oltre a litri e litri di pioggia ha preso pure una sberla da suo padre in quanto la bimba ha pestato inavvertitamente un ricordino di un cane che passava di li. Certe cose non si dimenticano.
Finalmente ci fermiamo ad un autogrill “alpini free”, cappuccio e brioche per Magda, un Capri e una Coca per Furio ( i nostri fusi orari alimentari sono decisamente sfalsati). Se siamo riusciti a scampare al pericolo alpini, nulla possiamo per evitare un gruppo di tifosi del Torino in trasferta in divisa total look granata: felpa, polo, sciarpa, cappello e bandiere. Alla toilette gentili signorine della curva ripassano i cori da stadio, e devo convenire che fare pipì accompagnata da un sentito “noi non ti lasceremo maiiiiiiiiiii” ha una sua suggestione.
Nonostante i reiterati tentativi del Tom Tom di farci sbagliare strada, arriviamo a destinazione. Posteggiamo la macchina. Famigliola apriamo la prima busta: cosa c’è scritto? Arrivo previsto ore 10:15. Sono le 10:16. Furio è Furio e non si smentisce mai.
Fine prima parte.

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