da Brangelina a Bradexit…siamo tutte un po’ Jennifer

Non ci sono più certezze da ieri sera.

Hanno dato l’annuncio ufficiale. Lo faranno per davvero…Angelina e Brad divorziano.

Lei bellissima, algida, donna coraggiosa e madre perfetta, ma diciamolo, con un equilibrio psicologico pari a quello che posso avere io su un tacco 12 dopo una serata particolarmente ben riuscita. Lui figo da paura, sogno erotico di un’intera generazione di sgallettate con le piume ora un po’ bianche, che come se non bastasse, si rivela marito devoto, padre modello, personaggio pubblico impegnato nelle cause civili, simpatico, divertente, brillante e grande amico di George Clooney e Matt Damon, che fa sempre curriculum. E figo, sì l’ho già detto, ma lo ridico, perché lui è figo al quadrato, una perfetta equazione fisica esponenziale: la sua figaggine si eleva alla “n”  con andamento direttamente proporzionale agli anni che passano.

Ci siamo innamorate di Brad nel lontano 1991 guardando “Thelma e Louise”: una notte bollente con lui, e se al mattino scoprivamo che in cambio lui ci aveva rubato tutto quello che avevamo, come ha fatto alla bella Thelma, pazienza, tanto alla vita non avremmo potuto chiedere nulla di più. E da lì, non ci siamo più riprese e non lo abbiamo più dimenticato.

Pare che il motivo del divorzio siano “divergenze inconciliabili” sul modo di crescere i figli, ma poi basta scavare un pochino (pochissimissimo) più in profondità nel mondo del gossip, per scoprire che Angelina dice che non ne poteva più di Brad che si ammazzava di canne, beveva come una spugna e, pare, avesse anche un rapporto difficile con l’acqua e il sapone. Ci vogliamo credere? Brad, il nostro Brad, dipinto come un sudicio ubriacone, bolso e cannaiolo? No, no e no. E lei, che ci è sempre stata un po’ sulle palle perché ha rubato il marito alla nostra amica Jennifer Aniston, ora ci sta ulteriormente antipatica.

Già sei nata stramba (dai, va detto) ma strafiga, come se non bastasse sei una delle attrici più pagate e potenti di Hollywood, impegnatissima nel sociale, poi ti prendi come marito Brad Pitt, che ai tempi del fattaccio era sposato con Jennifer “l’amica di tutte”(vogliamo parlare di quando, ai tempi di “Friends” tutte, e ripeto TUTTE, chiedevamo al parrucchiere di farci  i capelli alla “Jennifer”?), non puoi anche avere la pretesa di starci simpatica, e men che meno pensare di aver diritto anche ad un solo pizzico di solidarietà femminile. Alcune cose alle ragazze della mia generazione non si toccano, tra queste: i Duran Duran, George Clooney ai tempi di “E.R”, e Brad. Giù le mani.

Proprio come quando, nella vita reale, la bella di turno che ruba il fidanzato o il marito ad una nostra amica, viene bollata per sempre con la lettera “Z” (devo spiegare?) e, sulla riva del fiume si assiste a veri e propri raduni di amiche o anche solo simpatizzanti della povera fidanzata o moglie abbandonata, tutte sedute fiduciose ad aspettare che passi il cadavere della donnaccia… Riesci anche solo a immaginare la hola da stadio che si crea quando il cadavere tanto atteso, mestamente sfila sotto gli sguardi assetati di vendetta?

Così è andata, cara Angelina. Poi tu hai anche la “colpa” di essere fantamilionaria, quindi non hai diritto neppure un pizzico di compassione di natura, diciamo così, economica:”poverina, come farà a conciliare il lavoro, con i figli, a pagare l’affitto e le bollette, e il dentista per sei figli: hai idea della spesa?” Ma va…alla peggio prenderà una villa che invece di sei piscine (una per figlio), ne avrà solo tre e i pargoli faranno i turni per fare a gara di tuffi. E se fosse vero che il nostro eroe altro non è che un ubriacone strafatto? Confesso, io mi vergogno anche solo a pensarlo, e comunque, quando stava con Jen scoppiava di salute, quindi, se fosse vero, la colpa sarà sicuramente di Angelina che gli ha reso la vita un inferno, e lui si è consolato come può. Poverino.

E’ il prezzo da pagare. Erano talmente belli insieme, i protagonisti della favola perfetta, prima l’incontro, poi la fatidica scelta di stare insieme, poi i bimbi e i bimbi, e i bimbi e ancora bimbi e poi altri bimbi, adottati, fatti in casa, di tutti i colori ma perfettamente abbinati fra loro e tutti amati alla stessa maniera, poi il matrimonio con il vestito tempestato di disegni fatti dalle creature, poi la malattia di lei e lui che la sosteneva in tutti i modi, sempre schierati l’uno di fianco all’altra, sia nella realtà che nella finzione cinematografica. Storia d’amore mitica, se non fosse che poi il finale ci ha riportato tutte con i piedi per terra. E lei che era quasi riuscita a sdoganarsi dal ruolo di rubamariti, si ritrova prepotentemente nella parte della moglie cattiva che l’unica cosa che vuole è sottrarre i figli al loro papà adducendo delle miserabili scuse…Ma noi non ci caschiamo, carina…

Perché lui è Brad, e quindi ha l’immunità perpetua da ogni colpa. Perché se fosse stato un altro personaggio dello spettacolo che però non è degno delle nostre simpatie tutte al femminile, si sarebbe trovato tante di quelle croci scagliate addosso che non ne avete nemmeno idea. Lui ora è di nuovo libero di tornare a casa da noi dopo averle suonate e prese di santa ragione in “Fight club”, lui è l’invincibile Achille in “Troy” e anche se i denigratori ci hanno voluto far credere che le sue muscolosissime gambe erano il gentile omaggio di una controfigura, noi su quei quadricipiti ci abbiamo fantasticato non poco. Lui è l’indimenticabile ira e vendetta in “Seven”, insomma lui è lui. E non si tocca.

E ora lasciatemi andare, devo andare a mettere in fresco una magnum di champagne. Diamo una festa stasera, io qualche milione di ragazze tutte fra i trentacinque e i cinquant’anni  e se riesce a liberarsi da alcuni impegni, pare che Jennifer ci raggiungerà appena possibile. Perché in un colpo solo giustizia è stata fatta (per la nostra amica Jen che ha sofferto così tanto), e tutte noi possiamo ricominciare a fantasticare su Brad. E, dettaglio non trascurabile, Brad nei sogni (almeno nei miei) si lava tantissimo e profuma di buonissimo. Ed è il marito che tutte avremmo voluto avere, ma Angelina ce lo aveva soffiato.

Fino ad ora.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

che mondo sarebbe senza i Mugugni…

Io non so in che città vivi, tu che stai leggendo, e forse questa piaga di cui sto per scrivere  non ti riguarda neanche, ma devi sapere che qui in Liguria, è tutto un fiorire di pagine Facebook tipo “Mugugni del Comune di Chiavari”, “Mugugni del Comune di Lavagna”, “Mugugni del Comune di Sestri Levante” e via di questo passo fino ad arrivare a pagine mugugnose di comuni così piccoli che, se si incontrassero tutti gli abitanti nel bar del paese per parlare di qualche magagna che affligge il loro territorio, farebbero prima e meglio. Ma invece no…

Cosa sono le pagine dei mugugni? come accennato prima, sono gruppi aperti dove, previa iscrizione, ogni facente parte di quel gruppo può scrivere un post per comunicare qualcosa che che secondo lui non va bene, un problema, un pericolo, un disservizio. Quello che vi pare, insomma. In un mondo ideale, dovrebbe poi accadere che, l’Amministrazione di quel Comune, imbeccata da non si sa chi (il passaggio mi è ancora oscuro), sul malcontento palesato dal cittadino social, dovrebbe prendere immediati provvedimenti e risolvere in quattro e quattr’otto il problema e ristabilire l’ordine delle cose. Scusate, ma mi scappa da ridere.

Ecco cosa accade invece nella realtà -triste- dei fatti. Il nostro utente Facebook scrive il suo sacrosanto post mugugnone, viene pubblicato, e fin qui tutto bene; peccato solo che poi, essendo in democrazia e vivendo nella più totale libertà di pensiero e parola (anche se  io ad alcuni…ok, sì lo ammetto: ad un bel mucchio di gente, io gliela revocherei questa libertà) dietro al post si formerà un codazzo infinito di commenti, alcuni (pochi a dire il vero) sensati e attinenti, altri (la maggior parte) campati per aria e buttati nel mucchio giusto per fare un po’ di inutile polemica.

Quindi si parte da, facciamo un esempio (tra l’altro l’argomento è gettonassimo da queste parti) “padroni maleducati che non raccolgono i bisogni dei loro cani”:

-“la colpa non è dei cani, ma dei padroni” voto 10: il commento è attinente, educato nei termini, sintetico. Niente da dire: ayeah, continua così!

-“però quando i cani erano in mezzo alle macerie a cercare le vittime e i feriti, vi facevano comodo, eh? Ipocriti che non siete altro” voto 2: cosa gli vuoi dire? di sensato e non offensivo, intendo… Utilizza un concetto di per sé più che corretto e condivisibile (sai quanti “like” ci tiri fuori?)per portare avanti una polemica fine a se stessa; sterile e puerile, nel cui tranello, manco a dirlo, cascheranno a frotte.

Vive male questa persona, sicuramente. Verrebbe da andarlo a cercare l’acido commentatore, per portargli una parola di conforto, per dimostrargli che al mondo co sono anche persone buone, che non ce l’hanno tutti con lui, e che può stare tranquillo. Che andrà tutto bene.

Sarebbe un mondo infinitamente migliore e semplice se la gente trombasse di più: sai quante frustrazioni troverebbero il loro sfogo senza per forza di cose dover aggredire, insultare, polemizzare?…Ma niente, a tante persone piace così. Protetti dal loro (noiosissimo, tra l’altro)profilo Facebook, passano il tempo a straparlare, piuttosto si danno torto da soli, pur di assecondare la sindrome che li affligge: la sindrome del bastian contrario. Ma che due castagne!!

Uscite, state alla luce del sole che fa bene, oltre che all’umore, anche alla produzione della vitamina D, così vi vengono le ossa forti, fate il pieno di ossigeno e poi ne riparliamo… E se ancora non vi è passata la voglia di mugugnare a vanvera, andate a comprarvi un dolcetto, una pasta, un gelato così tenete impegnate bocca e mani. Sarete disinnescati e innocui come un petardo bagnato.

Però devo fare una confessione: io mi diverto da morire a leggere tutti i commenti dei post dei Mugugni: sono delle scatole cinesi, commenti che generano commenti, che vengono commentati con altri commenti e via così, di polemica in polemica, fino a quando non si è perso completamente di vista l’argomento principale. Per la serie “stiamo litigando come matti disperati, ma perché lo stiamo facendo? Comunque e continuiamo a farlo perché ormai non possiamo più fermarci”. E io me la rido a crepapelle.

Lo so dovrei abbandonare tutti questi gruppi, ma ancora non ce la faccio, forse sono la reincarnazione di una portinaia, o molto più realisticamente una curiosa pettegola impenitente, però è più forte di me: io quando vedo un qualsiasi commento che comincia con “non per far polemica ma…” sento un brivido corrermi lungo la schiena, e più i commenti sono trash e inutili e più la loro lettura si fa goduriosa.

Aaaahhh, ti amo genere umano! Ci siamo autoproclamati razza evoluta, ma in realtà siamo ancora indietro come il sedere dei macachi…Detto questo vi saluto, e che il mugugno sia con voi, sempre.  Quindi se proprio non riuscite a placare i vostri animi in nessun altro modo, dateci dentro, tanto, come si dice dalle mie parti: è gratis.

…che belle le donne che sanno ridere e sorridere

Un post piccolo piccolo che spero illumini la vostra giornata e che vi regali una bella risata.

Dovevo mandare un messaggio ad una amica per ringraziare lei e suo marito della gentilezza e disponibilità che hanno avuto verso me e Luca. Cosa assolutamente normale per me, inserisco fra i miei contatti il suo numero sbagliando però una cifra…

Nel giro di pochi minuti mi arriva un messaggio in cui mi si faceva notare con molta gentilezza che avevo sbagliato numero… Il tutto con un tono molto allegro e gioioso.

Lucia, questo il nome della simpatica sconosciuta, deve essere per forza una di noi, bionda dentro e/o fuori, almeno,  io me la immagino così.

Che Dio salvi le donne belle come Lucia, belle nel senso più prezioso del termine: allegre, sorridenti, gentili e ironiche.

…e poi l’uomo inventò la bici elettrica.

Lo senti dietro di te, alle tue spalle, il sibilo della morte? E’ come un fischio ma più silenzioso, è un “ppppfffffffff” che arriva veloce e da lontano, devi essere scaltro a spostarti perché, se ti travolge, per te è finita.

Per fortuna riesci a scansarti, la morte per oggi non ti avrà: ti è solo passata di fianco e ti ha pure superato, ora la puoi vedere nitidamente dritta in faccia: ha le sembianze di una tranquilla signora di mezza età, con la piega fatta di fresco, ben vestita e dall’aspetto molto curato; si direbbe completamente innocua, se non fosse per quel dettaglio inquietante: è seduta su una bici elettrica. Anzi no, non è seduta, è appollaiata proprio sul sellino di una fiammante bici elettrica, con il busto leggermente inclinato indietro, rigida e insicura, ignara di quello che sta facendo, di dove sta andando e di come lo raggiungerà. Lei va, convinta di essere Laura Ingalls nel telefilm “La casa nella prateria”, quando Laura con il suo bel calessino trainato da un mite cavallo andava a zonzo per sconfinate praterie deserte, ma tu balorda di una svaporata sei su un lungo fiume largo neanche due metri e se non impari a usare i freni e il buonsenso ci ammazzi tutti. Continua a leggere “…e poi l’uomo inventò la bici elettrica.”

…e poi c’è “la Sere”

E invece lei è Serena “la Rossa”. Super mamma, super moglie, super amica… Lei fa tutto, ma tutto tutto, bene: campionessa di vela pluripremiata, madre super attenta di un bambino adorabile, moglie perfetta di un marito sempre in giro per il mondo.  Una gran donna, che non si sa perché, ha scelto noi come amiche che, se ci buttano in mare, a malapena galleggiamo, e preferisce essere ricordata per la sua distilleria casalinga, dove produce un liquore alla liquirizia verso cui io ho sviluppato una dipendenza alquanto grave, piuttosto che per le sue medaglie che tiene nascoste in un cassetto… Una vera campionessa di virtù: leale, sincera e generosa. Quindi, Signori e Signore, vi presento  Serena “la Rouge che visse da bionda”.


Se lo dice la Kekka…

Lei è Francesca, classe 1975, segno zodiacale Ariete, quindi precisa, metodica e puntuale… Ma bionda, sia nel senso tricologico del termine, sia nel modo di affrontare la vita. Per gli amici è Checca, per gli amici normali, intendo, per me è Kekka, Kekkina, Kekkelbell a seconda di quanto sia alto il livello di stupidera…Minuta come un Capodimonte, ma grande nell’anima e nelle idee. Ironica e dissacrante, vi affezionerete presto anche voi. E non riuscirete più a smettere.

 

“Lo hai mai fatto in Cina?”

“E tu lo hai mai fatto in Cina?””Ah no, perché se non lo hai mai fatto non puoi proprio immaginare di cosa io stia parlando…”

Tutto in Cina diventa strano, anche le cose più ovvie, come andare in bagno, lavarsi i denti, mangiare e tentare di pagare per farlo. Persino io che mi sono sempre atteggiata come una viaggiatrice smart, ho dovuto mettere alla prova in più di un’occasione le mie capacità di adattamento. E forte del proverbio “ciò che non ammazza fortifica”, posso tranquillamente affermare di essere uscita da questa esperienza decisamente più forte.

Ma andiamo con ordine. Continua a leggere ““Lo hai mai fatto in Cina?””

Magda e la Great Wall Marathon

“Everybody conquered the “Great Wall marathon ” it’s an hero, be proud about yourself”. Con queste parole dell’ideatore della Maratona sulla Grande Muraglia si è conclusa la serata di gala in onore di quanti vi hanno partecipato.E così io mi sono sentita tagliando la linea di quel traguardo, che ho amato, odiato, temuto, desiderato, sognato, detestato e alla fine conquistato.

La mia prima gara vera, la mia prima mezza maratona, la mia prima vera sfida sportiva, il mio primo bib per la classifica ufficiale, un vero e proprio battesimo di fuoco….

Ma come sono andate veramente le cose?

Ora ve lo racconto, chilometro dopo chilometro.

Continua a leggere “Magda e la Great Wall Marathon”

Magda e la resilienza.

Se cercate sul web la definizione della parola “resilienza”, ne troverete a decine. Ce n’è una per ogni esigenza o necessità. In psicologia,viene definita resilienza la capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà. Nello sport viene definito resiliente quell’atleta che, semplicemente, si rifiuta di arrendersi, colui che “è in grado di risalire sulla barca rovesciata”.

Vi giuro, e chi mi conosce sa che non mento, che io Luca lo avrei ammazzato quando mi spingeva a correre anche quando le gambe mi bruciavano, il fiato mi moriva in gola, avevo il battito cardiaco di un colibrì,  tutto il mio corpo urlava la sua disperazione, e lui con quella sua dannata (adorabile) “erre” nobile e senza palesare il minimo sforzo, mi diceva che dovevo essere resiliente, avere un atteggiamento zen, “devi essere come i monaci tibetani, che riescono a rimanere impassibili e sereni, anche davanti al nemico che li picchia duro”. Due considerazioni a caldo: a)ti sembro forse un monaco tibetano? b) ringrazia che nella taschina dei pantaloncini da running non ci stia una rivoltella, altrimenti te lo facevo vedere io il monaco… Continua a leggere “Magda e la resilienza.”

Magda’s revolution 

Ho letto tempo fa, da qualche parte, che siamo esseri in costante mutamento, nati per evolverci e, in un contesto ideale, tendenti al miglioramento. Una di quelle belle frasi che decidi di giocarti per sfoderare una conversazione brillante, al bar con gli amici durante un aperitivo, quando vuoi impressionare tutti con la tua dialettica farcita di filosofia zen. Ma poi tutto muore lì.E sui binari della normalità puoi proseguire tranquillo la tua esistenza senza il minimo scossone, fino all’ultimo dei tuoi giorni….la calma tranquillità di un fiume che procede tranquillo fino al mare, nel suo letto, senza mai una rapida, o una curva improvvisa.

Ma… Continua a leggere “Magda’s revolution “