Ma che mondo era prima che esplodesse il fenomeno dei social network e degli smart phone? Io non me lo ricordo più…come facevamo prima? quando il telefono telefonava e basta, la macchina fotografica fotografava e basta, per scrivere ad un amico ti serviva la carta da lettere, e per seguire il tuo attore preferito dovevi comprare pacchi e pacchi di settimanali?
I nostalgici diranno che era meglio, loro stanno sempre meglio quando si stava peggio, tutti gli altri, probabilmente, al solo pensiero di dover rinunciare anche solo per un giorno al cellulare che ti tiene connesso al mondo, sono presi dal panico. E io sono una di loro: con il mio cellulare, scrivo (come ora sto facendo), scatto foto che poi correggo, elaboro, rendo magnifiche e poi con una ditata le sparo in faccia a tutti, guardo che tempo farà, controllo se a casa è tutto a posto, gioco, leggo, compro on line, mando pacchi si messaggi agli amici (ma non sms, che ormai sono obsoleti: ora si whatsuppa- uotsappa-), ascolto la radio e tutta la mia musica scaricata, a tempo perso telefono, ma soprattutto: Facebook.!
Che invenzione strepitosa: ci possiamo fare tutti gli affari di tutti gli altri, e gli altri non se ne accorgono…di bacheca in bacheca, di link in link, di foto in foto, è tutto un gioioso zampettare dalla vita di uno a quella dell’altro.
E ce n’è per tutti i gusti: da quelli che lo usano per acchiappare, e allora la loro bacheca sarà tutta piena zeppa di link romantici e melensi, confezionati su misura per fare breccia in piccoli cuori ingenui.se buttate un occhio nel loro contatti noterete che ne hanno a migliaia, ovviamente al 99.9% romantiche signorine in posa audace, e un misero 0.1% maschietti, probabilmente i parenti stretti.
Ci sono poi i/le reduci da relazione amorosa appena conclusa, sulla loro bacheca troverete foto in bianco e nero con lui e lei avviluppati come lombrichi, foto di rose con spine sporche di sangue ( rosa in bianco e nero, goccia di sangue rosso vermiglio) foto di mareggiate, tramonti, lune, stelle, cuccioli di animali, cioccolatini e altre amenità, il tutto farcito con frasi da prolasso testicolare sul genere “chi non ti ama non ti merita” “se ti amo ti do l’anima, ma se mi ferisci me la riprendo, compresa la tua” e via di questo passo, verso il baratro della disperazione.
Altro giro altra corsa, la vanesia: la sua bacheca è praticamente una mostra monografica, lei che fa colazione “buongiorno mondo”, lei che passeggia per vie e viette “ciao, che fate voi?”, lei che pranza “buon appetito a tutti” lei di spalle, di profilo, di tre quarti, lei sorridente, lei con il broncio, e via così, di click in click. Tanto cara, ma pesantuccia…
E che dire di quelli politicamente attivi? Arrabbiati come api condividono convulsamente ogni link inneggiante alla rivoluzione e alla rivolta, odiano la classe politica in quanto tale, a prescindere da destra e sinistra. I link che pubblicano il più delle volte sono farlocchi, inutile cercare di farglielo notare, loro vanno avanti imperterriti, moderni carbonari con poche idee spesso confuse, la loro arma: il mouse, la loro voce: click, il loro pensiero: …..(silenzio) non lo sanno ancora. Aspettiamo.
Ma intanto continuiamo a frugare nelle bacheche. I qualunquisti: tutto e niente. Condividono post di altri, tipo ” le chicche di zia Fedora” “le perle di Gina” “la voce di Pina” “le diavolerie di Rina” e simili. Per loro la giornata mondiale per la tutela delle papere cade almeno cento o duecento volte l’anno, elemosinano “mi piace” condividendo foto e notizie strazianti senza però avere l’accortezza di verificare l’autenticità della fonte, fastidiosamente superficiali e infestanti, io li ho nascosti quasi tutti: sulla mia bacheca non te lo lascio appiccicare un post di terza mano!
Potrei continuare per ore, ma una cosa è certa: Facebook è un meraviglioso specchio deformante, permette a tutti di essere un po’ più simili a come si vorrebbe essere, più belli, più carismatici, più interessanti.
Ma la vita vera è fuori dallo schermo, quindi invece di chiedere convulsamente l’amicizia a chiunque solo perché pensate faccia figo avere mille mila contatti, chiamate gli amici veri e reali e andate a prendervi un aperitivo, non perdete tempo a mandare auguri preconfezionati a quasi sconosciuti solo perché ve lo dice Facebook, ma mandate un bel pensiero a chi vi è veramente caro. Insomma, toglietegli un po’ di quel potere che gli avete dato, sopravviverete. Garantito.
Ora vi devo lasciare: ho ben dieci notifiche, vado a vedere chi è…
Vero o falso?
Mi sono sempre chiesta che tipo di soddisfazione possa dare l’acquisto di un capo “tarocco”, e non sono ancora riuscita a darmi una risposta. A parte che così facendo ci ri rende complici di un reato e si alimenta un mercato illegale, ma non mi riesce di capire che piacere ci possa essere nel comprare qualcosa appoggiato per terra, su un lenzuolo, dove in un caleidoscopico mix, troviamo cartine geografiche finte, LV finte, Gucci finte, vari marchi di abbigliamento finti, messi di fianco a pupazzetti radioattivi con occhi satanici lampeggianti, calze e accendini.
L’unica cosa vera e reale è che state buttando via i soldi. Questo è innegabile.
Se vi farete tentare,o impietosire dal povero diavolo “titolare” del “negozio on the road”, la cui unica colpa è che il destino è stato decisamente avaro con lui, spenderete cento euro in una finta Louis Vuitton in vera plastica che, tempo un mese, nella migliore delle ipotesi finirà in fondo all’armadio, nella peggiore, invece, direttamente nella spazzatura.
Molto più chic puntare su un acquisto “no logo”: ci sono artigiani che realizzano borse su misura in vera pelle, voi vi scegliete il tipo di pellame, il colore e il modello e loro vi realizzano la vostra borsa “su misura”; bella e di qualità non avrà nessuna paura del tempo che passa, e voi non vi pentirete mai dell’acquisto.
Che poi un occhio allenato ci mette due secondi netti (forse anche meno)a identificare una Luois Vuitton falsa: in un’originale non troverete mai le iniziali LV tagliate o divise da una cucitura, i disegni sono perfettamente simmetrici, la metalleria è inconfondibile e inossidabile e la vacchetta si scurisce con il passare del tempo, non esce rossiccia dalla fabbrica. Questi sono gli elementi di base, poi ci sono le fodere, le etichette interne, le maniglie di misure sbagliate,i lucchetti senza logo e altri mille dettagli. Poi le LV false sono pesanti e rigide, brutte.
Tutto questo dovrebbe bastarvi a dissuadervi da ogni futuro acquisto farlocco, ma se invece vi siete proprio incaponite, per favore non atteggiatevi a divine indossandola: è tutto tranne che elegante, perché mentre un’originale con il passare del tempo diventa sempre più bella, (avete presente quelle belle signore che hanno qualche ruga in più ma lo sguardo di una ragazzina?) un falso non ha la minima possibilità di sopravvivere all’incedere del tempo ( avete presente quelle signore un po’ agè dipendenti dal botox, inespressive e ridicolmente lisce?). Posso continuare dicendovi che l’originale sta al falso come un buon vino sta al vino nel cartone: il primo invecchia e si arricchisce, il secondo va in aceto: fine corsa.
Il mio consiglio:appena le vostre finanze ve lo permetteranno (o avete la fortuna di un fidanzato generoso n.d.r) regalatevi un’originale, un modello classico tipo la Speedy o la Neverfull, non hanno prezzi proibitivi e comunque, considerato che le userete per anni, il loro costo sarà ammortizzato nel corso del tempo, e voi sarete soddisfattissime dell’investimento fatto a suo tempo.
Ora un piccolo suggerimento che vi regalerà un “allure très chic con nonchalance”: usatela, maltrattatela, vivetela la vostra borsa. Prendete spunto dal backstage delle sfilate di moda: borse da migliaia di euro buttate per terra e stracolme di qualsiasi cosa, tutte cose il più delle volte superflue, e proprio per questo meravigliosamente femminili, unicamente vostre. E ricordate: siete voi che portate in giro la borsa, non viceversa, quindi per tanto che sia griffata e importante non trattatela o ostentatela come fosse un cimelio o un trofeo, è solo una borsa, non uno status symbol, quindi non copritevi di ridicolo dandovi un’aria da diva del cinema ( non lo siete, rassegnatevi). Non mi ricordo chi, ma qualcuno ha detto “la vera eleganza sta nel saper indossare con la stessa naturalezza sia un capo di alta moda che un capo cheap, sarà il vostro stile a parlare di voi, non le etichette dei vostri vestiti”.
All’uso tatuatevelo in fronte, così non ve lo dimenticherete mai.
Appunti di stile
Sono fortunata, muovendomi quotidianamente con il treno, ho occasione di osservare una enorme quantità di persone, ricavando da questa osservazione stimoli e spunti che voglio condividere con voi.
Resta da decidere come ci organizziamo: in e out? Promossi e bocciati? Stelle e stalle? Vedremo.
Tanto per cominciare mettiamo sotto la lente i primi tre imputati: scollature, trucco, tacchi.
Il primo pensiero che mi viene è: se alle otto e mezza del mattino, in un giorno qualsiasi della settimana, sfoggiate un davanzale che lascia ben poco all’immaginazione, quando vi capita una serata “Ye Ye” che fate? Vi mettete due stelline dorate come si vede nelle locandine dei film porno?Suvvia, e poi non lamentatevi se quando parlate, nessuno vi guarda negli occhi, e ricordate la regola numero 1 dei vetrinisti: più la merce è ferma in magazzino, più ha bisogno di essere esposta in vetrina. Quindi, facendo un parallelo: a ostentare troppo le proprie grazie è come dire che è un po’ che non le guarda nessuno, vacche magre, ragazze mie…e state attente a non passare voi per vacche, sarebbe disdicevole.
Tacchi, e su questo argomento sono piuttosto intransigente. Allora, o avete la falcata sicura e sexy di una top model, e quindi vi è concesso tutto o , come la maggior parte di noi, sui tacchi siete un po’ traballanti, non ostinatevi a indossarli sin dal mattino, la sera sarete distrutte, i piedi vi faranno un male cane, e il vostro cammino sarà costellato da storte, inciampi vari, e tombini ( e non ne mancherete uno). Voi nelle vostre zucchette vi vedete leggiadre e feline, agli occhi del mondo però, sembrate più che altro, il gatto con gli stivali, carino, simpatico e tutto quello che volete, ma non seducente.
Secondo punto: la manutenzione dei tacchi. Un tacco rovinato può annientare la mise più stupefacente, quindi sono vietati: tacchi spellati, tacchi storti e tacchi senza il gommino ( li riconoscete perché producono un rumore odioso). Sono o non sono un’arma di seduzione? Abbiatene cura, anche perché più il tacco è rovinato, più vuol dire che non ci sapete stare sopra…quindi oltre che goffe e trasandate, sembrerete pure un po’ patetiche.
Sono molto severa, lo so, ma mi ringrazierete.
Punto terzo: il trucco. E qui, si salvi chi può.
Per definizione il trucco c’è ma non si deve vedere: deve sottolineato tre volte. E quindi non esagerate, ricordate: less is more. Il fondotinta deve uniformare l’incarnato e non farvi sembrare ariane dal collo in giù e indigene della Costa d’Avorio dal collo in su. Il fard deve dare rotondità al viso e non farvi sembrare un clown, l’ombretto, il mascara e la matita servono per disegnare due occhioni grandi così, e non darvi l’aspetto di una che le ha appena prese di santa ragione. Rossetto e matita per le labbra, fate il piacere, con mano leggerissima e mi raccomando, occhio al rossetto sui denti: è inqualificabile, e poi mi ricorda una mia professoressa delle superiori che io detestavo ( e la cosa era reciproca) e quindi non riesco a essere clemente in merito. Quando avete finito di truccarvi armatevi di specchio e piazzatevi davanti a una fonte di luce naturale e con un fazzolettino e nessuna pietà sfumate e alleggerite laddove vi sembra di aver esagerato.
Una bella pettinata, una spruzzata di profumo, ecco ora siete pronte per uscire.
Dimenticavo: indossate un gioiello, non teneteli al chiuso in attesa di chissà quale occasione, sono cose, usatele… Ma ricordatevi che non siete Madonne ( non la cantante, l’altra) e non sapete fare miracoli, quindi non caricatevi di ori e pietre preziose come se vi stessero per portare in processione: metti tre togli uno (questa è una regola che vi spiegherò più avanti).
Ora guardatevi: la cara nonna Maria sarebbe fiera di voi.
Balocchi e profumi
Sarà perche mia nonna Maria, mia nonna materna, non sarebbe mai uscita di casa senza un filo di rossetto, due gocce di profumo e i capelli in ordine, sarà perche ho respirato questa aria sin da piccolissima, ma io odio la sciatteria. Chiamatela vanità, presunzione, civetteria, chiamatela come vi pare, ma così è.
Ci vuole così poco a essere ordinate sin dal mattino, basta puntare la sveglia dieci minuti prima e dedicarsi quel tempo rubato al dormire. Preparatevi con cura, curate l’abbigliamento e il dettaglio, e la scusa “ma tanto devo solo andare a lavorare” non regge…potreste fare l’incontro che vi cambia la vita alle otto della mattina, quindi, meglio essere pronte.
Se proprio non ce la fate, organizzatevi la sera, preparate già i vestiti e l’indomani mattina sarete a cavallo. E mi raccomando: capelli puliti. Vedo troppe troppe troppe signore e signorine in giro che evidentemente hanno nascosto lo shampoo chissà dove e non lo trovano più e, a occhio mi sa che l’hanno messo insieme al numero di telefono del loro parrucchiere: palmi di ricrescita, tagli informi, pieghe da pianto…
Sempre la cara nonna Maria, una volta apostrofò mia mamma dicendole se per caso trovava la parrucchiera sempre chiusa, a buon intenditor, poche parole.
Ricordatevi che siete il miglior biglietto da visita di voi stesse, abbiate cura del vostro aspetto, senza diventarne schiave, ok; regalatevi il piacere di vedere la vostra immagine riflessa in una vetrina e pensare “wow, però , niente male” perché se lo pensate voi, con ogni probabilità lo penseranno anche quelli intorno a voi. Sorridete spesso, non sembrerete stupide, ma felici, voi siete il fiore e il sorriso è il vostro profumo.
Tous à Paris
Una delle rare occasioni in cui provo un po’ di sincero imbarazzo circa il nostro essere italiani è a bordo di un aereo. È più forte di noi, nel bozzolo sicuro e protetto dell’aereo, consapevoli di non essere più individui singoli, ma di fare parte di un branco, e che quindi il nostro comportamento non è più giudicabile, ci abbandoniamo agli atteggiamenti più assurdi.
Ho sviluppato una teoria e più a lungo sono a bordo di questo aereo e più mi convinco che è veritiera: i voli delle compagnie low cost straniere che si appoggiano ad aereoporti italiani, altro non sono che provvedimenti disciplinari per il personale di volo che è a bordo. Una punizione, severa per giunta.
Glielo leggo negli occhi mentre lo steward spiega in inglese a un branco di vacanzieri che di inglese non capiscono nemmeno una parola, come salvarsi la vita in caso di necessità. Credo che a un certo punto ci abbia pure rinunciato, si è sfilato il giubbotto di salvataggio di cui stava spiegando funzionamento e uso, e lo ha lanciato in un angolo, tanto nessuno lo seguiva…c’era la signora tracagnotta che vagava per il corridoio tentando, inutilmente, di schiacciare il giaccone che lo Yeti le ha prestato in una cappelliera, peccato che la signora sfiorava forse il metro e cinquanta e le cappelliere sono ben più in alto….povera tutta rossa in viso e nessuno che l’aiutava, le braccia allungate a dismisura nel tentativo di fare un canestro impossibile.
C’era il bambino piccino al suo primo volo che piangeva come un dannato e non c’era verso di calmarlo, urlava talmente tanto da coprire la voce della hostess, e lei che lo guardava con la disperazione negli occhi.
C’era pure una valigia abbandonata da chissà chi, e hai voglia a chiamarlo al microfono il signor Cappellini, presunto proprietario della stessa. E se fosse una valigia piena di tritolo? Senti me: teniamo a bordo la valigia rischiando di saltare in aria e lasciamo giù il bambino indemoniato, dai mettiamolo ai voti!! Arzilli vecchietti colti da improvvisa frenesia che si alzano con un sincronismo impressionante, proprio mentre passano le povere hostess con il carrello delle bibite, creando ingorghi degni dell’ora di punta, in centro, a Roma.
Gente che pensando di sfidare il sistema occulta all’occhio delle hostess il cellulare acceso: tanati subito. Altri invece più educati che chiedono se lo si può tenere acceso, peccato che lo steward è inglese e ne viene fuori un dialogo surreale…mah..
Si avvicina il momento dell’atterraggio, il bambino indemoniato continua a urlare, ormai se lo palleggiano i nonni, le zie e la mamma, ma lui di smettere di piangere non ne vuole sapere. Atterriamo: dalla coda dell’aereo parte un timido tentativo di applauso, il personale di bordo si guarda negli occhi e ride, si vede che stanno pensando ” sfigati, siete gli unici al mondo ad applaudire uno che fa solo il suo lavoro.” Ci odiano, non ho dubbi.
Quando l’aereo si ferma, la voce registrata non riesce a finire la frase “…vi preghiamo di rimanere seduti fino a quando il segnale luminoso non si spegne” che a bordo regna il caos: tutti in piedi, cappelliere che si aprono, trolley che passano di mano in mano, gente che urla, gente che si spinge, gente che litiga, le hostess ci guardano come se stessero guardando le scimmie allo zoo e ridacchiano fra di loro. Abbiamo una sola possibilità: rinnegare per qualche minuto i nostri italici natali e aspettare seduti che la folla si plachi e poi dileguarci il più in fretta possibile e “Vive l’Italie et vive Les Italiens”.
Passi indietro
“È bravissima, con lei si sta benissimo, che cara, che tesoro, che amore” “È una stronza, scorretta, fa figli e figliastri, falsa e pure lavativa”. Ecco, che cosa è successo fra la prima e la seconda esclamazione? Una rissa in piena regola direte voi: acqua! Un litigio furibondo: acqua acqua! Scippo di fidanzato: acquaaaaa!! Vabbè vi aiuto, sennò qui facciamo notte. È bastato che in un ambiente lavorativo tutto al femminile, qualcuno abbia avuto la malaugurata necessità di dire un “No” davanti a una richiesta, lecita ma ahimè, non autorizzabile. È questione di un attimo e dove prima c’era un clima sereno e disteso, ecco che si scatena l’inferno. Un vero e proprio ammutinamento. Ma perché mi domando io, perché non riusciamo a separare le cose in camere stagne? Perché se un superiore donna ci dice un no, automaticamente diventa una grandissima stronza che ordisce sordide trame a scapito della malcapitata di turno? Perché abbiamo la necessità di stringere alleanze con altre colleghe estromettendo quelle che, secondo noi, ormai accecate dalla follia, godono dei favori del capo? Perché dobbiamo regredire ai tempi dei codini quando si faceva il gruppetto “così Pincopallina” resta da sola a giocare…tiè!”
Oppure scegliamo un’altra strada: il muso, l’autoesclusione, il vittimismo: il martirio. Le colleghe collaborano serene e sorridenti,e noi, come una Cenerentola (sfigata, mica come l’originale) ce ne stiamo da sole in un angolo con lo sguardo triste a trafficare senza sosta. Mute, insensibili a ogni richiamo, tanto nessuno ci capisce, anzi meglio, tutte ce l’hanno con noi. Le proviamo tutte, ma proprio tutte per far leva su quello che é il vero tallone d’Achille di un capo donna: il senso di colpa. Una Cenerentola in gamba può portare il capo matrigna sull’orlo della crisi isterica, può addirittura portare il capo a chiedere scusa per aver fatto il suo dovere, il che è paradossale, ma ci si può riuscire.
L’unico modo per portare a casa la pelle, possibilmente non macchiata di sangue cenerentolesco, è comportarsi come un uomo, il lavoro da una parte e tutto il resto dall’altra. Cercare di compiere quel piccolissimo passo che ci porterà a capire che un no è solo un no limitato a quella situazione e basta, e non una sintetica missiva per dire “ehi, tu, ce l’ho con te”.Passo che non riusciamo a compiere, sarà per colpa dei tacchi…sta di fatto che su questa cosa restiamo sempre un passo indietro rispetto ai nostri colleghi maschi. Un piccolo insignificante passo, ma tant’è….
La pazienza, beato chi ce l’ha
Quante volte nella vita di tutti i giorni, al lavoro così come a casa, vi sarà capitato di sentire quella sorta di strozzatura allo stomaco che vi preannuncia l’entrata in campo, speriamo fruttuosa, della principale dote di Magda: la pazienza.
Nei secoli scorsi le donne venivano allenate alla pazienza fin da piccolissime e la loro vita era spesso un susseguirsi perpetuo di nefandezze a vario titolo e le poverine, dotate di dosi massicce di pazienza, sopportavano in silenzio; quelle che si arrendevano prima, il più delle volte le trovavano appese a una trave, o in alternativa, rinchiuse in un manicomio, o in carcere, o in un convento….francamente sono tutte prospettive poco allettanti…
Concorderete quindi con me che la pazienza può salvarti la vita, o perlomeno renderla migliore. Pensateci un attimo.
Vi rubano l’ultimo posteggio, invece di sgranare un rosario di insulti al maleducato di turno, provate a sganciargli un luminoso sorriso, voi vi sentirete scosse da un palpito di femminile dolcezza e grazia, all’opposto , il ladro di posteggi davanti a cotanta eleganza, si vergognerà come un ladro…appunto.
Altro esempio: le discussioni inutili. Dove ci sono due o più esseri umani è inevitabile che ci sia talvolta una divergenza di opinioni con esito scontato: discussioni su discussioni. Ci sono due modi di discutere. Il primo ( che è quello che io preferisco): buttare tutto sul tavolo scannarsi per cinque, dieci minuti, e poi stop. Finito, tutto chiarito.
Il secondo: partire piano piano, e poi andare in crescendo fino ad arrivare a quella volta in cui anni fa mi hai fatto quel torto orribile, andando a zappare interi campi minati, che esploderanno inesorabilmente, con il risultato di musi lunghi, ritorsioni, crisi isteriche e via, compagnia cantando.
Le Magde non scelgono nè l’una nè l’altra strada, le Magde passano attraverso le liti così come Mosè ha attraversato il Mar Rosso, con pacifica calma, come se fosse la cosa più facile e scontata del mondo. Beate. Le Magde non alzano mai la voce e non si scompongono; sono monolitiche. Autentiche campionesse mondiali in autocontrollo: a una scortesia rispondono con gentilezza, a un torto subito reagiscono con il perdono, se insultate sfoderano il loro sorriso; sanno chiedere scusa in maniera così disarmante da far sentire in colpa chi le ha riprese per un qualsiasi motivo. Le Magde ci riportano a quel concetto di femminilità che si è un po’ perso per strada; in questi ultimi anni ci siamo messe talmente in competizione con gli uomini, (o con le altre donne?) da diventare aggressive, talvolta sboccate, irascibili come loro. Il mio consiglio, provare anche solo per un giorno a essere più pazienti, più dolci, più donne. Il nostro Furio, certamente apprezzerà.
Seconde chance
Come tutti gli ottimisti incalliti, da sempre ho sempre creduto nello strapotere delle seconde chance. Da sempre. Sin dai tempi della scuola, la seconda chance è sempre stata la mia occasione (sfruttatissima) di rivalermi. La prima interrogazione del quadrimestre era sempre un po’ opaca e pigra, tanto io in cuor mio sapevo che sarebbe stata la seconda a lasciare nel professore di turno, un segno indelebile: ed eccola la mia seconda chance, preparazione perfetta, favella sciolta, voto alto garantito. Promossa. Anche troppo facile.
Poi si diventa grandi, il diploma è sepolto chissà dove, ed è con la vita vera che bisogna fare i conti, non con un professore distratto. Tutto più difficile….acc…
Ed eccole qua allora le seconde chance, a volte si chiede di averne una, altre volte capita di doverla dare, ad un amico, un fidanzato ( girate pure tutto al femminile che va bene uguale)… Altre volte, e sono quelle che io preferisco, è la vita stessa che te le offre, mettendo sulla tua strada e senza preavviso alcuno, un evento o una persona speciale e, da quel momento, nulla sarà più come prima. E così capita di cambiare lavoro quando ormai pensavi che di quella scrivania ci avresti maturato la pensione, capita che dopo un brutto litigio con un’amica ti ritrovi più legate di prima, capita che dopo aver visto il tuo cuore frantumarsi in mille pezzettini, tu lo riveda pulsare e palpitare con una forza nuova.
Capita e quello che sembrava un bicchiere miseramente mezzo vuoto, all’improvviso diventa la coppa con cui puoi bere un succo nuovo e dolce.
Bisogna crederci, ma capita.
Ci sposiamo
Ci sposiamo! Ebbene sì, la decisione è presa. Non saprei dire quando lo abbiamo deciso, non è una cosa che si decide a tavolino. È il mutamento di uno stato d’animo, quando senza un motivo preciso, tutto quello che prima era “mio” “tuo” “suo”, perde tutta la sua connotazione individualista per diventare “nostro”. Per me Manuela, posso dire che ho oltrepassato il confine, quando ho cominciato a pensare a “casa nostra” e non più “la-casa-di-Luca-dove-io-vivo”; Luca non saprei dire, bisognerebbe chiederglielo, anzi, nodo al fazzoletto, che così poi ci ricordiamo di chiederglielo.
Se vi dicessimo che per festeggiare l’evento volevamo fare una cosa semplice, ci conoscete abbastanza per non crederci, quindi via ai preparativi, e sull’onda dell’entusiasmo, ora ci troviamo a fare i conti con, in ordine sparso:
Centoventi invitati e cento sedie
Spetalate, scandelate, sbocciolate, sbicchierate che al confronto Re Sole era un tipo sobrio
Un artigiano che passa le notti sulle nostre bomboniere
Invitati in ansia da “dress code”
Fiori non ancora scelti, ma sicuramente la nostra scelta cadrà su qualcosa di rarissimo che cresce solo in qualche sperduto angolo di mondo
Musicisti degni della Royal Albert Hall
La casellina “imprevisti” che potrebbe mettersi a lampeggiare da un momento all’altro
Insomma, a farla breve, una grande festa. Molti potranno accusarci di “grandeur”, non importa; anzi, trovo bello che in un mondo ogni giorno sempre più brutto, ci siano ancora giovani(!) che hanno ancora la voglia e l’entusiasmo di festeggiare un evento così importante. Per un giorno, solo per un giorno, proviamo a dimenticarci parole come crisi, spread, politica italiana e affini, non cambierà il mondo ma, almeno, noi ci proviamo.
Tornando a bomba, si parlava di preparativi… Resta solo da decidere se i clown e i saltimbanchi li facciamo entrare in scena prima o dopo del taglio della torta: durante no, si accavallerebbero ai fuochi d’artificio!
Presentazioni
Magda?? Chi è Magda??
Fatevene una ragione, c’è un po’ di Magda in ognuna di noi, in proporzione variabile come l’ingrediente segreto che, dosato a occhio, rende speciale un piatto e fa di quel piatto, per ogni singola famiglia, il piatto di casa.
In un impeto di romanticismo, si potrebbe dire che è l’amore l’ingrediente segreto e, Magda il suo contenitore: per amore di suo marito Magda accetta e affronta in silenzio l’ardua sfida di avere a che fare quotidianamente con un uomo drammaticamente metodico, puntiglioso e petulante. Un uomo che le cose vanno fatte in un unico modo: il modo giusto, che, combinazione, coincide con il suo…
Non è facile, ma si fa…ogni tanto ci si chiude in bagno e si ripete tipo mantra “non ce la faccio più” si alzano gli occhi al cielo (Signore dammi la forza), e poi si riapre la porta e si va avanti, come se niente fosse.
Le Magde accettano con un sorriso che, dal punto di vista del loro amato Furio, loro non saranno mai in grado di caricare dei bagagli in macchina in maniera intelligente e razionale, e se si attenteranno mai a farlo, ovviamente, verranno apostrofate con un “Magda per l’amor di Dio fermati”.
La forza di Magda: non si offende, non si arrabbia, non urla, non lancerà mai i bagagli in maniera isterica in mezzo alla strada, come faremmo in sostanza tutte; no, lei sceglie la soluzione più pratica: si ritira di buon ordine e lascia che Furio si diletti a “immaginare di comporre un puzzle” caricando valigie.
A proposito: avete appena scoperto com’è nata l’idea per il nome del blog. Ma andiamo avanti.
Magda a prima vista può sembrare una donna debole e rassegnata: niente di più sbagliato. Vi spiego il perché. Avete idea di quanta forza ci voglia per reggere il peso di essere sempre il punto nero sul viso di una fantomatica furiana perfezione?
Magda compra il salume dal salumaio sbagliato (e aveva ben il 50% di possibilità, mica poche se andiamo a vedere…ma tant’è lei è riuscita a scegliere il 50 sbagliato), Magda userà un bagno mostruosamente contaminato e correrà “in bocca al vibrione”, Magda sicuramente si dimenticherà di prendere qualcosa che Furio aveva messo in lista e, da questa dimenticanza, ne scaturiranno magagne a non finire… Magda, ingenuamente, ometterà un dettaglio qualunque (“bugiardella”).
Magda, Magda, Magda…sicuramente amata dal suo Furio, “ Magda tu mi adori?” ma, sia come sia, le è toccato un ruolo non facile, ma lei ce la fa.
Magda siamo noi, tutte. Rassegnatevi.
Furio o Furio, croce e delizia…
Parliamoci chiaro: Magda non esisterebbe se non esistesse lui, Furio.
Padre esemplare, innamorato, fedele, dedito alla famiglia e al lavoro, un vero e proprio modello di uomo, se non fosse per quel suo piccolo, piccolissimo difettuccio: la mania di controllo.
Le cose vanno fatte a modo suo, non importa se si stia parlando di tagliare un pomodoro o organizzare un viaggio intorno al mondo, la parola “chiave” per lui è programmazione, transitando rapidamente per la vicina progettazione, che va a braccetto con la pianificazione, che ha una relazione molto stretta con il metodo, e il loro figliolo si chiama metodo e metodo ha molti amici, tutti dettagliatamente nominati e menzionati in una (ora ci starebbe benissimo un tappeto musicale solenne): lista.
Furio è campione mondiale di liste: “sandwich al tonno, al prosciutto, al formaggio”, “hai chiuso le finestre, sprangato le persiane, girato la manopola del gas?”, Furio prima di intraprendere un viaggio chiama l’Aci e chiede la percorribilità delle strade e la situazione meteo, fa benzina e chiede al benzinaio di controllare tutto il controllabile, Furio ha sempre un ruolino di marcia e si ingioia come un bambino quando viene rispettato al secondo “famigliola apriamo la busta numero 1”, Furio è un uomo ligio, avendo chiamato l’Aci, rifiuterà l’aiuto di chiunque altro, a costo di smantellare il lavoro fatto da chi voleva dargli una mano, correndo il rischio di rendere vano l’intervento dell’Aci.
Furio e Magda insieme creano un universo in equilibrio perfetto.
Lui fa una lista e lei se ne dimentica un pezzo, lui ha fretta perché deve rispettare un orario e lei si attarda in bagno, lui caldeggia l’acquisto del salume nel negozio di Gino e lei, ovviamente, lo avrà comprato da Luciano, ignorando il fatto che “il taglio di Gino ha tutto un altro sapore”, lui romanticamente chiede “Magda tu mi adori?” lei dice un sussurrato “sì” e lui si allontana felice “lo vedi che la cosa è reciproca?”.
In questa frase sta la chiave di tutto, Magda e Furio, ma potreste sostituire i due nomi con i nomi di qualunque coppia e, l’equazione sarebbe comunque perfetta, perché se è vero che in ognuna di noi vive una piccola Magda, è altrettanto vero che in ogni uomo/fidanzato/compagno/marito batte nel petto il cuore di Furio.



