Trilogia di Novembre

Ragazzi che mese pazzesco!! Novembre solitamente è un mese da cui non ti aspetti niente, triste per definizione, senza ora legale alle cinque è già buio pesto, l’evento più mondano riportato sul calendario è la Commemorazione dei morti. Se ne sta lì, in mezzo ad un caleidoscopico Ottobre con tutte le sue meravigliose sfumature autunnali ( a novembre poveretti, i colori scoppiettanti di ottobre, sono già tutti belli e scoppiati) e Dicembre, il mese di Natale, degli alberi decorati, dei Babbi Natali appesi alle ringhiere (che sono bruttissimi, ammettiamolo serenamente, sembrano tanti topi d’appartamento mascherati in azione), dei regali e delle mille cene per farsi gli auguri, e poi c’è San Silvestro con le sue lenticchie e lo zampone, e i cotillons e i trenini sghembi perché tutti i vagoni sono belli ubriachi e la locomotiva solitamente, non è da meno. Insomma a Dicembre tutto parla di feste e festeggiamenti, e per quanto questi tempi così incerti ce lo rendano sempre più difficile, noi di rinunciare a festeggiare, non ne vogliamo proprio sapere.
Ma a Novembre non c’è un tubo da festeggiare.
Facciamocene una ragione, ma per la sottoscritta è stato un mese ciccionissimo di avvenimenti, esperienze, sensazioni, alcune gioiose, altre un po’ meno (tanto meno). Insomma, a farla breve, questi trenta giorni mi sono scivolati fra le dita in un batter d’occhio.
“Ma cosa avrà fatto di così speciale la Manu?” Vi starete domandando, o forse no, forse non ve ne frega un tubo, ma io me ve lo dico comunque. Allora, gli eventi cruciali del mio Novembre sono stati:
– una settimana a New York
– essermi immersa nell’atmosfera unica della Maratona più famosa al mondo
– un’inattesa e devastante alluvione che ha reso la mia città in tutto e per tutto simile ad Atlantide, solo che noi tutti non ce lo aspettavamo, e non ci tenevamo nemmeno ad assomigliarle.
Ho riso e ho pianto, mi sono messa alla prova, mi sono lasciata attraversare da emozioni talmente forti e profonde che, dopo il loro passaggio, ho dovuto cambiare per forza il mio punto di vista su alcune cose.
Ho potuto scorgere l’essenza del bello in un viso provato dalla fatica fisica, per poi piombare nel brutto atroce di una città sommersa nel fango; ho scoperto che se voglio e c’è bisogno di una reazione pronta e lucida, il mio corpo e la mia testa sanno attingere a risorse sommerse chissà dove…che a dire il vero già lo sapevo, ma mi è sempre toccato farlo in circostanze difficili, e allora non mi piace ricordarmelo.
Quando ti guardano negli occhi e ti dicono “Manu è successa una cosa brutta, devi essere forte” non c’è un cavolo da essere ottimisti; ma mai mai, dico mai una volta che ti dicessero “Manu è accaduta una cosa fantastica, devi essere forte perché c’è da ammazzarsi dalle risate”. Ecco, mai accaduto, e allora ho sviluppato questa teoria: essere forti, talvolta è una grande fregatura.
Ma non perdiamoci in chiacchiere, vi racconterò del riscatto di questo povero mese e di come, nel bene e nel male, abbia saputo rendersi indimenticabile. Almeno per me.

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