Diario di una metamorfosi

Le rivoluzioni partono dal basso, così ci hanno insegnato, ma nel nostro caso, la rivoluzione è partita dalla testa.
Stanchi di vederci sempre più rotondi, saturi di una (gioiosissima) vita di stravizi, consapevoli del fatto che così non saremmo durati a lungo, di ritorno da una vacanza a fine novembre, ci siamo rivolti ad un bravo nutrizionista.
Obiettivo primario: dimagrire.
Obiettivo secondario: ancora lo ignoravamo, ma c’era, e forse era ancora più rivoluzionario dell’obiettivo principale.
Senza tediarvi sulla dieta in se, per questo potete comprare una rivista femminile e annoiarvi per conto vostro, io vi vorrei rendere partecipi del cambiamento che ha fatto tutta la nostra vita. Già perché in questi ormai otto mesi, abbiamo modificato tante di quelle abitudini che, credetemi, non saprei da che parte cominciare. Proviamo.
Sempre più convinti che “siamo quello che mangiamo” siamo passati al biologico, costerà un po’ di più, è innegabile, ma se ci riflettete un secondo: non è abominevole risparmiare sul nostro cibo? Il cibo è salute e benessere, è la benzina del nostro motore, e se siamo disposti a spendere follie per il motore della nostra auto, perché non dovremmo meritarci noi lo stesso trattamento?
E poi, prendi un uovo ad esempio, a me pensare che quell’uovo è stato deposto da una gallina che gironzola felice in un cortile, mangiando becchime vero e con le penne scure perché è stata al sole e non bianche candide come quelle che poverette vivono (sopravvivono?) in batteria, beh a me fa stare bene, anche se costano quasi il doppio.
Lo stesso discorso vale per il latte di mucca proveniente da allevamenti dove la mucca viene munta rispettando i suoi ritmi e non spremuta e strizzata fino allo stremo, per il pesce pescato e non allevato immobile e nutrito con pastoni schifosi di antibiotici e farine di chissà che cosa, per le verdure e la frutta imperfette esteticamente ma deliziose, e anche per il gusto unico che ha il pane fatto da noi in casa.
Abbiamo completamente eliminato lo zucchero e laddove è indispensabile lo sostituiamo con miele, malto d’orzo e sciroppo d’agave, Se ci serve del lievito, usiamo solo lievito madre, e abbiamo quasi completamente eliminato la carne (questa per me, la rinuncia più dura, sulla quale tentenno ancora…ma ci riuscirò).
Mi sono comprata una bici, e cerco di spostarmi usandola più possibile. La sorpresa delle sorprese è stato scoprire che mi piace un sacco: ci metto un pochino di tempo in più, è vero, ma in quel lasso di tempo, mentre le mie gambe pedalano che è un piacere, saluto un sacco di gente che in scooter con il casco in testa non mi riconosceva e che io non vedevo, canticchio allegramente e poi la cosa che mi piace di più di tutte: mi guardo intorno, e vedo cose che non avevo mai notato prima. Posso assolutamente affermarlo: dal sellino della bicicletta si ha una visione del mondo completamente diversa da quella che si ha dalla sella dello scooter.
E poi vuoi mettere l’immagine poetica di un mazzo di fiori freschi posato nel cestino della bicicletta? già perché il giovedì passa un ometto nei negozi del centro, che vende mazzi di fiori a dieci euro, e io ne prendo sempre uno (penso di essere una delle pochi mogli che porta dei fiori al marito a casa, già perché fra i mille cambiamenti c’è pure il fatto che Luca ora lavora da casa e quindi pranziamo insieme, cosa impensabile fino a pochi mesi fa).
Oppure, quanto è romantico tuo marito che ti viene a prendere la sera al lavoro in bicicletta e tornare a casa insieme facendo una bella pedalata sul lungofiume, raggiungere la passeggiata a mare, osservare il tramonto, gustandosi un buon prosecco?
La macchina oramai la usiamo quasi esclusivamente per andare a fare la spesa, e non mi ricordo nemmeno più quando le ho fatto benzina l’ultima volta, quindi volersi bene è anche un buon investimento economico…
Tirando un pochino le somme, questi sono i risultati:
– una cinquantina di chili persi in due
– pelle come quella di un bambino
– inverno passato senza prendere nemmeno un raffreddore
– persa nei meandri del tempo l’ultima volta che ci è venuto un brufolo
– netto miglioramento dell’umore
– gli specchi hanno ricominciato a funzionare bene, nel senso che mi piace molto l’immagine che riflettono
– riguadagnato in toto il mio guardaroba principesco: posso di nuovo mettermi quello che mi pare senza pensare troppo a come e cosa mascherare per sembrare più secca
– sentimenti reciproci rinforzati perché non c’è niente di più bello e unente(?) unificante (?) che condividere il raggiungimento di un obiettivo difficile.
E ora andiamo avanti per questa strada, senza privarci di nulla, ma senza nemmeno vivere come due monaci trappisti.
Credo che abbiamo trovato un equilibrio e, per definizione, equilibrio è benessere e armonia, stiamo bene. Tranquilli continuiamo a battibeccare come sempre…a certe abitudini non vogliamo, nè possiamo, proprio rinunciare.
Forse è proprio così: i cambiamenti epocali avvengono spontaneamente senza quasi nemmeno accorgersene, ma una volta innescati sono irreversibili, e inesorabili. Lentamente e senza strappi ci siamo allontanati da una strada che non avremmo potuto percorrere perpetuamente, per abbracciare uno stile di vita nuovo che ci appaga di più.
Io non voglio fare proselitismi, però, provate e immaginare se tutti cominciassimo a vivere più lentamente, a mangiare cose più semplici e a rispettare l’ambiente in cui viviamo e noi stessi, forse la qualità della nostra vita potrebbe migliorare, no?
Tentare non nuoce, anzi meglio: tentare giova.

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