Davanti allo specchio

Il primo sospetto ti viene quando cominciano a darti del “lei” e ti domandi incredula come sia mai possibile che dei tuoi quasi coetanei, si rivolgano a te con così tanto rispetto. Ma il pensiero scivola via veloce e non ci pensi più.
Poi arriva il momento tragico: ti svegli una mattina e lui è lì, come se niente fosse, silenzioso sbeffeggiatore della tua verde età ormai sfiorita: il primo capello bianco.
In preda al panico cominci a spiluccare i capelli alla ricerca di altre prove del tuo incanutimento…tranquilla, le troverai e senza fatica. È ufficiale, sei diventata grande (eufemismo). Che quello dei capelli bianchi è il minore dei mali, fissi un appuntamento dalla parrucchiera ed è bello che risolto, anzi il nuovo colore ti sta meglio dell’originale e sembri pure più giovane.
Olè, 1 a 1 e palla al centro.
In preda al panico davanti all’idea di invecchiare, scattano i controlli alla carrozzeria: si comincia prendendo a pizzicotti la parte posteriore del braccio (non mi dilungo in ulteriori spiegazioni, tanto siete tutte li che pizzicottate nel punto esatto) per vedere se tiene, se potete ancora usare il salino in pubblico se per caso indossate una maglia con le maniche corte – e comunque le maniche a 3/4 sono raffinatissime-o se siete condannate ad una vita di mangiare sciapo. Si prosegue analizzando il vostro profilo allo specchio: il mento? Che dice il mento? Vi garantisce ancora un profilo degno del più spietato dei dolcevita a collo alto, oppure, onde evitare di sembrare una tartaruga che esce dal suo guscio, sarà il caso di optare per scolli un po’ più morbidi che daranno al vostro collo un bella rincorsa?
E poi giù giù giù, verso gli inferi.
Il décolleté…un tempo si faceva la prova della matita. Si metteva una matita sotto la piega del seno, se cadeva eravate salve, se rimaneva bella ferma li voleva semplicemente dire che gli ormeggi avevano ceduto, e bisognava organizzarsi in termini di paranchi e sostegni.
Ora, senza arrivare a tanto, nel dubbio regalatevi un bel push up e buonanotte ai sognatori, alcuni sono veramente miracolosi: alzano, riempiono, regalano una taglia, peccato che rischiate una denuncia per millantato credito, da vestite siamo tutte maggiorate, e poi….
Senza pietà, continuate a scendere: avete anche voi il piercing all’ombelico? Segno tangibile che un tempo il nostro addome era tonico, teso e piatto come la pelle di un tamburo, nulla osava intromettersi fra la pelle e gli addominali, erano un tutt’uno, i jeans a vita bassa non facevano paura e non erano scomodi, erano semplicemente una partita vinta.
Pazienza dai, con circa un miliardo di addominali al giorno la situazione può tornare agli antichi splendori, e se come dieta giornaliera ci facciamo bastare un’oliva (snocciolata) e circa 10 litri di “acqua che elimina l’acqua” (ma vaffanculo va! Te e io che ci credo) possiamo comodamente ritrovare quell’armoniosa e scattante silhouette di un tempo, sì ma sdraiate, fra quattro tavole, al buio e con intorno i nostri cari che piangono.
E adesso giratevi di 180 gradi e toglietevi quei leggings “shape” che strizzano e sollevano così in alto che più in alto non si può. Al buio questa prova non vale, quindi: riaccendete la luce, furbone!
A quale categoria appartenete? A quella che il tempo ha appiattito e livellato tutto al punto che sembra che vi abbiano dato una padellata rovente sul sedere, o a quelle che il rimpolpamento gluteale è proporzionale al tempo che passa? Il cibo entra nella bocca, poi, giusto il tempo di trasformarsi in ciccia e poi attraverso scivoli posizionati in maniera strategica da chissà chi, si va a mettere proprio li al suo posto su chiappe e fianchi: maledetto!!
Delle cosce non voglio parlare, ognuna mediti sulle proprie disgrazie, e amen.
Anche i piedi non sono più gli stessi: prima qualsiasi scarpa calzavate andava a pennello, ora una fa male dietro, l’altra fa male in punta, l’altra ancora vi fa venire il mal di schiena e vi batte sulla nocetta. Cheppalle!!!
Devo ancora capire come mai noi donne man mano che gli anni passano invecchiamo, e gli uomini invece acquistano fascino. Su di loro i capelli grigi sono fichissimi mentre su di noi fanno pena. Le loro manigliette dell’amore sono adorabili, su di noi sono patetiche. La pancetta maschile è indice di benessere su di noi è antiestetica. Un uomo che indossa scarpe brutte ma comode è un furbone, una donna invece diventa subito una vecchia belarda. Un uomo che si abbandona ai piaceri della tavola è uno che si gode la vita, mentre a noi donne viene chiesto di passare la vita mangiando insalata (ma non siamo conigli)….NON È EQUO!
Rivoglio indietro il mio metabolismo super veloce, quello che mi faceva dimagrire mangiando come un bue, quello che bruciava ogni singola caloria che io introducevo impunemente nel mio corpo, senza rinunciare però allo sguardo che ho adesso, al suono della mia risata e alla mia voce matura.
Ho quarant’anni, porto la 44, ho la cellulite, mi tingo i capelli e dovrei perdere qualche chilo…. Sono una donna. Quindi?
Va bene così.

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Inutile piangere sul cuore spezzato

È capitato a tutte, alle più fortunate non capiterà più, le più ostinate ci sbatteranno ancora il muso.
Di cosa parlo?
Pene d’amore.
Quelle che straziano l’anima, ci fanno piangere, ci fanno invocare la morte ( a botta calda la nostra, sulla via della guarigione, quella altrui) e unica nota positiva: ci fanno dimagrire.
Ma andiamo con ordine. La dinamica è più o meno questa: rapporto traballante, lui diventa piano piano un estraneo, in casa non si parla più, gli istinti sessuali sono schiattati, regna un clima di generale ostilità, alla nostra domanda “c’è qualcosa che non va?” Lui risponde con un telegrafico no…Marca malissimo, fino al fatidico giorno in cui: adieu, good-bye, arrivederci a mai più. O lui raccoglie i suoi pezzi, o voi venite gentilmente invitate a raccogliere i vostri, poco importa, uno dei due uscirà dalla porta.
3…2…1 che il dramma abbia inizio.
Dall’alto della mia esperienza sia come consolatrice che come consolata, posso affermare che, sia che la donna lasci o venga lasciata spargerà fiumi di lacrime, l’uomo fiumi sì…ma di birra.
Ho visto amiche ( e va bene, sì anche io, uff) distruggersi su un amore finito, smettiamo di dormire e di mangiare e puoi riconoscere una donna appena lasciata da due indizi inequivocabili: una mano stretta intorno al cellulare che controllerà ogni cinque secondi, se c’è campo, se c’è credito, e come mai non riceve più messaggi: semplicemente perché non ne arrivano, lui non ci scrive, facciamocene una ragione! Nell’altra una sigaretta perennemente accesa che fumerà in maniera isterica. Diventiamo monotematiche, pesanti come pietre, magre come acciughe, con lo sguardo folle.
E così, sul lento leitmotiv della disperazione passano i giorni, alterniamo momenti di furia cieca “lo voglio vedere morire annegato nel suo sangue” a momenti di euforia “wow come sono magra”, momenti in cui ci proclamiamo seriamente intenzionate a prendere i voti “io con gli uomini ho chiuso” a momenti in cui “uomini venite a me, sono single e disponibile”, persino le nostre fidate amiche faticano a starci dietro….
Arriva poi il tragico, tragicissimo giorno in cui vi proclamate pronte per confrontarvi con il vostro ex “d’altronde lui MI DEVE una spiegazione”…mioddio potessi fermarvi tutte in tempo prima di questa carneficina, vincerei un Nobel, non so a che titolo, ma lo vincerei.
Ci si prepara come se dovessimo partecipare a una battuta di caccia grossa: nessun dettaglio viene trascurato, tacco 15, pantaloni aderenti, scollate, truccate, pettinate da dive, abbiamo speso una follia perché per prepararci adeguatamente abbiamo svuotato intere boutique “deve rendersi conto di cosa ha buttato via, l’infame”…. E via si parte, l’agnello (noi) che corre fra le braccia spalancate del lupo (lui). Già, proprio così, non penserete mica che lui abbia accettato di incontrarci per PARLARE con noi? Mmmmhhhh, non rispondete, va….
L’infame si comporterà da infame (gli uomini sono spesso molto coerenti), ci dirà due frasi stupide, tipo…che so “mi sei mancata”, “ti trovo bene”, noi abboccheremo come bughe (pesce noto per la sua stupidità). La serata finirà con i vostri vestiti sparsi sul pavimento, il vostro orgoglio sotto i piedi, i casi più gravi dichiarano di essere certe di averlo riconquistato….e lui? Bhe, lui dorme della grossa, russa che è un piacere e domani si sveglierà con quella canzoncina in testa: “ti piace vincere facile? Bonci bonci bonci bon”.
STATE A CASA! Siete fragili come uccellini spiumati, sprangate porte e finestre, evitatelo come si evita una brutta malattia, non cercatelo, non chiamatelo e non dimenticate che VI HA LASCIATO, la storia è finita, di sicuro da qualche parte lontanissima dentro di voi, una vocina sta urlando che è giusto così, ascoltatela.
E se proprio sentite la mancanza di un uomo, siete fortunate, oggi la tecnologia vi viene incontro: andate su internet, ci sono centinaia di siti che vendono on-line fantastici surrogati a pile, ce n’è per tutti i gusti, a “lavoro” ultimato lo mettete nel cassetto, soddisfatte e con il cuore al sicuro.
Datevi tempo, state tranquille e fidatevi di quello che vi dico: le pene d’amore fanno soffrire ma non sono letali, siamo sopravvissute tutte. Quando il vostro ex si farà di nuovo avanti (e lo farà, statene certe) voi avrete fatto così tanta strada che faticherete a ricordarvi di chi sia quell’omino che tempo addietro vi fece soffrire così tanto.
Sarete felici, serene e haimè…ingrassate, ma a questo punto basta togliere le pile alla bilancia.
Sorridete, il peggio è passato.

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Perché lo fai….

Ehilà ragazze, Magda è tornata e vuole dirvi due o tre cosette in fatto di stile. Per l’amore del cielo, lungi da me l’idea di dettare regole assolute, però vedo in giro cose che a me personalmente hanno stufato e, sempre personalmente, trovo che abbiano fatto il loro tempo. Ve le racconto, facendo un elenco facile e pratico, a vostro uso e consumo.
Jeans seconda-pelle infilato a forza dentro a stivali neri con tacco: semplicemente basta. È da troppi anni che sfruttiamo questa mise, che all’inizio era sexy e intrigante, poi come spesso accade, dopo anni e anni di sovraesposizione ha rotto le scatole. È molto semplice spezzare questo binomio: i jeans con le scarpe (poi definiamo quali e come), stivali con gonne o abiti ( ma anche in questo caso ne riparliamo).
Unica occasione concessa: la Regina Elisabetta vi ha invitato a una battuta di caccia alla volpe. Andate pure vestite da neo-amazzoni, e mi raccomando: accalappiate un principe e non fate male alla volpe.
Se proprio non potete farne a meno: i tacchi bassi per favore, e magari optate per un modello cuissard appena (APPENA ho detto) sopra il ginocchio e senza troppi ammennicoli tipo lacci, stringhe, borchie e di buona fattura.

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Le unghie ricostruite con il gel ultralunghe, ultradecorate, ultrabrutte. Chiedete a un uomo che cosa ne pensa: se le avete correrete a casa e ve le strapperete con le pinze, se non le avete ma l’idea vi stuzzica, abbandonerete per sempre questo progetto. A Natale gli alberelli, a Pasqua i coniglietti e tutto l’anno glitter, ma fatemi il piacere, dateci un taglio e riprendetevi cura delle vostre unghie vere.
Unica occasione concessa: a Carnevale…si ma se vi mascherate da tamarra.
Se proprio non potete farne a meno: usate il buonsenso, niente esagerazioni, devono sembrare le vostre. Non transigo.

Gli scaldamuscoli: a volte ritornano, purtroppo. Negli anni Ottanta, soggiogate dal fascino di un film come Flashdance, li abbiamo indossati con il cuore gonfio di orgoglio, le più invasate hanno spedito i loro curriculum in fabbriche testosteroniche nella speranza di venire assunte proprio come Alex nel film. Ma avevamo diciotto anni e in gioventù si commettono errori. Il dramma è che sono tornati prepotentemente alla ribalta e ringalluzziti come mai avrei pensato, se ne vedono in giro di tutti i colori: lisci o lavorati ai ferri, con piccoli decori traforati, con bizzarri pon pon, in lana mohair, buclè, felpa e chi più ne ha più ne metta. La tragedia è che a indossarli sono le stesse teen ager dei tempi del film… Sì ma con più del doppio degli anni, e avventatamente abbinati a gonne e décolleté. Un dramma.
Unica occasione concessa: in palestra. Non intendo aggiungere altro.
Se proprio non potete farne a meno: Iscrivetevi a un corso di aerobica e diventate fan del gruppo “Jane Fonda lives inside me”.

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Le minigonne: sarò lapidaria, vale una e una sola regola. La lunghezza della gonna è direttamente proporzionale agli anni che avete, quindi non barate e carta d’identità alla mano fate da sole i conti con voi stesse. A vent’anni tutto è concesso, a trenta usate il buonsenso, cortezza massima concessa una spanna sopra il ginocchio, dai quaranta in su usate il buongusto, orli al ginocchio e minigonne nel sacco della Caritas, intanto, quando torneranno di moda voi sarete in pensione, loro pure. Per l’amor del cielo non fate stupidate: più corta è la gonna più basso deve essere il tacco. Il massimo dello chic: gonna a matita, orlo al ginocchio, calza coprente opaca scarpa tacco 8.
Unica occasione concessa: avete vent’anni. O siete colleghe di Giulia Roberts in Pretty Woman.
Se proprio non potete farne a meno: fate appello al vostro amor proprio, e fatene a meno. Salvaguarderete il vostro stile e rafforzerete il carattere, meglio di così si muore.

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E ora una chicca: quando siete in dubbio su qualcosa che riguarda il vostro stile, chiedete a un uomo, sì bhè certo, un uomo con un minimo di buongusto, che sappia almeno abbinare due colori in maniera plausibile, e state a sentire cosa vi dice. Sarà illuminante scoprire che gran parte delle cose che noi consideriamo super sexy, ai loro occhi lo sono pochissimo, per non dire per niente.
Meditate ragazze mie, meditate…
E mettete giù quella bizzarra maglia maculata, per fare le gatte non è necessario anche sembrarlo.

Tempo di saldi, tempo di follia

Periodo di saldi, periodo di shopping frenetico; una vera e propria invasione di sconti, promozioni, affaroni e occasioni irrinunciabili e noi donne completamente in trance, vaghiamo di negozio in negozio alla ricerca dell’affare della stagione.
E fin qui tutto bene. Ognuno della propria follia è libero di farne ciò che vuole. Voglio dire: se a noi piace vagare in cerca di “non so cosa ma quando lo troverò lo riconoscerò al primo sguardo e una volta infilato nell’armadio porterà una nuova ventata di freschezza, rinnovandolo completamente” e se per trovarlo dobbiamo farci venire le piaghe ai piedi, e una volta trovato lo prendiamo comunque anche se noi portiamo una taglia 44 e il capo in questione è una 42, ” ma intanto ora dimagrisco”… Voglio dire: possiamo farlo, se non arrechiamo danno a nessuno, giusto?
Se ci fa stare bene costringere i nostri piedi a entrare in un 37, numero che non portiamo più dai tempi della Comunione, pur di possedere QUEL paio di scarpe e per di più scontato del 50%, tanto poi ” le porto un po’ in casa e cedono, diventando comodissime” (detto fra noi: MAI MAI MAI accaduto, se una scarpa fa male da nuova, farà male per sempre, anzi: peggiorerà)… Dicevo, se tutto questo ci rende euforiche e nessuno soffrirà per questo (escludendo la carta di credito – periodaccio per lei, poveretta), non ci dobbiamo preoccupare più di tanto, è corretto come ragionamento, o no?
È allora, perché PERCHÉ dobbiamo costringere il nostro fidanzato/compagno/marito ad accompagnarci? Perché lo obblighiamo a seguirci, in giro per negozi e poi abbiamo il coraggio di dire che lo amiamo? Perché pretendiamo da lui che sappia consigliarci se quella maglia ci sta meglio al viso in color pesca, piuttosto che color malva, perché a ben pensarci il pesca starebbe benissimo con quei pantaloni color carta da zucchero che giacciono da anni ormai in fondo all’armadio, e forse anche con la gonna pervinca. Siamo oneste: lui non ha la benché minima idea su come sono questi colori, per un uomo pesca è un frutto, malva una pianta officinale con fiori sul violetto (lo sa perché si è documentato su google stremato dalle vostre continue richieste di consulenze moda), la carta da zucchero non esiste (e ha ragione lui) e il pervinca è un colore fra il rosa e il viola e lui lo sa solo se si è appena laureato in botanica.
Minerete il vostro bellissimo rapporto se lo costringerete a dire la sua quando sarete davanti alla drammatica scelta fra due paia di scarpe A e B: lui dirà A, voi inconsciamente preferite le B, anche se a essere oneste voi avreste preferito che lui vi avesse detto “amore prendiamole entrambe, te le regalo io è già che ci sei prendi pure le borse abbinate”. Davanti a questa vostra fantasia inevasa vi monterà un insensato nervosismo, penserete che il vostro fidanzato è in realtà un taccagno che non si preoccupa minimamente di voi, litigherete, e lui giustamente penserà che siete pazze e il suo obiettivo primario sarà quello di mettersi in salvo lontano da voi.
Vedo uomini declassati al ruolo di porta-sacchetti, da non confondersi con portaborse, in quanto questo ruolo presuppone diritto di parola, diritto non concesso ai porta-sacchetti. Vedo donne sull’orlo dell’isteria inseguire l’occasione della stagione e uomini rassegnati che le seguono a ruota con la disperazione negli occhi…deve essere dura, molto dura, simulare interesse e partecipazione in qualcosa di cui non solo non ci importa un fico secco, ma anzi ci sta pure un sacco sulle palle.
Quindi, come cantava il caro Sting: if you love somebody set them free e se avete in mente una folle maratona in giro per saldi, chiamate la vostra amica e lanciatevi in centro insieme: farete felici quattro persone in un colpo solo, voi, la vostra amica, il suo partner e il vostro.
Sul dove e come occultare i vari acquisti fatti, farli entrare furtivamente in casa, farli passare come cose vecchissime “anzi vedi, nemmeno ti accorgi delle cose che indosso, non mi guardi più come prima, sei proprio uno stronzo” e ripiombare nella litigata di cui sopra, ecco, di tutti questi succosi argomenti ne parleremo la prossima volta, nel frattempo finiranno i saldi e bisognerà cominciare a rifare il guardaroba in previsione della nuova stagione.

Vero o falso?

Mi sono sempre chiesta che tipo di soddisfazione possa dare l’acquisto di un capo “tarocco”, e non sono ancora riuscita a darmi una risposta. A parte che così facendo ci ri rende complici di un reato e si alimenta un mercato illegale, ma non mi riesce di capire che piacere ci possa essere nel comprare qualcosa appoggiato per terra, su un lenzuolo, dove in un caleidoscopico mix, troviamo cartine geografiche finte, LV finte, Gucci finte, vari marchi di abbigliamento finti, messi di fianco a pupazzetti radioattivi con occhi satanici lampeggianti, calze e accendini.
L’unica cosa vera e reale è che state buttando via i soldi. Questo è innegabile.
Se vi farete tentare,o impietosire dal povero diavolo “titolare” del “negozio on the road”, la cui unica colpa è che il destino è stato decisamente avaro con lui, spenderete cento euro in una finta Louis Vuitton in vera plastica che, tempo un mese, nella migliore delle ipotesi finirà in fondo all’armadio, nella peggiore, invece, direttamente nella spazzatura.
Molto più chic puntare su un acquisto “no logo”: ci sono artigiani che realizzano borse su misura in vera pelle, voi vi scegliete il tipo di pellame, il colore e il modello e loro vi realizzano la vostra borsa “su misura”; bella e di qualità non avrà nessuna paura del tempo che passa, e voi non vi pentirete mai dell’acquisto.
Che poi un occhio allenato ci mette due secondi netti (forse anche meno)a identificare una Luois Vuitton falsa: in un’originale non troverete mai le iniziali LV tagliate o divise da una cucitura, i disegni sono perfettamente simmetrici, la metalleria è inconfondibile e inossidabile e la vacchetta si scurisce con il passare del tempo, non esce rossiccia dalla fabbrica. Questi sono gli elementi di base, poi ci sono le fodere, le etichette interne, le maniglie di misure sbagliate,i lucchetti senza logo e altri mille dettagli. Poi le LV false sono pesanti e rigide, brutte.

Tutto questo dovrebbe bastarvi a dissuadervi da ogni futuro acquisto farlocco, ma se invece vi siete proprio incaponite, per favore non atteggiatevi a divine indossandola: è tutto tranne che elegante, perché mentre un’originale con il passare del tempo diventa sempre più bella, (avete presente quelle belle signore che hanno qualche ruga in più ma lo sguardo di una ragazzina?) un falso non ha la minima possibilità di sopravvivere all’incedere del tempo ( avete presente quelle signore un po’ agè dipendenti dal botox, inespressive e ridicolmente lisce?). Posso continuare dicendovi che l’originale sta al falso come un buon vino sta al vino nel cartone: il primo invecchia e si arricchisce, il secondo va in aceto: fine corsa.
Il mio consiglio:appena le vostre finanze ve lo permetteranno (o avete la fortuna di un fidanzato generoso n.d.r) regalatevi un’originale, un modello classico tipo la Speedy o la Neverfull, non hanno prezzi proibitivi e comunque, considerato che le userete per anni, il loro costo sarà ammortizzato nel corso del tempo, e voi sarete soddisfattissime dell’investimento fatto a suo tempo.
Ora un piccolo suggerimento che vi regalerà un “allure très chic con nonchalance”: usatela, maltrattatela, vivetela la vostra borsa. Prendete spunto dal backstage delle sfilate di moda: borse da migliaia di euro buttate per terra e stracolme di qualsiasi cosa, tutte cose il più delle volte superflue, e proprio per questo meravigliosamente femminili, unicamente vostre. E ricordate: siete voi che portate in giro la borsa, non viceversa, quindi per tanto che sia griffata e importante non trattatela o ostentatela come fosse un cimelio o un trofeo, è solo una borsa, non uno status symbol, quindi non copritevi di ridicolo dandovi un’aria da diva del cinema ( non lo siete, rassegnatevi). Non mi ricordo chi, ma qualcuno ha detto “la vera eleganza sta nel saper indossare con la stessa naturalezza sia un capo di alta moda che un capo cheap, sarà il vostro stile a parlare di voi, non le etichette dei vostri vestiti”.
All’uso tatuatevelo in fronte, così non ve lo dimenticherete mai.

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Appunti di stile

Sono fortunata, muovendomi quotidianamente con il treno, ho occasione di osservare una enorme quantità di persone, ricavando da questa osservazione stimoli e spunti che voglio condividere con voi.
Resta da decidere come ci organizziamo: in e out? Promossi e bocciati? Stelle e stalle? Vedremo.
Tanto per cominciare mettiamo sotto la lente i primi tre imputati: scollature, trucco, tacchi.

Il primo pensiero che mi viene è: se alle otto e mezza del mattino, in un giorno qualsiasi della settimana, sfoggiate un davanzale che lascia ben poco all’immaginazione, quando vi capita una serata “Ye Ye” che fate? Vi mettete due stelline dorate come si vede nelle locandine dei film porno?Suvvia, e poi non lamentatevi se quando parlate, nessuno vi guarda negli occhi, e ricordate la regola numero 1 dei vetrinisti: più la merce è ferma in magazzino, più ha bisogno di essere esposta in vetrina. Quindi, facendo un parallelo: a ostentare troppo le proprie grazie è come dire che è un po’ che non le guarda nessuno, vacche magre, ragazze mie…e state attente a non passare voi per vacche, sarebbe disdicevole.

Tacchi, e su questo argomento sono piuttosto intransigente. Allora, o avete la falcata sicura e sexy di una top model, e quindi vi è concesso tutto o , come la maggior parte di noi, sui tacchi siete un po’ traballanti, non ostinatevi a indossarli sin dal mattino, la sera sarete distrutte, i piedi vi faranno un male cane, e il vostro cammino sarà costellato da storte, inciampi vari, e tombini ( e non ne mancherete uno). Voi nelle vostre zucchette vi vedete leggiadre e feline, agli occhi del mondo però, sembrate più che altro, il gatto con gli stivali, carino, simpatico e tutto quello che volete, ma non seducente.
Secondo punto: la manutenzione dei tacchi. Un tacco rovinato può annientare la mise più stupefacente, quindi sono vietati: tacchi spellati, tacchi storti e tacchi senza il gommino ( li riconoscete perché producono un rumore odioso). Sono o non sono un’arma di seduzione? Abbiatene cura, anche perché più il tacco è rovinato, più vuol dire che non ci sapete stare sopra…quindi oltre che goffe e trasandate, sembrerete pure un po’ patetiche.
Sono molto severa, lo so, ma mi ringrazierete.

Punto terzo: il trucco. E qui, si salvi chi può.
Per definizione il trucco c’è ma non si deve vedere: deve sottolineato tre volte. E quindi non esagerate, ricordate: less is more. Il fondotinta deve uniformare l’incarnato e non farvi sembrare ariane dal collo in giù e indigene della Costa d’Avorio dal collo in su. Il fard deve dare rotondità al viso e non farvi sembrare un clown, l’ombretto, il mascara e la matita servono per disegnare due occhioni grandi così, e non darvi l’aspetto di una che le ha appena prese di santa ragione. Rossetto e matita per le labbra, fate il piacere, con mano leggerissima e mi raccomando, occhio al rossetto sui denti: è inqualificabile, e poi mi ricorda una mia professoressa delle superiori che io detestavo ( e la cosa era reciproca) e quindi non riesco a essere clemente in merito. Quando avete finito di truccarvi armatevi di specchio e piazzatevi davanti a una fonte di luce naturale e con un fazzolettino e nessuna pietà sfumate e alleggerite laddove vi sembra di aver esagerato.
Una bella pettinata, una spruzzata di profumo, ecco ora siete pronte per uscire.
Dimenticavo: indossate un gioiello, non teneteli al chiuso in attesa di chissà quale occasione, sono cose, usatele… Ma ricordatevi che non siete Madonne ( non la cantante, l’altra) e non sapete fare miracoli, quindi non caricatevi di ori e pietre preziose come se vi stessero per portare in processione: metti tre togli uno (questa è una regola che vi spiegherò più avanti).
Ora guardatevi: la cara nonna Maria sarebbe fiera di voi.

Balocchi e profumi

Sarà perche mia nonna Maria, mia nonna materna, non sarebbe mai uscita di casa senza un filo di rossetto, due gocce di profumo e i capelli in ordine, sarà perche ho respirato questa aria sin da piccolissima, ma io odio la sciatteria. Chiamatela vanità, presunzione, civetteria, chiamatela come vi pare, ma così è.
Ci vuole così poco a essere ordinate sin dal mattino, basta puntare la sveglia dieci minuti prima e dedicarsi quel tempo rubato al dormire. Preparatevi con cura, curate l’abbigliamento e il dettaglio, e la scusa “ma tanto devo solo andare a lavorare” non regge…potreste fare l’incontro che vi cambia la vita alle otto della mattina, quindi, meglio essere pronte.
Se proprio non ce la fate, organizzatevi la sera, preparate già i vestiti e l’indomani mattina sarete a cavallo. E mi raccomando: capelli puliti. Vedo troppe troppe troppe signore e signorine in giro che evidentemente hanno nascosto lo shampoo chissà dove e non lo trovano più e, a occhio mi sa che l’hanno messo insieme al numero di telefono del loro parrucchiere: palmi di ricrescita, tagli informi, pieghe da pianto…
Sempre la cara nonna Maria, una volta apostrofò mia mamma dicendole se per caso trovava la parrucchiera sempre chiusa, a buon intenditor, poche parole.
Ricordatevi che siete il miglior biglietto da visita di voi stesse, abbiate cura del vostro aspetto, senza diventarne schiave, ok; regalatevi il piacere di vedere la vostra immagine riflessa in una vetrina e pensare “wow, però , niente male” perché se lo pensate voi, con ogni probabilità lo penseranno anche quelli intorno a voi. Sorridete spesso, non sembrerete stupide, ma felici, voi siete il fiore e il sorriso è il vostro profumo.